I risvegli di Blake. ‘Dead Man’ di Jim Jarmusch

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Quali sono le radici che s’afferrano, quali i rami che crescono

da queste macerie di pietra? Figlio dell’uomo,

tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto

un cumulo d’immagini infrante, dove batte il sole,

e l’albero morto non dà riparo, nessun conforto lo stridere del grillo,

L’arida pietra nessun suono d’acque.

T. S. Eliot

I risvegli di Blake. ‘Dead Man’ di Jim Jarmusch

@ Sandra Crowther (27-09-2020)

La citazione che apre Dead Man di Jim Jarmusch, appartiene al frammento La nuit des Bulgares tratto dal poema in prosa di Henri Micheaux Un certain Plume. Plume è un personaggio senza spessore, senza volontà che si lascia spesso trasportare dagli eventi. Durante un viaggio in treno, nella notte, Plume e l’amico innominato – Nessuno, appunto, nel film – condividono lo scompartimento con cinque bulgari. Stufi del loro bisbigliare, Plume ed il compagno aprono il fuoco uccidendoli. Per dissimulare il crimine, i due cercano di tenere i cadaveri in posizione eretta ma questi scivolano dai sedili ed uno persino si ribalta. A questo punto Plume decide che “It is preferable not to travel with a dead man” perché porta solo problemi e così gettano i corpi fuori dal treno. La nuit des Bulgares è un insieme di violenza grottesca. Un viaggio nella notte. Un viaggio che vira imprevedibilmente verso la violenza in modo a volte risibile ma terribile, proprio come il viaggio di William Blake (così si chiama il personaggio interpretato da Johnny Depp) in Dead Man.

Siamo verso la fine del 1800. Le reti ferroviarie degli Stati Uniti si moltiplicano e si sviluppano a dismisura, culminando nella ciclopica transcontinentale, portando sviluppo, commerci, ricchezza ma soprattutto veicolando quegli stereotipi che sono stati il motore culturale della celebrazione del progresso e della vita di quella Frontiera che lo storico Frederick J. Turner descrisse come la culla dei valori della democrazia. Dead Man ci dimostra che il cinema è una potente arma che l’America bianca ha utilizzato per costruire il suo mito, sfigurando l’immagine dei nativi americani. Il film di Jarmusch propone un superamento dei modelli convenzionali. Gli indiani non ricordano “il selvaggio cattivo”, stereotipo della colonizzazione culturale del mito della frontiera. Neppure ricordano il “buon selvaggio”, come nella scena in cui Nessuno (Gary Farmer) si rivede bambino dedito ad apprendere la cultura dei bianchi per nascondersi. Nemmeno ricordano il più recente “selvaggio idealizzato”, quello del mito.

Invece, come recita Nessuno (da Auguries of Innocence del poeta William Blake), coloro “born to the sweet light” possono diventare poeti delle loro vite. Il bianco e nero della pellicola di Dead Man esalta nelle prime scene il movimento veloce delle ruote motrici della locomotiva a vapore, il rumore del metallo e del suo attrito, la corsa verso il punto più lontano del West. Un Far West come una Waste Land eliotiana. Come Un certain Plume, anche Dead Man è un viaggio in una lunga notte buia dove i numerosi risvegli di Blake scoprono ogni volta un paesaggio sempre più desolato e di morte, la resa ad un destino ineluttabile. In un’intervista del 1996 Jim Jarmusch definì il proprio film “la storia di un uomo obbligato ad arrendersi al proprio destino”. Il treno – come il destino – corre incurante del suo viaggiatore il quale, ignaro e annoiato passeggero, spesso si addormenta. Lungo il viaggio i volti dei passeggeri cambiano diventando inquietanti e minacciosi. Blake guarda l’orologio come l’ultimo appello ad una realtà che perde i suoi riferimenti. Il passaggio del treno in un tunnel è l’accesso in un altro mondo, mentre nel vagone una lampada spenta e inutile dondola: nessuna luce per Blake.

Micheaux e Blake sono stati scelti da Jim Jarmusch come modelli ideali di tutto l’impianto narrativo. Numerosi sono i riferimenti all’opera di Henri Micheaux, così come le immagini e la stessa musica scritta per il film da Neal Young. Guardando infatti Images du monde visionnaire di Michaux ritroviamo nelle immagini, nelle inquadrature e perfino nella musica l’intera struttura dell’ultima parte del film di Jarmusch in cui Blake sta morendo forse per rinascere in una realtà che va oltre quella percepita. La dissoluzione dell’io, l’assoluta ubiquità che lo scrittore racconta nelle sue opere e nei resoconti dei viaggi sotto l’effetto della mescalina, li ritroviamo in Un certain Plume così come nei continui risvegli nella realtà di Blake in Dead Man. Sono la stessa frantumazione dell’Io fino alla dissoluzione che porterà alla rinascita. Jim Jarmusch ha voluto mostrare la destrutturazione della realtà apparente. Così, ad esempio, la ripetuta domanda di Nessuno: “hai del tabacco?” diventa un non senso, una destrutturazione semiotica.

Solo alla fine del film, nell’imminenza della morte, Blake ha del tabacco e può rispondere alla domanda di Nessuno. Il significante e il significato si ricompongono solo quando Blake morendo viaggia nella canoa dentro lo specchio, quel luogo dove l’acqua incontra il cielo per passare nell’altra dimensione (“le porte della percezione” che ispirarono anche i Doors). Solo a questo punto Blake è davvero parte del viaggio. Se Blake non fosse stato colpito al petto da un proiettile e non avesse incontrato Nessuno (la voce di William Blake il poeta e contemporaneamente la voce dei nativi americani) sarebbe stato un uomo “morto” e avrebbe passato tutta la sua vita come un impiegato. Blake invece ha seguito il proprio destino di rinascita. Prima di attraversare le porte della percezione, Blake guarda per l’ultima volta verso l’alto e ciò che vede è un albero morto e secco che non può non ricordarci ancora una volta la Waste Land di Eliot. Soltanto nelle scene finali lo spazio non è più un luogo di morte. La musica riempie la scena. La natura si rianima. Per la prima volta sentiamo il rumore dell’acqua, del vento, il canto degli uccelli. I primi piani e il bianco e nero scandiscono il tempo come un rito funebre finale e definitivo. Solo così attraversiamo con Blake le porte della percezione. Solo così comprendiamo.

DEAD MAN

Regia: Jim Jarmusch

Attori: Johnny Depp – William Blake, Gary Farmer – Nessuno, Lance Henriksen – Cole Wilson, Michael Wincott – Conway Twill, Crispin Glover – Fuochista del treno, Eugene Byrd – Johnny “The Kid” Pickett, John Hurt – John Scholfield, Robert Mitchum – John Dickinson, Iggy Pop – Salvatore ‘Sally’ Jenko

Soggetto: Jim Jarmusch

Sceneggiatura: Jim Jarmusch

Fotografia: Robby Müller

Musiche: Neil Young

Montaggio: Jay Rabinowitz

Scenografia: Robert Ziembicki (Bob Ziembicki)

Arredamento: Dayna Lee

Costumi: Marit Allen

Autore: Sandra Crowther

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