Cannes 2018. La guerra operaia di Brizé, il thriller surreale di Mitchell e l’opera seconda di Valeria Golino

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Cannes 2018. La guerra operaia di Brizé e il thriller surreale di Mitchell

En Guerre

Tre anni dopo La loi du marché tornano a Cannes l’attore Vincent Lindon e il regista Stephane Brizé con En Guerre, che sarà distribuito in Italia da Academy Two. Il film mette in scena, con dialoghi serrati, ritmo avvincente e montaggio originale, quasi da inchiesta televisiva, una storia esemplare che ha a che fare con la globalizzazione del mercato, gli accordi tra stati che passano sopra le teste dei lavoratori, il concetto tutto capitalistico di chiudere una fabbrica per aprirla dove i costi del personale sono la metà o ancor meno, le statistiche che si possono leggere in modo arbitrario, le persone che diventano numeri.

Un film politico: la lotta di Laurent Amedeo, leader sindacalista che guida lo sciopero degli operai indetto per impedire che l’industria in cui lavorano venga chiusa, diventa sempre più una guerra, con battaglie vinte, cambi di fronte, minime vittorie, enormi sconfitte. Con lui ci sono 1100 persone e rispettive famiglie decise ad andare avanti fino in fondo, a chiedere il supporto dell’Eliseo, della Corte di Giustizia, degli operai di altre fabbriche pur di avere un confronto con il Chief Executive Officer della Società di stanza in Germania.

L’unità dei lavoratori, dopo tre settimane di sciopero e presidio, vacilla nel momento in cui la proprietà aziendale comincia a prospettare allettanti buonuscite ai lavoratori, che accettano di riprendere il lavoro per concludere gli ordini in corso. Laurent, non senza contrasti, prova a resistere: uniti si vince e non per i singoli operai ma per un cambiamento che possa coinvolgere l’intera working class del paese, di altri paesi, una vittoria in quella fabbrica può diventare un simbolo ovunque. Malgrado gli sforzi, tutto è destinato finire nel nulla. Il film si ispira a una storia vera, quella di Xavier Mathieu, leader sindacale della Continental.

Under The Silver Lake

Molto diversa l’atmosfera del secondo film della giornata. Diretto e sceneggiato da David Robert Mitchell, Under the Silver Lake racconta la storia di Sam, un trentatreenne di Los Angeles senza lavoro che sogna la celebrità.

Quando Sarah, una giovane ed enigmatica vicina, svanisce improvvisamente nel nulla, Sam inizia le sua personale indagine, surreale e ossessiva, attraverso l’intera metropoli. Immergendosi così negli abissi della Città degli Angeli, dove troverà alla fine una spiegazione a misteriosi omicidi e scomparse, muovendosi tra scandali e cospirazioni.

Under the Silver Lake è stato così presentato dal regista: “Under the Silver Lake” parla del significato nascosto delle cose che ci stanno a cuore: i film, la musica e le riviste che modellano la nostra cultura. La “cultura pop” è ormai la sola dominante, un lago dove ci tuffiamo tutti. Alcune cose però accadono a nostra insaputa, sotto la superficie dell’acqua. Il film racconta la storia di un uomo insoddisfatto che trattiene il respiro per fare una nuotata nelle oscure acque del lago.

Sam desidera una vita più significativa, una di quelle di cui si scrive sui giornali o di cui si parla in televisione. Il giovane non è altro che il riflesso di ognuno di noi: crede di essere un grande e vuole che il mondo si accorga di quanto è (o presume di essere) speciale. Grazie alla sua intelligenza, potrebbe lavorare e vivere bene ma non è quello che vuole. Sam è disoccupato, la sua macchina è stata sequestrata ed è sul punto di essere sfrattato. Piuttosto che accettare un lavoro di routine, sceglie di abbandonare tutto: preferisce vedere la sua esistenza consumarsi piuttosto che perire lentamente, in modo banale.

L’azione del film si sviluppa durante la parte finale del declino di Sam. Il ragazzo scopre un mistero che lo intriga, che lo porta fuori dalla monotonia della sua vita quotidiana. In esso, percepisce l’avventura, il pericolo e il richiamo di qualcosa di significativo. Inizia allora a cercare una donna scomparsa, il cui nome è Sarah, non per amore (non gli piace nemmeno) ma solo perché la ricerca lo stimola. Vuole credere in un mondo di misteri, codici e significati nascosti, anche se ha paura di ciò che rischia di trovare.

“Under the Silver Lake” è la mia personale visione della storia di Los Angeles, una storia che, secondo me, si presta a essere racchiusa nei canoni del genere poliziesco. Piscine soleggiate, ombre scure, passaggi segreti, ragazze di buona famiglia e misteriosi omicidi provvedono a restituire la fotografia di una città da sempre costruita sui sogni e sulle immagini animate.

David Robert Mitchell, regista e sceneggiatore statunitense, ha conquistato la popolarità nel 2014 scrivendo e dirigendo It Follows, presentato in anteprima mondiale alla Semaine de la Critique, proprio a Cannes.

Protagonista di Under the Silver Lake nei panni di Sam è l’attore Andrew Garfield, interprete di Silence di Scorsese e La battaglia di Hacksaw Ridge di Gibson.

Euforia

Sempre ieri è stata presentata, nella sezione Un Certain Regard, l’opera seconda di Valeria Golino Euforia. E’ la storia di due fratelli. Di un nuovo incontro, originato da una situazione difficile.

Uno è Matteo (Riccardo Scamarcio), giovane imprenditore di successo, dinamico e spregiudicato. L’altro, il maggiore, è Ettore, (Valerio Mastandrea), rimasto nella natia Nepi, a insegnare nelle scuole medie. Un uomo cauto, che per non sbagliare ha sempre preferito rimanere un passo indietro, nell’ombra.

Come nel precedente Miele, c’è la morte all’orizzonte, ma quello su cui si concentra con eleganza l’attrice/regista napoletana è il modo di concepire la fratellanza tra due persone fino a quel momento divise per formazione e carattere, costrette dalla vita e dalle inclinazioni ad allontanarsi e poi indotte a ritrovare un legame.

Non è “semplicemente” un film doloroso, questo della Golino. E a ricordarcelo non è solo il titolo: l’Euforia è anche nella riscoperta delle piccole cose, nel riappropriarsi di un vecchio balletto infantile che imitava le pantomime di Stanlio e Ollio, o nel poter rivedere, magari solo per il tempo troppo beve di un pomeriggio, la giovane donna (Jasmine Trinca) di cui ti sei perdutamente innamorato ma che le “cose della vita” ti hanno suggerito di lasciare indietro.

Il superfluo che qua e là rischia di appesantire il flusso emotivo del racconto, svanisce nell’abbraccio commovente sotto le acrobazie folli e impreviste di uno stormo in volo nell’azzurro del cielo romano.

Autore: Redazionale

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