Cognizione dell’Oscuro. Pubblicato per la prima volta in Italia ‘L’ospite e altri racconti’ di Amparo Dávila

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“L’ospite e altri racconti” – Amparo Dávila

Titolo: L’ospite e altri racconti
Autore: Amparo Dávila
Traduzione: Giulia Zavagna
Genere: Narrativa – racconti

Editore: Safarà
Pagine: 144
Prezzo: 16,5 €
Illustrazione in copertina: mimicoco design
Isbn versione cartacea: 978-88-32107-22-7
Isbn versione ebook: 978-88-32107-20-3

Prefazione di Alberto Chimal

I racconti di Amparo Dávila, sacerdotessa della scrittura del terrore, sono intrisi di inquietudini spesso suscitate da presenze e rumori sfuggenti, a malapena descrivibili eppure paralizzanti, tali da spingere il lettore a chiedersi se non sia questa la vera sostanza della realtà: un incubo di terribile fascino che solo pochi iniziati hanno il privilegio di vedere alla luce del sole. Come Leonora Carrington, Edgar Allan Poe e Shirley Jackson, le grandi firme della letteratura a cui è stata paragonata, Amparo Dávila ha visto cosa si cela nelle pieghe tra il sonno e la veglia, tra il sogno e l’incubo, senza trovarvi alcuna differenza: il resoconto lo tenete nelle vostre mani.

Tra i vari elementi, ciò che più attrae nell’opera di Amparo Dávila è proprio questa sua fama di segretezza, di difficile accesso. Ma chi vi si addentra ha anche la possibilità di scoprire perché è davvero singolare.

Per quanto in Messico esista una tradizione (non sempre riconosciuta) di immaginazione fantastica, e in particolare del racconto del sinistro – Das Unheimliche, il perturbante secondo Freud, che troviamo anche in autori molto celebri quali Julio Cortázar, Elena Garro o lo stesso Gabriel García Márquez – Dávila è stata la prima a scrivere racconti «extraños» partendo proprio l’esperienza delle donne messicane in relazione al contesto sociale in cui vivevano. Nessuno in Messico aveva mai provato quella combinazione così particolare e precisa di ambiente quotidiano, domestico, angosciante – in cui lei stessa ha vissuto – con l’oscuro: la cognizione di qualcosa di indecifrabile, una o molte possibilità di esistenza diverse dall’abituale e perfino dall’umano. Nei suoi racconti, il mistero non si spiega mai, né viene mitizzato, ma rimane informe, diventando quindi fonte inesauribile di angoscia, di inquietudine. Chi legge Amparo Dávila non saprà mai esattamente identificare le minacce che le sue protagoniste, quasi sempre donne, si trovano ad affrontare. Come scaturisce la pazzia, perché avviene l’invasione di creature misteriose, quando è cominciata la dissoluzione della realtà stessa: sono domande a cui nessuno può rispondere. E nei mondi di Dávila, il massimo che si può fare è tenere a bada il pericolo: i suoi personaggi sono molto lontani dall’imposizione, dalla guerra, dalla conquista, da questo e dall’altro lato dello specchio. E tuttavia, resistono.

Amparo Dávila è nata in Messico nel 1928 ed è scomparsa il 18 aprile 2020. Ha pubblicato numerose raccolte di racconti ed è stata insignita della Medalla Bellas Artes nel 2015 e del premio Xavier Villaurrutia nel 1977. Negli ultimi anni un rinnovato interesse verso le sue opere l’ha consacrata come una delle più grandi maestre messicane del racconto.

Quando usciva dalla sua stanza cominciava l’incubo più terribile che una persona possa sopportare. Si piazzava sempre sotto un piccolo pergolato, davanti alla porta di camera mia. Io non uscivo più. A volte, pensando che stesse ancora dormendo, mi avviavo verso la cucina per preparare la merenda ai bambini, e di colpo lo scoprivo in un angolo buio del porticato, sotto i rampicanti. «E’ già , Guadalupe!» gridavo disperata.

Autore: Redazionale

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