Museo di Palazzo Braschi, Roma. Mostra “Canaletto 1697-1768” (sino al 19 agosto)

  

Arti Visive

Veduta di Piazza Navona, Roma – Canal Giovanni Antonio Canaletto

“Canaletto 1697-1768”: le opere in mostra al Museo di  Palazzo Braschi – Roma

 L’esposizione intende celebrare il 250° anniversario della morte del grande pittore venezianoCanal Giovanni Antonio  detto “Canaletto” (1697-1768)  presentando il più grande nucleo di opere di sua mano mai esposto in Italia: 42 dipinti, inclusi alcuni celebri capolavori, 9 disegni e 16 libri e documenti d’archivio.

Promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina

con l’organizzazione dell’Associazione Culturale MetaMorfosiin collaborazione con Zètema Progetto Cultura,

A cura di Bożena Anna Kowalczyk.

Museo di Roma Palazzo Braschi a Piazza Navona dall’11 aprile al 19 agosto 2018.

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Attraverso questa mostrapossiamo vedere come i luoghi urbani raffigurati esistono ancora grazie ad un lungo processo di stratificazione e di conservazione, rievocando ai nostri occhi identità ataviche di un passato storico che non è ancora del tutto passato edi cui ancora usufruiamo. Siamo dentro Palazzo Braschi dal punto focale da cui l’artista ha dipinto Piazza Navona. La pittura di paesaggio a Roma nella prima metà del ‘700 può essere paragonata ad un canto polifonico privo di dissonanze la cui partitura e costituita da un architettonico contrappunto di superfici murarie, pilastri , capitelli, luminosità, ombre, dentro un cono ottico monoculare d’una prospettiva che diventa allegoria del vedutismo italiano tessuto tra architettura e natura.

Durante il percorso nelle sale espositive osserviamo come il pubblico si sofferma  a lungo davanti ad ogni dipinto per analizzare la genesi delle creazioni dell’artista, cercando invano di scoprire le origini del suo impareggiabile virtuosismo dove disegno e pittura non sono che fasi di un’unica  maestria pittorica. Chi non ha dimestichezza con le tecniche pittoriche gli viene difficile capire la capacità dell’artista di saper rappresentare  ampie vedute paesaggistiche dilatate in prospettiche dimensioni fantastiche. Canalettofornisce alla pittura di paesaggio una forte componente illuministica, riproponendo nei suoi dipinti le istanze di verità, obiettività, razionale semplicità proprie dell’età dei lumi.

In mostra osserviamo riconoscibilissime architetture romane cristallizzati nella luce e nella prospettiva atmosferica  ove le cromie tonali di calda statica plasticità preludono il disfacimento di fasti architettonici. Quadri con soggetti romani dai quali s’evidenzia la preparazione scenografica dell’artista, ma anche la conoscenza della situazione della pittura a Roma. Sono opere  provenienti da prestiti eccezionali – Museo di Cincinnati e collezioni private – e dedicate alle vedute di Roma che Canaletto realizza negli anni della maturità, sulla base dei propri disegni o delle stampe di Desgodets, Falda, Specchi e Du Pérac, alcune delle quali sono raccolte negli album provenienti dal Museo di Roma.

 In questi dipinti Canaletto trasferisce il tempo e lo spazio dove i reperti storici dell’architettura vitruviana suggeriscono la metafisica monumentale del passato.  C’è  nella precisione del dettaglio architettonico la statica  monumentalità, quale innegabile  bellezza d’una Roma caput mundi, l’urbs, l’aurea di Cesare e la  poesia d’Orazio, gli edifici di Apollodoro. Ma soprattutto c’è il colore effettivo d’una fatalità languidamente eterna che è stata attribuita alla città.

Nelle altre sale osserviamo le vedute Veneziane cristallizzate nella luce, dove l’architettura e gli elementi lagunari danno la sensazione dell’atmosfera fatta di vapori che fluttuano attorno alle forme e che ci permettono di concepirle in  dimensioni cromatiche, luminose e mutevoli.

Nessuno  come Canaletto seppe tanto “pittoricamente” rappresentare la realtà oggettiva di quella straordinaria città di acque e pietra che è Venezia, né con maggior limpidità dipingerne i cieli tersi e luminosi,  la luce solare sugli intonaci rossi, il bianco dei marmi, le  barche immote, in una pittura che precorre l’arte moderna in quanto sganciata da ogni decorativismo scenografico e barocco.

Queste sue pitture nel loro insieme costituiscono un grande affresco che descrive la città al culmine del suo splendore economico e culturale: Venezia è colta nei suoi innumerevoli scorci, nei monumenti e nelle architetture, in occasione di feste civili o religiose. I suoi quadri sono frutto di una continua ricerca formale condotta in studio, dopo schizzi e appunti presi dal vero; Canaletto raffigura con grandissima precisione e realismo i suoi paesaggi, giungendo a una resa “fotografica” della città attraverso un attento uso della luce che si differenzia a seconda del luogo e del momento in cui è colta; una pittura lumeggiata anche sugli edifici più lontani a rivelarne nitidamente i dettagli architettonici più minuti.

 L’artista è apprezzato  proprio per la luminosità che fa trasparire dalle sue pitture, già nella prima metà del 1700. Dopo i primi anni caratterizzati dall’uso di un colore sottilissimo, la sua pittura si fa più impetuosa. Il cielo comincia ad essere azzurro con trasparenze e tonalità più calde procurate dalla  sottostante imprimitura  sulla tela di“bolo rosso” .

Canaletto, essendo uno scenografo, gli era congeniale applicare le regole della “prospettiva aerea” che tiene conto del progressivo sfocarsi delle immagini provocato dal mutamento dei colori atmosferici. Per cui quando iniziava a comporre un soggetto di paesaggio architettonico utilizzava la “camera ottica” portatile in legno con una lente d’ingrandimento per i particolari,  mentre all’interno uno specchio rifletteva l’immagine verso un vetro smerigliato, a contatto del quale si poneva il foglio di carta su cui tracciare il disegno dell’immagine ottenuta per proiezione.

 Affinché la veduta architettonica fosse massimamente aderente al vero, l’artista usava  la camera ottica per impostare il “nesso spaziale” della veduta da disegnare. Veniva così da lui realizzato un disegno a matita su carta quadrettata, non un semplice schizzo, ma un rigoroso “bozzetto prospettico” che veniva riportato ingrandito sulla tela; poi dipingeva dal vero,en plein air, il paesaggio come un antesignano pittore pre-impressionista immerso nella luminosità della natura,evidenziando contrasti di luci e ombre, con colori atmosferici, vividi, che avrebbero fissato sulla tela le sensazioni del pittore di fronte alla natura.

Il Canaletto lavorò e soggiornò anche in Inghilterra dov’era apprezzato dagli aristocratici inglesi, fu molto ripagato perché il gruppo più cospicuo delle sue opere, che componeva la collezione personale del suo mecenate-mercante  Joseph Smith, fu nel 1763 venduto al re Giorgio III e ancor oggi si trova al castello reale di Windsor. L’artista durante i suoi soggiorni a Londra dipinse i vasti orizzonti sul Tamigi, e  parchi inglesi immergendovi e trasferendo in quei dipinti la luce, l’aria trasparente e l’atmosfera di Venezia.In questo periodo  l’artista  preferisce dipingere tele di dimensione più contenute. Questa scelta può essere stata dettata dal suo amico-mecenate Smith, che resosi conto della qualità del pittore, aveva avuto la grande accortezza di fare da intermediario.

Smith era un uomo molto raffinato, un uomo di cultura, che, tra l’altro, ha raccolto una biblioteca splendida. Il suo ruolo era quello di mediatore tra due mondi, quello anglosassone e quello veneziano. Probabilmente riuscì a realizzare una grande fortuna con il guadagno delle opere di Canaletto pagate con la prima moneta britannica d’oro “Ghinea” coniata meccanicamente nel 1663.Canaletto, ritornato a Venezia, ormai anziano  morì in  povertà. Il suo inventario ci permette di stabilire che lasciò soltanto qualche vecchio oggetto e qualche quadro. E’ inspiegabile come abbia speso i suoi soldi. Eppure era considerato il pittore più caro ed esigente. I suoi quadri, già a quell’epoca, valevano un patrimonio. Invece è morto con debiti.

Le opere in mostra provengono da alcuni tra i più importanti musei del mondo, tra cui il Museo Pushkin di Mosca, il Jacquemart-André di Parigi, il Museo delle Belle Arti di Budapest, la National Gallery di Londra e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Presenti anche alcune opere conservate nelle collezioni britanniche per le quali sono state appositamente create e altre provenienti dai musei statunitensi di Boston, Kansas City e Cincinnati.

Tra le istituzioni museali italiane presenti in mostra con le loro opere: il Castello Sforzesco di Milano; i Musei Reali di Torino; la Fondazione Giorgio Cini. Istituto per il Teatro e il Melodramma e le Gallerie dell’Accademia di Venezia; la Galleria Borghese e le Gallerie Nazionali d’arte Antica Palazzo Barberini di Roma.

Tra i capolavori in mostra, oltre al già menzionato dipinto del Museo Pushkin, spiccano due opere della Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli di Torino: Il Canal Grande da nord, verso il ponte di Rialto, e Il Canal Grande con Santa Maria della Carità, esposti per la prima volta assieme al manoscritto della Biblioteca Statale di Lucca che ne illustra le circostanze della commissione e della realizzazione.

 


 

 

Autore: Vincenzo Sanfilippo

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