Arpa & Co. Harpbeat Trio di cortile in cortile

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Arpa & Co. Harpbeat Trio di cortile in cortile

Di norma sta li, un po’ defilata, in alto a sinistra tra gli archi e i fiati.

E di norma è riservata, lieve, come le signore o signorine che la suonano.

Anni fa, una domenica mattina d’inverno, passeggiando un po’ annoiata per Milano mi infilai in un teatro da cui provenivano strani suoni. Suonava “certa” Cecilia Chailly e quella fu la volta che capii che quel, seppure ingombrante, insieme di legno e corde poteva essere altro dalla riservata presenza nell’affollato consesso di un’orchestra, modificando il concetto di arpa che fino ad allora era nel mio immaginario, come per quasi tutto il mondo dei fruitori di note altrui prodotte.

Stasera magica cornice: luci fioche di discrete piantane, intimo come il palco di qualche sopravvissuto jazz club tra Brooklyn e Rue de la Huchette, una lieve brezza a stemperare l’afa d’agosto, il fiato dell’audience sospeso, tra curiosità e un po’ di legittimo sospetto per la novità.

Trio Jazz: basso batteria e arpa.

E quando iniziano le note senti che è una serata speciale.

Batteria e basso a tappeto per l’inusitato dinamismo di 47 corde e 7 pedali, quasi al servizio di un’arpa frizzante che sfida con nonchalance, standard generalmente di pertinenza del più consueto pianoforte, tra Bill Evans, Miles Davis, Chick Corea e altro che poi scopriamo essere incursioni nelle composizioni dello scricciolo/arpista.

Percussioni soft e note sensualmente elettriche che tuttavia conservano peculiarità sonora e rivelano la maestria individuale e in ensemble dei due strumentisti: Andrea Varolo e Carlo Bavetta dai curricula densi nonostante la giovane e giovanissima età, 30 anni Andrea, 21 anni Carlo.

Repertorio limitato quello dell’arpa, ma don’t panic: Ottavia Rinaldi, 27 anni, compone e benissimo.

Ebbene non negherò di conoscere da tempo la musicista di cui so la determinazione nei confronti dello strumento (a sette anni dichiarò che sarebbe diventata un’arpista) e di cui, nella sua tarda adolescenza, ho ascoltato note classiche. Ma surprise surprise quando finisce un pezzo con profumi di bossa nova e scopriamo che “Quel che ho di te” l’ha composto lei!

Eh sì che si farà questa band.

Auguriamo loro altri prestigiosi palcoscenici ma questo cartellone estivo all’insegna non dello svago ma di colti sorprendenti e piaceri che l’amministrazione comunale di Misterbianco ci ha regalato, sembra pensato per loro e altri come loro.

Stasera allo stabilimento Monaco di Misterbianco la sorpresa e l’ammirazione per i musici si mescolano piacevolmente con la gratitudine per chi ha voluto questa serata incantata.

E tra le pietre scure dell’antica distilleria il pubblico si attarda in applausi e complimenti, noncurante dei ristoranti che chiudono ad una certa ora, quasi a non volere chiudere la sorprendente piacevole serata.

Anche qualche pipistrello tardivo indugia e ringrazia.

Autore: Rita Stivale

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