Michele Di Stefano porta in scena la danza di PARETE NORD _ 15 e 16 maggio al Teatro Argentina

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Teatro Argentina

15 ● 16 maggio (ore 19) 2021

 

Sabato 15 e domenica 16 maggio approda all’Argentina la potenza della coreografia pura di Parete Nord,

 del Leone d’Argento Michele Di Stefano con mk, che esplora il rapporto fra il performer e la montagna, elemento naturale assoluto e imprendibile. Sulle tavole del palco i danzatori si confrontano con “l’esterno”,

con la mitologia dell’inaccessibile, fino a smarrirsi e a dissolversi nella vastità del paesaggio

PARETE NORD

coreografia Michele Di Stefano

musica Lorenzo Bianchi Hoesch

con Philippe Barbut, Biagio Caravano, Francesco Saverio Cavaliere,

 Sebastiano Geronimo, Luciano Ariel Lanza, Laura Scarpini, Francesca Ugolini

disegno luci e direzione tecnica Giulia Broggi – Firefly, 2018, courtesy First Rose

abiti Matteo Thiela

direttore di scena Davide Clementi – management Carlotta Garlanda

 

Produzione mk 2018 in coproduzione con Torinodanza festival / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

 nell’ambito del progetto “Corpo Links Cluster”

sostenuto dal Programma diCooperazione PC INTERREG V A – Italia-Francia (ALCOTRA 2014-2020)

con il sostegno del MIC in collaborazione con Comune di Bardonecchia

ringraziamenti Alberto Re e Alessandra Sini

 

 

Sabato 15 e domenica 16 maggio (ore 19) il Teatro Argentina si riaccende anche sulla danza con il lavoro del coreografo Michele Di Stefano, che torna a tracciare percorsi in bilico tra mondo fisico e realtà immaginate con la coproduzione internazionale PARETE NORD.

Sul palcoscenico il coreografo affronta il mito della montagna con la straordinaria capacità di astrazione che da sempre contraddistingue il suo lavoro, e che per quest’opera si ispira a un “altrove” fisico e semantico, un luogo concreto e simbolico nel quale i danzatori si muovono secondo una struttura evocativa e mai didascalica, passando da punteggiature di incontenibile energia a progressioni caute all’attacco dello spazio. Lo spettacolo ha infatti la forma di un dittico: a una prima parte costruita sul dinamismo incessante e serrato dei performer si succede una scena di paesaggio, che crea il plastico in movimento di una veduta alpina mossa da eventi misteriosi e ispirata dalla “disubbidienza geografica” che ogni territorio montano porta con sé.

«La montagna è imprendibile perché assoluta e sempre pronta a franare, dunque irresistibile per il corpo del danzatore così come per quello dello scalatore, votati ad affrontare un costante allenamento al vuoto attraverso l’intelligenza motoria del fare, che parte sempre da un attacco: della parete o della coreografia – commenta Michele Di Stefano Entrambi si muovono nella vastità del paesaggio e corrono dei rischi per procedere ad una trasformazione cruciale, diventano cioè il paesaggio stesso, assorbendone tutte le informazioni e restituendole in forma di spostamento continuo. Affrontare una danza come una concatenazione di movimenti vuol dire qui utilizzarla per esplorare l’esterno, mitologia dell’inaccessibile inclusa, e per provare a perdere la figura in questo esterno. Dissolversi nel mondo infine; quel che si vede dalla cima è incidentale».

Autore: Redazionale

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