Apologia dell’alterità. ‘La truffa dei Logan’ di Steven Soderbergh

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Apologia dell’alterità. ‘La truffa dei Logan’ di Steven Soderbergh

Ancora una volta il cinema americano decide di ambientare una storia nella sua provincia. Quell’area del paese dove sono ancora più radicate le regole dell’antica cultura della frontiera. Vi è quasi il riconoscimento che il successo sociale e il possesso del denaro che lo caratterizzano siano il giusto compenso dei più forti, di quelli che nella lotta per la sopravvivenza hanno saputo prevalere meritandosi dunque il relativo premio. D’altra parte, è anche ben presente il diritto all’autodifesa, al farsi giustizia da sé che ha spesso caratterizzato le trame d’innumerevoli film western.

E quindi, se eri una promessa, anzi quasi un campione sportivo dal radioso futuro economico e sociale, e la tua carriera è stata distrutta da un incidente che ti ha reso zoppicante. Se ancora vieni licenziato proprio a causa di una incredibile burocrazia assicurativa, legata proprio alla tua condizione fisica. Se rischi di avere difficoltà a vedere ancora la figlia che ami e che ti ama perché la tua ex moglie e il suo nuovo compagno si stanno trasferendo in un altro Stato. Se il tuo amato fratello, che ha perso un braccio in una missione militare in Iraq, sbarca il lunario come barman e viene deriso davanti ai tuoi occhi da un uomo stupido e strafottente che si crede importante solo perché è ricco ed è una celebrità televisiva. Se tua sorella, nonostante la sua intelligenza e le sue qualità, insieme a tutti voi viene considerata affetta della “maledizione dei Logan” e in qualche modo siete tutti evitati perché “portate sfiga”. Ebbene, forse, è anche vostro diritto farvi giustizia da soli e decidere di mettere in atto una truffa geniale per mezzo della quale porre rimedio a tutto questo e arridere al meritato successo.

Da queste premesse si svilupperà la descrizione della truffa che vedrà agire insieme ai Logan altri alleati che alla fine saranno stati ben felici di aver partecipato all’impresa. D’altra parte, la stessa sarà resa possibile anche dal fatto che spesso nei momenti di difficoltà i gangli marci del sistema sociale daranno una mano ai nostri eroi mostrando la loro incapacità di tenere un comportamento lineare o pagando per il loro atteggiamento arrogante. Succederà quando il Direttore del carcere negherà più e più volte, interrogato dagli agenti della FBI, che vi sia stata una rivolta sviando in tal modo le loro indagini. Succederà ancora quando una testimonianza non verrà confermata da un pilota a causa dell’insopportabile comportamento prevaricatore del suo manager.

E tutti vissero felici e contenti“, anche perché chi ha subito la truffa è tutto tranne che una realtà da compatire ed ha in mano tutti i mezzi per rifarsi a danno del sistema assicurativo che in America non gode di grande comprensione morale.

E tutti vissero felici e contenti“ anche se la lotta per la sopravvivenza continua e sulle tracce dei Logan c’è ancora un’infaticabile agente FBI che cercherà, grazie alla sua avvenenza, di penetrare le difese di uno dei protagonisti.

Steven Soderbergh torna con questo film ad avventurarsi nel labirinto della descrizione di una truffa dopo averci magistralmente intrattenuti con il ciclo di “Ocean’s” (Ocean’s Eleven – fate il vostro gioco, Ocean’s Twelve, Ocean’s Thirteen). Soderbergh ha un passato prestigioso ed ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes per il film cult “Sesso, bugie e videotape”. Nel 2001 ha poi ricevuto una doppia candidatura all’ Oscar come miglior regista per i film “Erin Brockovich” e “Traffic” vincendolo per il secondo. Ricordiamo anche “Bubble”, “Intrigo a Berlino” ,”Effetti collaterali” e i due film sulla figura e la vita di Che Guevara.

Si era temuto che Soderbergh lasciasse l’attività di regista per dedicarsi alla pittura, come da notizia riportata dall’attore Matt Damon durante la lavorazione del film “Contagion” del 2011. È con piacere notare invece la continuità della sua attività. In questo film oltre alla regia cura anche la fotografia e il montaggio. Bravi e credibili gli attori, da Channing Tatum (Jimmy Logan) ad Adam Driver (Clyde Logan) a Hilary Swank (Sarah Grayson) a Daniel Craig (Joe Bang), che per l’occasione ha smesso i panni celebri di 007, a Riley Keough (Mellie Logan). Ancora una volta Soderbergh ci ha regalato un film d’azione che si lascia seguire piacevolmente.

Autore: Giuseppe Ardizzone

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