Un delitto, un’elegante detective e una lanciatrice di coltelli. La New York degli anni ’40 ne ‘La fortuna aiuta il morto’, Oscar Gialli Mondadori, dal 9 febbraio in libreria

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Stephen Spotswood

La fortuna aiuta il morto

I gialli Mondadori

New York, 1942, notte fonda. Willowjean “Will” Parker racimola qualche soldo facendo la guardia in uno spettrale cantiere edile armata di una spranga di piombo. Nonostante le apparenze, sembra proprio che si trovi nel posto giusto al momento giusto. Abile tuttofare del circo e destrissima lanciatrice di coltelli, senza saperlo ha appena salvato la vita alla detective privata più famosa e meno ortodossa della città: Lillian Pentecost, una distinta signora in tailleur che, a causa di una malattia degenerativa, si aggira sostenendosi con un bastone. E quando qualche giorno dopo Lillian la contatta, Will non può credere alle sue orecchie: Pentecost le sta offrendo di diventare il suo braccio destro in cambio di uno stipendio, vitto e alloggio e l’iniziazione ai suoi peculiarissimi stili d’indagine.

Quando tre anni dopo Abigail Collins viene trovata morta nella sua lussuosa abitazione durante una festa di Halloween e la polizia brancola nel buio, Pentecost e Parker entrano in azione. Più facile a dirsi che a farsi, in un caso che vede protagonisti messaggi dall’aldilà, una languida spiritista e Becca Collins, l’affascinante figlia della morta per cui Will perde pericolosamente la testa

STEPHEN SPOTSWOOD è un giornalista e uno sceneggiatore pluripremiato. Si è occupato a lungo delle conseguenze della guerra in Iraq e in Afghanistan e dei veterani. Vive a Washington D.C. La fortuna aiuta il morto è il primo romanzo di una serie.

 

Mi aspettavo di trascorrere una manciata di notti tranquille, guadagnare qualche dollaro e finire il turno per poi correre a Brooklyn e dare una mano con la matinée del circo. Speravo anche di ritagliarmi il tempo per divorare il poliziesco che avevo comprato all’edicola in fondo alla strada. E magari recuperare qualche ora di sonno in un angolo del cantiere. Per noi itineranti una pennichella solitaria, soprattutto senza il rombo dei camion o il ruggito delle tigri che si aggiravano nella loro gabbia dall’altra parte dell’accampamento, era una rarità.

Le prime due notti erano andate proprio così. In realtà mi ero sentita quasi sola. New York sarà anche la città che non dorme mai, ma perfino gli isolati nel cuore di Midtown facevano un sonnellino tra le due e le cinque. Di pedoni se ne vedevano pochi, o meglio, se ne sentivano pochi attraverso la recinzione di legno alta due metri che circondava il cantiere. In quella buca grande mezzo isolato regnava una quiete sinistra.

Per questo, la terza notte, lo scricchiolio di un’asse rimossa dallo steccato echeggiò come una campana.

Autore: Redazionale

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