E’ morto Tom Wolfe

Aveva 87 anni- Giornalista, romanziere, dandy di alta classe e cultura (definito da alcuni “L’Oscar Wilde del XX secolo”)

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Wolfe, nato a Richmond il 2 marzo 1931, viveva a New York dal 1962, anno in cui venne assunto quale reporter al New York Herald Tribune, dopo tre anni al Washington Post. Figlio della borghesia bianca conservatrice della Virginia, dove era nato, ha allargato il proprio sguardo narrativo sugli ambiti più diversi della societa’ americana, dal movimento hippie a Wall Street fino alle relazioni razziali e alle vite degli astronauti (‘La stoffa giusta’) ma avendo sempre nel mirino il ‘politically correct’.

Considerato uno dei padri del New Journalism (un innovativo stile giornalistico basato sul pedinamento e la mimetica immersione nell’universo e personalità delle persone o casi umani di cui si reca testimonianza- sviluppatosi nei primi anni Sessanta negli Stati Uniti, come fu per Truman Capote), Tom Wolfe è stato anche l’inventore di alcuni neologismi entrati a far parte del lessico inglese. Il più celebre è sicuramente ‘radical chic’, usato per definire le persone che ostentavano idee politiche di estrema sinistra pur conducendo una vita agiata, e quindi non perché credevano veramente in una certa ideologia ma per migliorare il loro status e mostrarsi impegnati.

A ispirargliela fu la cena organizzata dalla moglie del direttore d’orchestra e compositore Leonard Bernstein per raccogliere fondi in favore dell’organizzazione rivoluzionaria afroamericana Black Panther Party in un lussuoso appartamento di New York con tanto di camerieri in livrea (ma bianchi per non offendere gli ospiti di colore). Wolfe fece un resoconto dell’evento in un lunghissimo articolo del giugno 1970, intitolato (appunto) ‘Radical Chic, That Party at Lenny’s’.

Tra le altre espressioni coniate da Wolfe anche ‘the Me Decade’ in riferimento agli anni Settanta, giudicati da Wolfe come un’epoca di crescente individualismo e narcisismo.

Nel 1984 è premiato con il Dos Passos Prize e nel 2006 è stato insignito del Jefferson Lecture in the Humanities, il più alto riconoscimento che il Governo federale degli Stati Uniti conferisce per particolari traguardi raggiunti nelle discipline umanistiche. Nel 1990 dal suo libro ‘Il falò delle vanità’ è stato tratto anche un film con Tom Hanks, Bruce Willis e Melanie Griffith. (ansa\spettacoli)