Dalla pallamaglio al fango delle trincee. ‘Il dolore della guerra’ di Caterina Baronti

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Dalla pallamaglio al fango delle trincee. ‘Il dolore della guerra’ di Caterina Baronti

@ Lucia Tempestini (06-10-2020)

Gipi, Una storia, 2013

Firenze – La partitura complessa e materica si presenta all’inizio come un raffinato gioco metaletterario, in più combinando piani temporali diversi nell’alveo di una narrazione solo in apparenza lineare – pur organizzata in tre stazioni e un epilogo. E’ Oretta, spiritosa e concreta, a tentare di coinvolgere i presenti in una partita di pallamaglio al fine di aizzare gli scommettitori e guadaguare qualche soldino per mantenere il nipote Durante. Le guerre d’indipendenza hanno portato via gli uomini dalle città e le donne sono costrette a inventarsi sempre nuovi stratagemmi per sopravvivere. Oretta ci spiega le regole del gioco nel giardino del Chiostro del Maglio, meraviglia semisconosciuta di Firenze, con una filastrocca lieve lieve che pare uscita dalle pagine di Carroll, facendo ondeggiare appena il vestito di tela compatta – canapa forse – dal colore neutro virato verso varie sfumature di verde e muovendo da esperta la mazza da croquet. E’ una figurina dei Grimm, uno spettro gentile che nel dinamismo dell’allegretto fa rivivere le strade intorno al Convento del Maglio – sventrate successivamente e rese rettilinee dall’arbitrio colonialistico sabaudo – le storie semplici del popolo, le marmellate delle suorine, l’arrabattarsi per mettere insieme pranzo e cena, l’orgoglio di sentirsi parte del Granducato. Silvia Vettori fa vibrare e rilucere questa composizione, si mantiene in equilibrio sul filo sottilissimo di uno stato d’animo che muta i propri riflessi muovendosi in un presente atemporale dove rinasce un passato che il futuro distruggerà, e che a sua volta muterà sostanza per dare origine a un futuro ancora più lontano che coincide con il nostro presente.

Il vecchio Convento diventa una scuola di medicina militare, dove si studia una scienza nata nell’antichità, ai tempi di Omero o forse prima, quando le ferite si lavavano con il vino e si medicavano con il miele. Durante, il nipote di Oretta diventato adulto, guida le famiglie dei medici neolaurati ad assistere alla cerimonia del giuramento. E’ brusco se occorre nel richiamare al rispetto del luogo e della storia della Sanità Militare, cosciente in ogni momento dell’importanza di questa istituzione e della moralità di scienziati che neppure per un istante dimenticano quanto siano essenziali il conforto e la pietas.

Fra i molti familiari sono presenti anche la madre e il fratello del giovane ufficiale medico Enrico. Carlo, il ragazzo, è ribelle e insofferente della vita nel piccolo mondo antico fiorentino. Ha nostalgia di Parigi e si esalta parlando dell’atmosfera viva, elettrica, delle Giubbe Rosse. Sogna il fuoco della guerra che scioglie i soldatini dell’infanzia ma forgia gli uomini, aspira al gesto eroico e probabilmente alla bella morte, al sangue purificatore. E’ sarcastico e sprezzante nei confronti del fratello ‘perfetto’, che ha goduto di quell’amore materno che a lui invece è stato negato. Il motivo di questo rifiuto lo apprendiamo una parola dopo l’altra nel terzo quadro. Sono passati gli anni della guerra, la madre senza nome dei due ragazzi, sotto vesti luttuose, si sforza di cucire la storia dei figli e di se stessa, strappando lentamente le parole dalle viscere. Le offese arrecate all’umanità – che si tratti di singole creature o di masse – portano ulteriore abiezione, in una proliferazione inarrestabile di crimini subiti – e inconsapevolmente riprodotti in altra forma – o perpetrati, ed errori fatali. Carlo è nato da uno stupro e per questo respinto dalla madre. Entrambi vengono puniti dal Fato: la donna con la morte al fronte del figlio Enrico, e Carlo – reduce da un campo di prigionia tedesco – con una seconda infanzia priva di luce, un’infermità psicofisica che lo fa rimanere seduto per ore con gli occhi vuoti rivolti verso un punto lontano e indefinito, incapace persino di reggere un bicchiere.

Il destino finale di questo soldato deviato dovrebbe essere il manicomio, l’elettroshock, però stavolta la Madre, in qualche modo orfana, percepisce il legame con quel figlio rotto e il peso della propria responsabilità in ciò che è diventato. Lo accoglie, abbracciandogli la testa, e al gesto incandescente e infinitamente tenero e addolorato di Sabrina Tinalli si sovrappone l’abbraccio di Helene Alving al figlio Osvald, ormai inerme, e l’invocazione del ragazzo: mamma dammi il sole.

Tutto ha fine e nuovo inizio fra i vecchi cipressi altissimi, circondati dalla cancellata che evoca nella forma, così artisticamente elaborata da non poter essere riprodotta, il filo spinato che proteggeva le linee e feriva i soldati. Gli elementi che la costituiscono sono stati forgiati fondendo il metallo dei cannoni austro-tedeschi. Qui, sul monumento eretto in onore dei medici morti, le Ombre muscose di Enrico e di un altro ufficiale – richiamato al fronte all’età di 70 anni – rendono vivi il terrore e la carneficina sotto il cielo notturno incendiato dall’artiglieria, il fango perenne delle trincee, i gas, il massacro di Caporetto, le mazze ferrate degli austriaci, le schegge che lacerano la carne infilandosi in profondità negli organi, gli uomini ridotti a monconi. Non è più memoria né celebrazione, le urla la sofferenza inaudita e inutile le mutilazioni la pazzia da trauma la sordità da fragore la morte il pianto dei superstiti li sentiamo colpire le stanze interne della mente, mentre le mani tremano.

 

CHIOSTRO DEL MAGLIO CASERMA REDI

Firenze – Via Venezia 5

La Compagnia delle Seggiole

in collaborazione con: IGM – ISTITUTO GEOGRAFICO MILITARE

presenta

IL DOLORE DELLA GUERRA

Viaggio Teatrale nella Storia della Sanità Militare

PRIMA NAZIONALE

Di Caterina Baronti

Regia di Sabrina Tinalli

Costumi di Silvia Anderson

Direttore di Scena e Allestimento Roberto Benvenuti

Con (in ordine alfabetico): Fabio Baronti, Neri Batisti, Andrea Nucci, Sabrina Tinalli, Silvia Vettori

Un particolare ringraziamento al Col. Dott. Alessandro Iaria per la cortese disponibilità e la preziosa consulenza storica

Autore: Lucia Tempestini

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