Serra Yilmaz e “La bastarda di Istanbul”. Successo del Teatro di Rifredi alla Sala Umberto di Roma

  

Da Rifredi con ardore – “La bastarda di Istanbul”

Alla Sala Umberto di Roma

 

“Istànbul non è una città è una grande nave. Una nave dalla rotta incerta su cui da secoli si alternano passeggeri di ogni provenienza, colore, religione.”  E in questa nave ci traghetta Banu, la veggente (un’affabulante Serra Yilmaz), con i suoi racconti di fughe di popoli e di laceranti separazioni tramite la metafora di un’antica spilla di rubini a forma di melagrana.

Quando una di esse si rompe e i semi si disperdono in tutte le direzioni, non è più possibile rimetterli insieme. In Turchia un tempo coesistevano gli armeni e tanti gruppi identitari che parlavano lingue diverse, professavano differenti religioni e possedevano dei territori, ora non esiste più nessun “insieme”.

Attraverso la saga di due famiglie, la Kazanci di origine turca e la Stamboulian, di cui è capostipite Hovhannes, il poeta armeno ucciso dai turchi nel 1915, ci inoltriamo nelle problematiche del genocidio perpetrato contro gli armeni, per mano dell’organizzazione nazionalista dei “giovani turchi”, con l’uccisione di 1.500.000 persone fra uomini, donne e bambini. Tuttavia (come “sentenziato” di recente), ancora adesso parlare di eccidio in Turchia comporta un reato punibile da sei a due anni in base all’articolo 301 del codice penale.

Il governo di Ankara afferma che trattasi di strage, in quanto la violenza contro gli armeni non fu spinta dalla volontà di sterminarli. La stessa Elif Shafak, autrice del romanzo de “La bastarda di Istànbul”, è stata processata per offesa all’identità turca e assolta solo perché il suo caso ebbe risonanza internazionale, 29 stati confermarono l’olocausto armeno.

“…la Turchia è un paese europeo di grande sintesi. Ha i colori del suo passato ottomano e orientale arricchito dalla cultura occidentale…” Così parla Elif Shafak pensando ad un’Europa che metabolizzi le differenze e incentivi l’incontro fra le genti.

La realizzazione teatrale de “La bastarda di Istanbul” consacrata dal Premio Persefone 2016 come migliore spettacolo teatrale e migliore attrice protagonista Serra Yilmaz a sua volta vincitrice anche del Premio Franco Cuomo 2016, è prodotta dall’ente “Pupi e Fresedde-Teatro di Rifredi” di cui è direttore artistico Angelo Savelli, anche apprezzato regista e riduttore-adattatore della messinscena.

Donde affiora un sentimento di lodevole impegno sociale immerso nelle dinamiche della persecuzione e della (mai del tutto quantificata) violenza sessuale contro le donne e i minori. La ‘narrazione’, affidata ai numerosi personaggi femminili che rappresentano le due famiglie, si svolge dapprima in “terza persona”, basandosi sullo straniamento dell’attore, per approdare a momenti di teatro di forte impatto emotivo. Molto intensa la scena fra Mustafa Kazanci (unico uomo in scena interpretato da Riccardo Naldini) quando ritorna a casa, dopo anni di esilio in America, e incontra la sorella Zeliha (la coinvolgente Valentina Chico), l’eversiva che ha partorito una figlia illegittima, Asya, (Diletta Oculisti) detta infatti la “bastarda”

Sarà proprio quest’ultima, appena diciannovenne, stimolata dal dialogo con Amy, (Elsa Vitiello) sua coetanea, figlia dell’americana Rose (credibile e grottesca Monica Bauco) che ha sposato in prime nozze Barsam Tchakhmakhchian, figlio dell’emigrante armena Sushan Stamboulian – e in seconde nozze Mustafa Kazanci -,   sarà Asya a rileggere un passato a lei sconosciuto e che ha sotterrato la tragedia armena.

Le due giovani sono la testimonianza di come la memoria sia fondamentale per comprendere il presente e progettare un futuro senza differenze nella consapevolezza della propria appartenenza.

Alle  storie d’amore si intrecciano inoltre gli odori e i sapori di questi due popoli che affiorano ricchi di incantesimi nelle trame  di altri personaggi: Gulsum (Marcella Ermini) la madre ultra tradizionale di Banu, la veggente, ovvero il futuro, di Cevriye (Fiorella Sciarretta) l’insegnante di storia, che rappresenta il passato, di Feride, (nel doppio ruolo di Monica Bauco) la maniaco-depressiva,la follia come  evasione.

Le suggestive video-scenografie di Giuseppe Ragazzini, che dall’esterno di Istànbul ci trasportano in casa Kazanci, non sempre si amalgamano con il racconto e a volte toccano, come nel caso del caffè Kundera, luogo dei vaniloqui degli intellettuali, punte fumettistiche.

Generosi applausi “a catinelle” alla prima nella Sala Umberto di Roma.

 

Ps   Al Teatro Sala Umberto, giovedì 22 marzo dalle 18,30, si terrà  il consueto Aperitivo con la compagnia . In questo caso quella de “La bastarda di Istanbul”    L’incontro, aperto al pubblico, è moderato da Pino Strabioli.

 

Autore: Lu. Mar.

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