‘Angel Face’, opera prima di Vanessa Filho con Marion Cotillard, presentata a Cannes 2018 – Sezione Un certain regard, al cinema dal 25 ottobre

  

‘Angel Face’, opera prima di Vanessa Filho con Marion Cotillard, presentata a Cannes 2018 – Sezione Un certain regard, al cinema dal 25 ottobre

L’opera prima della videoartista, musicista e fotografa Vanessa Filho parla di infanzia rubata, e di un genitore incapace di adempiere al proprio ruolo, oltre che di una società in cui c’è poca compassione nei confronti degli outcast, dei “poveri nascosti”, dei fragili e dei deboli. In Angel Face, tuttavia, la compassione sembra mancare perfino nella regista, che guarda la sua party girl Marlène, se non con disprezzo, con un certo distacco, anche se si incolla alla sua nuca con la macchina da presa o la riprende, di fronte, a distanza ravvicinata, leggendole nei grandi occhi azzurri o indugiando sui suoi capelli biondi prima vaporosi come una nuvola al tramonto e poi appiattiti e guastati da una visibile ricrescita.

La vicinanza fisica al personaggio non è dunque sinonimo di amore né di pietas. Semplicemente è uno strumento, frutto di uno stile ricercato e un po’ autocompiaciuto, per analizzare (o solo sfiorare) una donna che corre all’impazzata verso l’autodistruzione, un’autodistruzione balorda, inutile, fra sigarette infilate in bocca una dopo l’altra e bicchieri di vino da buttare giù d’un fiato.

La diva francese è sicuramente l’anima di Angel Face, e quando abbandona la scena per far spazio all’Odissea in solitaria della piccola Elli, lascia orfano anche il racconto, però la sua interpretazione è caricaturale, il volume della voce troppo alto e le reazioni scomposte. In fondo, è nel territorio del realismo che la Filho intende muoversi, quindi perché spingere un’attrice tanto talentuosa all’esagerazione? E’ invece nella descrizione delle nefaste conseguenze della mala educaciòn di Elli che il film, per quanto privo di grande mordente, riesce a farsi ricordare, anche se il personaggio dell’ex tuffatore che la piccola si sceglie come padre sostitutivo è un’occasione mancata, perché quello sguardo triste e quel cuore che si è quasi inceppato meritavano più spazio. Soffermandosi sull’esistenza nomade della bambina che della madre è la replica in miniatura, la regista non ci lascia indifferenti, e senza volerci stupire o manipolare, non ci risparmia nulla, nemmeno il bullismo delle stupide compagne di scuola e un inizio di alcolismo precoce.

Fonte: comingsoon

Autore: Redazionale

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