Sepolti vivi dal regime. ‘Una notte di 12 anni’ di Álvaro Brechner

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Sepolti vivi dal regime. ‘Una notte di 12 anni’ di Álvaro Brechner

Il film racconta degli oltre 12 anni di detenzione disumana vissuta da tre delle personalità più note dell’Uruguay contemporaneo, tra cui Mujica che alle elezioni presidenziali del 2010 appoggiato dal Fronte Ampio è riuscito a sconfiggere grazie ad un ballottaggio il suo avversario politico Luis Alberto Lacalle. Al suo insediamento si era impegnato a ridurre la povertà e continuare con le politiche d’investimento pubblico, favorite dalla buona crescita economica del Paese negli ultimi anni, oltre a migliorare i rapporti con l’Argentina. Ma la sua azione non è stata del tutto positiva e – sempre appoggiato dalla formazione di sinistra Fronte Ampio – è tornato alla presidenza il medico e politico Tabaré Vázquez che aveva ricoperto la carica dal 2005 al 2010. Pepe Mujica era un uomo semplice, del popolo, che è ricordato per la sua onestà e per il modo di intendere il suo mandato: era il presidente povero, perché anche quanto rivestiva quella carica continuava a vivere nella sua fattoria e a guidare il vecchio Maggiolino. Non solo, restituiva al popolo il 90% del suo stipendio.

Il regista uruguayano Álvaro Brechner prosegue con questo suo terzo film un cinema di impegno che, purtroppo, difficilmente esce dall’autorevole ma limitata circuitazione dei Festival. In questa occasione, grazie alla lungimiranza di BIM Distribuzioni e di Movies Inspired, il film è presente anche sui nostri schermi. Bisogna accettare questo suo modo di intendere il cinema come narrazione che possa essere utile a chi lo visiona per conoscere di più, se vogliamo per farsi un’idea sui temi narrati per poter giudicare. Lo sviluppo narrativo senza fronzoli posto tra documentario e fiction limita l’interesse delle grosse platee, ma anche la scelta di interpreti molto validi e non particolarmente conosciuti se non nel circuito spagnolo e latino americano non avvicina il pubblico; per concludere, c’è il suo rifiuto di scendere a compromessi per ottenere maggiore gradimento. Quindi, scene pregne di drammaticità, dialoghi limitati nelle durate, immagini che non lasciano certo indifferenti senza mai volere ‘stupire’ ma volendo solo rendere edotti di realtà spesso poco note o, a volte, volutamente dimenticate.

Il suo primo titolo era nato dalle esperienze in Spagna nel documentario – soprattutto per la televisione spagnola TVE – e attraverso alcuni corti che gli avevano permesso di mettere alla prova le sue potenzialità. Mal día para pescar (2009) – letteralmente Un brutto giorno per pescare – racconta la storia di un uomo d’affari e un ex campione del mondo Wrestling che intraprendono un lungo viaggio/tour che permette a Brechner di raccontare le diverse situazioni sociali di vari popoli del Sud America. In concorso a Cannes, è stato presentato in altri 60 festival ma non in Italia. Mr. Kaplan (2014) è una commedia drammatica di cui sono protagonisti un pensionato e il suo autista che si mettono a caccia di un possibile latitante nazista; questo per sentirsi vivi, per dimostrare prima a se stessi e poi agli altri di avere una ragione per vivere. Dopo due storie di fantasia, ma che raccontano di realtà possibili, il passaggio a questo film presentato in anteprima alla 75a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al Festival Internazionale di San Sebastian.

Le torture fisiche sono narrate in maniera anche disturbante nella prima parte del film, per poi lasciare spazio ai maltrattamenti psicologici, ai rapporti con i carcerieri spesso solo ignoranti, per raccontare anche dell’ufficiale che, aiutato dal letterato del gruppo in una lettera d’amore, gli lascia carta e matita per potersi sentire vivo. La difficoltà di riuscire a non impazzire è raccontata in maniera molto coinvolgente, divenendo il pubblico testimone della loro lotta prima con se stessi (non bisogna accettare i ‘fantasmi’ che si materializzano nella mente) e poi con il mondo che li circonda. I 4323 giorni trascorsi da queste persone per essere puniti dall’essere stati Tupamaros, sono cadenzati cronologicamente raccontando nel corso del tempo cosa era cambiato o rimasto immutato nel corso del tempo.

Il film documenta quanto accadde e dà l’impressione di avere un certo distacco, senza mai volere parlare di politica, dei possidenti che sapevano e potevano intervenire, anche del mondo ‘civile’ che mai aveva preso una posizione decisa nei confronti dei carnefici e di chi armava loro la mano. I ribelli che subirono la segregazione dal settembre 1973 in avanti sono stati 9, ed a essi è stato imposto di rinunciare alla propria identità, al rispetto per se stessi, a vivere come esseri umani. Ci si domanda come sia stato possibile per questi prigionieri riuscire a resistere a questi incredibili patimenti. Eppure, i carcerieri non sono riusciti nel loro infame compito.

Basterà pensare che i tre hanno avuto la possibilità di rientrare da protagonisti nella vita sociale dell’Uruguay: Eleuterio Fernández Huidobro è stato Ministro della Difesa, Mauricio Rosencof ha contiinuato a scrivere drammi mentre José Mujica ha rivestito l’incarico di maggiore prestigio del suo Paese. Un momento davvero toccante è quando Silvia Pérez Cruz (anche attrice in un piccolo ruolo), interpreta una sua drammatica rilettura di The Sound of Silence di Simon & Garfunkel. Intanto si vedono i prigionieri costretti al mutismo (a loro era vietato parlare) che non rinunciano alla loro prerogativa di essere uomini.

Tre uomini – José “Pepe” Mujica, Mauricio Rosencof ed Eleuterio Fernández Huidobro – vengono imprigionati per motivi politici (facevano parte dei Tupamaros) e ideologici. A causa del loro valore come ostaggi da usare per eventuale merce di scambio, si decide di non ucciderli fisicamente ma di annientare la loro mente. Gettati in piccolissime celle sotterranee, hanno il divieto di parlare e vedere chiunque, con poche possibilità di mangiare o dormire. Spinti oltre i limiti dell’immaginabile, gli ostaggi intrapresero una battaglia esistenziale per sfuggire alla terribile realtà che li condannava alla peggiore tortura: perdere la ragione.

 

Scheda film:

Titolo: Una notte di 12 anni

Titolo originale: La noche de 12 años

Genere: Drammatico, criminale, storico,

Regia: Álvaro Brechner

Paese/Anno: Spagna, Argentina, Francia, Uruguay – 2018

Sceneggiatura: Álvaro Brechner tratto dal libro autobiografico di Mauricio Rosencof e Eleuterio Fernández Huidobro Memorias del calabozo (Memorie di prigione)

Fotografia: Carlos Catalán

Montaggio: Irene Blecua, Nacho Ruiz Capillas

Scenografia: Laura Musso, Daniela Calcagno

Costumi: Alejandra Rosasco

Colonna sonora: Federico Jusid

Interpreti: Antonio de la Torre, Chino Darín, Alfonso Tort, Soledad Villamil, Sílvia Pérez Cruz, César Troncoso, Nidia Telles, Mirella Pascual, César Bordón, Luis Mottola

Produzione: Mariela Besuievsky, Vanessa Ragone, Fernando Sokolowicz, Birgit Kemner, Mariana Secco per Tornasol Films, Haddock Films, Aleph Media, Manny Films, Salado

Durata: 123 minuti

Distribuzione: BIM Distribuzione, Movies Inspired

Data uscita: 10/01/2019

 

 

Autore: Furio Fossati

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