Un gioco di specchi predatorio. “Quello che non so di lei” di Roman Polanski al cinema dal 1° marzo

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Quello che non so di lei

D’après une histoire vraie

  • Francia, Belgio, 2017
  • Genere: Drammatico
  • durata 110′

Regia di Roman Polanski

Con Eva Green, Emmanuelle Seigner, Vincent Perez, Josée Dayan, Camille Chamoux, Brigitte Roüan, Dominique Pinon, Noémie Lvovsky

Trama

Dopo il successo del suo ultimo libro dedicato alla madre, la scrittrice Delphine attraversa un periodo non proprio facile. A complicarle l’esistenza è un’ammiratrice il cui interesse rasenta l’ossessione. A poco a poco, la relazione tra le due sarà profondamente segnata dalla personalità manipolatrice e predatoria della seconda, intenta a prendere il controllo sulla vita di Delphine.

Approfondimento

QUELLO CHE NON SO DI LEI: DUE DONNE IN UN CONTINUO GIOCO DI SPECCHI

Diretto da Roman Polanski e sceneggiato dallo stesso con Olivier Assayas, Quello che non so di lei racconta la storia di Delphine, la scrittrice di un best seller dedicato alla figura di sua madre. Esaurita dalle numerose richieste e resa fragile dai ricordi, Delphine comincia a essere tormentata da una serie di lettere anonime che l’accusano di aver dato in pasto ai leoni la sua famiglia. A un punto cieco e quasi paralizzata all’idea di dover ricominciare a scrivere, Delphine incrocia la sua strada con quella di Elle, una giovane donna affascinante, intelligente ed intuitiva. Elle sembra capire Delphine meglio di chiunque altro e con lei la scrittrice riesce ad aprirsi e confidarsi come con nessuno. Ma quali sono le vere intenzioni di Elle? Quanto lontano si spingerà dopo essersi trasferita nella casa di Delphine? Vuole riempire un vuoto o crearne un altro? Sarà nuovo impulso alla sua esistenza o gliela ruberà?

Con la direzione della fotografia di Pawel Edelman, le scenografie di Jean Rabasse, i costumi di Karen Muller-Serreau e le musiche di Alexandre Desplat, Quello che non so di lei è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Delphine De Vigan e a raccontarne la genesi è lo stesso Polanski, in occasione della presentazione del film al Festival di Cannes 2017: “A farmi conoscere il romanzo di Delphine De Vigan è stata la mia compagna, Emmanuelle Seigner. Me ne ha passata una copia invitandomi a considerare l’idea di trarne un film. E aveva ragione: ho allora invitato il produttore Wassim Béji ad acquistarne i diritti e nel giro di un anno ho terminato il film, tutto è filato liscio come non mai.

Ciò che mi ha sin da subito conquistato è il modo in cui l’autrice tratta argomenti come la manipolazione, la sottomissione, il confinamento e la suspense creando personaggi e situazioni che sembrano quasi uscire da mie opere precedenti come Cul-de-sac, Repulsion e Rosemary’s Baby. Il suo è poi anche un libro che racconta la storia di un libro, ricordandomi La nona porta e L’uomo nell’ombra. Inoltre, la Vigan parla del confronto tra due donne. Ho sempre raccontato di conflitti: tra due uomini o tra un uomo e una donna, ma mai tra due donne. Leggendo il libro, sono stato colpito da come realtà e finzione si mescolino e, come accadeva già in Venere in pelliccia (uno dei pochi film diretti da me in cui una donna non è vittima), in un continuo gioco di specchi non si sa mai cosa per Delphine sia vera e cosa sia finzione.

In fase di sceneggiatura, ho desiderato lavorare con Olivier Assayas. I suoi ultimi due film (Sils Maria e Personal Shopper) sono due opere sulle donne e, sapendo che ha già scritto per altri registi, gli ho chiesto di affrontare con me gli argomenti della Vigan. Olivier ha una visione piuttosto netta e concisa di come trasformare un volume di 500 pagine in una sceneggiatura: è un’abilità che in pochissimi hanno. Abbiamo collaborato, per varie ragioni, da lontano. Abbiamo fatto tutto via Skype ed è stato un continuo scambio di idee basato su visioni condivise. Siamo stati straordinariamente fedeli al romanzo, com’è mia abitudine quando adatto qualcosa di già esistente e consolidato. Da piccolo, rimanevo deluso da adattamenti di romanzi lontani dall’idea che mi ero fatto con la lettura o dalla cancellazione di personaggi che invece avevo amato. Si deve a tale retaggio il desiderio di non alterare le storie altrui.

Quando si è trattato di scegliere a chi affidare i ruoli di Delphine ed Elle non ho avuto alcun dubbio. Emmanuelle Seigner era perfetta per interpretare la scrittrice ed Eva Green per Elle.”

Autore: Redazionale

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