Al via la nuova Stagione del Teatro di Roma _ CANTIERE DELL’IMMAGINAZIONE

  

 

CANTIERE DELL’IMMAGINAZIONE

STAGIONE 2020-2021 TEATRO DI ROMA – TEATRO NAZIONALE

OLTRE 50 TITOLI | 27 PRODUZIONI E COPRODUZIONI 27 OSPITALITÀ DI CUI 11 RECUPERI

Cantiere dell’immaginazione © Arianna Lodeserto

Il Teatro di Roma, dal cuore della città, torna ad affacciarsi sulla scena nazionale come strumento di ricostruzione sociale e luogo di riconquista della vicinanza, alla ricerca di una connessione ancora più forte e trasversale con la comunità di spettatori, cittadine, artisti e artiste.

Con il titolo CANTIERE DELL’IMMAGINAZIONE, motore di un pensiero progettuale e di politica culturale, la Stagione 2020/21 risponde alla crisi pandemica collocando al centro del dibattito il teatro nella sua profonda relazione con il nostro tempo per ribadire la sua funzione di servizio pubblico per la società.

Nella riflessione sul ruolo del teatro al tempo del distanziamento sociale, lanciare una nuova Stagione assume per il Teatro di Roma la valenza simbolica di una presa di responsabilità. Riconoscendo nel teatro l’arte che più di ogni altra ha immediatamente a che fare con l’Altro, Cantiere dell’immaginazione si interroga sul concetto di presenza e sul ruolo e la funzione che il Teatro di Roma è chiamato a ricoprire nei confronti della sua città. Dove il lockdown ha reso necessaria una chiusura diventa fondamentale, oggi, riaprire alla socialità, alimentare il desiderio di dialogo e di incontro attraverso il teatro, che sul modello delle grandi istituzioni culturali del resto d’Europa, sempre più diventa il luogo non solo della visione ma quello del confronto, della presa di parola, della sperimentazione. Il Cantiere dell’immaginazione ripensa la scena come contenitore inclusivo di persone e spazi e come rinnovata occasione per la produzione e la trasformazione collettiva del pensiero, attraverso cui agire sul mondo e sul nostro presente. Paesaggio della Stagione è una Roma sconfinata, composta di tante metropoli, divisa tra le sue molte anime, dove riprendere confidenza con il teatro e con i suoi luoghi, ampliando le occasioni di dialogo con il pubblico per recuperare la conversazione interrotta ed esplorare forme di presenza altre da inventare insieme a spettatori e spettatrici.

È con il pensiero all’eccezionalità di questo periodo emergenziale che il Teatro di Roma, tenendo conto delle disposizioni attuali, decide in via straordinaria di presentare la prima parte di Stagione, che prende avvio da settembre a gennaio con una programmazione estremamente connotata da produzioni e coproduzioni. Farà seguito una seconda parte di Stagione articolata tra novità produttive, internazionali e ospitalità, accompagnata dalla riprogrammazione di alcuni spettacoli sospesi a causa del lockdown, che sarà prossimamente annunciata nei dettagli per tutelarla da possibili variazioni e che, in questa sede, anticipiamo a conferma dell’impegno istituzionale del Teatro. Compone la trama dei cartelloni una totalità di oltre 50 titoli, di cui 11 recuperi, con 27 produzioni  7 nuove produzioni dirette9 nuove coproduzioni fra cui un’importante coproduzione internazionale  27 spettacoli ospiti.

Una Stagione che si esprime in due momenti, aperta e attenta all’evolversi delle contingenze per integrarne connessioni, prospettive, spinte ed energie creative, che possano incoraggiare e sostenere una riflessione collettiva sul nostro presente, necessaria e resa ancora più urgente dalla pandemia. Così, il Teatro di Roma, presieduto da Emanuele Bevilacqua, mette al centro della propria proposta ciò che naturalmente era già inscritto nel proprio progetto triennale, un progetto culturale integrato e inclusivo, ideato da Giorgio Barberio Corsetti e coadiuvato per l’India da Francesca Corona, che punta sull’idea di arte come occasione di fare e ridefinire la comunità e traducendo in pratica e impegno quotidiano i concetti di aperturapresenza e coinvolgimento del pubblico.

Durante il periodo di chiusura il Teatro di Roma ha aderito al programma #laculturaincasa di Roma Capitale, reinventandosi in nuove forme attraverso un palinsesto di attività virtuali dal titolo #TdROnline. Una programmazione digitale diramata dai canali social del Teatro con più di 500.000 visualizzazioni totali e un milione di utenti raggiunti, aprendo finestre di dialogo e mantenendo vitale il contatto fra il pubblico e teatro attraverso iniziative come i Talk&Dialoghi, conversazioni pubbliche fra Giorgio Barberio Corsetti e artiste e artisti della scena nazionale e internazionale, e i frammenti poetici e di narrazione della rassegna Schegge&Racconti. Al fianco della programmazione virtuale, la scorsa primavera ha visto inoltre la nascita di Radio India, spazio di incontro immaginario divenuto in breve tempo punto di riferimento con quasi 28.000 ascolti tra live e podcast già soltanto nei mesi della quarantena. Prima di misurarsi con le difficoltà e i limiti imposti dall’emergenza sanitaria, nella precedente Stagione sono andate in scena 31 produzioni, a fronte delle 5 annullate per il lockdown, registrando più di 100.000 spettatori e quasi 7.000 persone che hanno preso parte alle attività culturali come le mostre, gli atelier, gli incontri della Scuola Serale (65 appuntamenti a fronte dei 6 annullati).

Si torna ora insieme ad abitare gli spazi con un progetto sperimentale, di visione e di pensiero, che scorrerà sui palcoscenici di ArgentinaIndiaTorlonia e Valle, attorno a modalità produttive e formati originali di rappresentazione e relazione, dove gli artisti e le artiste saranno le antenne più ricettive delle istanze contemporanee, mentre il pubblico diventerà, sempre più, il punto di contatto con l’esperienza collettiva del fare teatro. La collettività si conferma, infatti, l’elemento necessario per la ripartenza di un’arte strettamente connessa con l’ascolto del pubblico, oggi più che mai legata alla città, che continua a interrogare l’essenza stessa della convivenza umana.

La sfida è dunque quella di leggere nell’esperienza della crisi un’opportunità: potenziare gli spazi sociali, teatrali e non, attraverso il coinvolgimento degli spettatori negli Atelier, nei corsi formativi della Scuola Serale, nei dibattiti dei Talk, nella chiamata alle armi creative delle Call. Ma anche investire nelle energie e nella ricerca di artiste e artisti, come per le cinque compagnie residenti di Oceano Indiano e le speciali curatele affidate al coreografo Michele Di Stefano, coordinatore della quarta edizione della sezione dedicata alla danza contemporanea Grandi Pianure, e al regista Fabrizio Pallara, per il primo anno alla guida di una sezione progettuale interamente dedicata al pubblico delle nuove generazioni.

La presentazione della Stagione non può infine prescindere dal pieno rispetto delle norme sanitarie anti-contagio, a salvaguardia degli spettatori, degli artisti e artiste e lavoratori, che si riflette anche sulle capienze contingentate della platea di Argentina (324 posti) e delle sale di India (Sala A 121; Sala B 60; Sala Oceano Indiano 49), conteggiate secondo le disposizioni attualmente in vigore.

A bilanciamento delle problematicità legate alla capienza e in considerazione delle difficoltà economiche connesse all’emergenza, il Teatro di Roma si dota di speciali miniCard da 50 euro, oltre a soluzioni promozionali e ulteriori formule di recupero per venire incontro a coloro che non sono riusciti a utilizzare a pieno gli abbonamenti della passata Stagione, allo scopo di garantire l’accessibilità a un Teatro che si vuole accogliente, plurale e partecipato,

Leggendo nella situazione emergenziale un’opportunità per il settore dello spettacolo dal vivo di stringere nuove alleanze teatrali e rinsaldare quelle già in essere, il Teatro di Roma investe nella continuità artistica, recuperando parte della programmazione dalla Stagione mancata, e nelle misure di accessibilità, che si inseriscono in una più ampia attenzione verso il sostegno al reddito per le artiste e gli artisti e per il lavoro teatrale. Ne è un esempio la produzione digitale di Centuria dello scorso maggio, a cui ha fatto seguito a settembre la residenza a Torlonia e India della compagnia di artisti e tecnici di Un nemico del popolo – la pluripremiata produzione del Teatro di Roma diretta da Massimo Popolizio e colpita dall’interruzione della tournée. In questa occasione il Teatro di Roma si è infatti messo in ascolto delle loro riflessioni e proposte accogliendo il progetto Scritture orizzontali: appunti per un Mondo Nuovo, per riattivare il dialogo creativo a partire dal tema delle competenze e della dignità del lavoro culturale.

PRENDERE PARTE

Cantiere dell’immaginazione è il nome della nuova Stagione che intreccia spettacoli e performance con un palinsesto di attività culturali, tra incontri, laboratori, mostre e dibattiti, sotto il segno di un unicocoesoprogetto artistico. Un progetto che identifica gli spettacoli come emersioni del pensiero, nodi significativi che prendono posto nel complesso panorama culturale e artistico contemporaneo, di cui rintracciare le connessioni ed esplorare le innumerevoli sfumature.

Cantiere dell’immaginazione è lo spirito con cui il Teatro di Roma si propone di immergersi ancora più a fondo nel presente della nostra città – con le sue contraddizioni, le sue crisi, le sue complessità – per intercettarne le urgenze e farsi luogo e strumento di una trasformazione possibile, che sia sempre più aperta, libera, vitale. Un progetto che coinvolge profondamente il Teatro di Roma, nel quale dispiegare in modo esteso tutte le istanze, i desideri, gli slanci che lo contraddistinguono in quanto teatro della città. Come tutte le istituzioni culturali, anche il Teatro di Roma oggi si confronta con un’era inedita e, a questa chiamata, risponde immaginando un teatro e una vita comune del futuro, entrando direttamente in dialogo con le urgenze del presente. Il Cantiere viaggia “dal vivo” nella città, tra quartieri e generazioni, nelle sue emergenze e criticità, nella pluralità degli spazi e le diverse morfologie della Capitale. Una presa diretta sul territorio, in cui trovare un nuovo tipo di presenza attraverso incursioni performative e attraversamenti urbani, in cui rimettere il teatro al centro della comunità, facendo coincidere il desiderio di partecipazione con l’esplorazione della città, creando le occasioni perché si creino o si rinsaldino le alleanze tra i suoi molteplici corpi – cittadine e cittadini, pubblico, artiste, critici, ricercatrici, studenti, attiviste, mondo delle associazioni.

Il palinsesto delle attività culturali del Cantiere dell’immaginazione prende il via dalla partecipazione attiva della cittadinanza, coinvolta in un ciclo di incontri apertilaboratori e tavoli di lavoro, rivolti a tutte le generazioni e differenti realtà presenti sul territorio. In questo modo il Teatro di Roma si mette al servizio della città offrendo tempi e spazi per creare connessioni, tracciare nuove lingue comuni, condividere un pensiero di costruzione del fare cultura a Roma e ripensare insieme un ecosistema.

La prima pietra del Cantiere è stata posta quest’estate al Parco Tor Tre Teste da Giorgio Barberio Corsetti, che ha guidato Cantiere Amleto avviando il suo lungo viaggio nelle periferie romane. Un itinerario di performance, incontri e laboratori in cui sono i giovani partecipanti a prendere parola per raccontare le proprie vite vissute tra desideri e utopie, ma anche la rabbia, il senso di rivolta e il sogno di una città diversa. Un percorso attraverso i territori e i loro abitanti, all’aperto lungo la linea che collega i Teatri in Comune fino a rientrare nel cuore della città, sul palco dell’Argentina per il debutto ad aprile dello spettacolo Amleto, o la gioventù usurpata.

Cantiere Amleto è soltanto il principale tra i progetti con cui Cantiere dell’immaginazione affronterà le tematiche che segnano il nostro tempo, come la questione ecologica posta dai Fridays for future; le riflessione sull’economia e sulla filosofia; la discussione su colonialismo e post-colonialismo che si delinea, ad esempio, nel lavoro di ripensamento creativo della toponomastica dedicato alla città di Roma, che coinvolgerà un gruppo di giovani per leggere criticamente l’ambiente in cui viviamo.

La linea culturale si contagia con le istanze legate ai palcoscenici e viceversa; si pensa a un modo per il teatro pubblico di inserirsi al centro del dibattito sociale e politico attraverso uno scambio fra la platea e la città: un doppio lavoro di apertura, in cui il teatro accoglie la questione pubblica, e la questione pubblica ridisegna la funzione del teatro. Questo il pensiero che muove l’ideazione delle attività: gli Atelier – Facciamo il teatro! con il coinvolgimento dei cittadini nell’esperienza diretta del palcoscenico assieme agli artisti in programmazione; la Scuola Serale, un’occasione di formazione per il pubblico con corsi legati alle discipline performative; i Talk, momenti di condivisione e dibattito che indagano rapporti e rimandi degli spettacoli con la cronaca, la letteratura e la cultura contemporanea; il Laboratorio Integrato Piero Gabrielli, fiore all’occhiello della proposta di teatro sociale, che quest’anno compie 25 anni confermandosi una delle realtà più sensibili e ricettive nello scambio fra teatro e disabilità; le Domeniche Indiane, dedicate alle nuove generazioni, per costruire una comunità che coinvolga i più piccoli e le famiglie; l’impegno ininterrotto di Maturadio, programma radiofonico di approfondimento culturale nato durante i mesi di lockdown a sostegno delle studentesse e degli studenti maturandi. L’offerta di formazione per il pubblico non può infine prescindere da interventi a carattere frontale, come i Blitz nelle scuole; gli incontri domenicali di Luce sull’Archeologia, un successo senza precedenti giunto alla VII edizione, che quest’anno ricostruirà la storia di Roma Da Capitale di un Impero all’ultima Roma antica; e le Visite Spettacolo alla scoperta dei luoghi segreti di Argentina, India, Torlonia e Valle.

Accompagnerà il Cantiere dell’immaginazione in un percorso a più dimensioni – fra teatro, danza, performance, poesia, musica, pensiero critico, attivismo, forme di vita – The Performer, progetto di ricerca del Teatro di Roma e realizzato in collaborazione con NERO. Uno spazio di riflessione intorno al corpo e alla liveness fuori e dentro la scena a cura di Lorenza AccardoIlenia CaleoGiulia CrispianiPaola GranatoGraziano GrazianiValerio MattioliValerio MannucciAttilio Scarpellini.

PRIMA PARTE DI STAGIONE: UN TRIMESTRE DI PRODUZIONI FRA ARGENTINA E INDIA

Dall’autunno prende il via il progetto produttivo del Teatro di Roma per una prima parte di Stagione estremamente connotata da produzioni e coproduzioni firmate da artisti e artiste che rileggono i classici con sguardo contemporaneo, insieme a creatori della scena che guardano alle scritture e ai linguaggi più attuali. Un nutrito gruppo di presenze sperimentali e anticonvenzionali della scena performativa, maestri del teatro, espressioni del territorio e talenti emergenti, che si caratterizzano per capacità di innovazione e scrittura del contemporaneo, muovendosi con disinvoltura fra gli spazi e le architetture di Argentina e India a seconda del formato proposto.

GIACOMO BISORDI | GIORGIO BARBERIO CORSETTI | MASSIMO POPOLIZIO

FABIO CONDEMI | MICHELE DI STEFANO MUTA IMAGO INDUSTRIA INDIPENDENTE

DOM- FROSINI/TIMPANO DEFLORIAN/TAGLIARINI | ROBERTO RUSTIONI

 

L’apertura di Stagione del Teatro Argentina è affidata a Giacomo Bisordi, giovane regista di matura sensibilità scenica, che ribalta in invenzione l’assenza di contatto dovuta alle limitazioni anti-Covid con la nuova produzione Uomo senza meta, microsaga familiare del norvegese Arne Lygre, sulle delusioni del sogno capitalista e le ambiguità dei comportamenti umani, tra sentimenti, denaro e potere (17/25 ottobre). Con lo stesso spirito con cui ha rigenerato le modalità spettacolari e di produzione nel corso della sua carriera, e una speciale attenzione rivolta all’interazione dei linguaggi teatrali con spazi diversi, Giorgio Barberio Corsetti immagina per l’Argentina una produzione ispirata alle Metamorfosi di Franz Kafka, che ripercorrerà l’opera del grande scrittore del Novecento evocando con potenza l’idea di costrizione del nostro tempo, in una riflessione sulle negazioni e il distacco (10 novembre/6 dicembre). Torna Massimo Popolizio con le due produzioni di successo firmate nella passata Stagione, a rinnovare una lettura dei classici che si fa sguardo sul presente: da Furore di John Steinbeck, affresco epico sulla grande Depressione tra migranti, povertà e crisi sociale, che rivela la sua travolgente attualità nella drammaturgia di Emanuele Trevi (15/20 dicembre e 5/10 gennaio); ai versi affilati ed erotici di Gioachino Belli con l’accompagnamento di Valerio Magrelli (29/30 dicembre).

Il Teatro India, già espressione dell’intervento trasformativo che il Teatro di Roma ha intrapreso dalla scorsa Stagione, si consolida come luogo aperto alla creatività emergente e integrato in reti internazionali, con una notevole spinta al rigore e alla qualità delle proposte. Oceano Indiano è il progetto produttivo e abitativo che invera questo impegno attraverso il quintetto di compagnie in residenza, rimaste attive anche durante i giorni di lockdown dai microfoni della neonata Radio India, diventata in pochi mesi un punto di riferimento per l’incontro fra compagnie e spettatori. La vita della radio, nata come risposta artistica all’esigenza di chiusura, prosegue fuori dall’emergenza radicandosi nello spazio fisico della sala, senza perdere la connotazione di luogo immaginario che si pone come virtuale spazio d’incontro e punto di contatto tra le realtà del teatro. La programmazione spettacolare si compone, invece, dei singoli risultati produttivi delle compagnie che affiorano a partire dall’autunno: Fabio Condemi con La filosofia nel boudoir affronta una delle opere più controverse di de Sade (1/11 ottobre) e ripropone per la scena l’omaggio pasoliniano di Questo è il tempo in cui attendo la grazia (2/15 novembre); Michele Di Stefano (mk) presenta l’evoluzione del suo Pezzi anatomici, proseguendo la sua indagine coreografica tra sala prove e scena (6/10 ottobre); Muta Imago (Riccardo Fazi e Claudia Sorace) con Sonora Desert invita a sperimentare una dimensione liminale del tempo e dello spazio tra performance e installazione, in collaborazione con Romaeuropa (7/22 novembre); Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri) con Klub Taiga propone un formato drammaturgico ibrido, una scena diffusa destinata alle controculture (14/17 gennaio); mentre i DOM- (Leonardo Delogu e Valerio Sirna) con WILD FACTS/FATTI FEROCI, prima edizione del progetto triennale Nascite di un giardino, si confrontano con il concetto di “archivio dal vivo” nella creazione partecipata di un giardino semipermanente per gli spazi esterni di India (dal 2 ottobre al 20 dicembre). Da gennaio prenderà invece il via una seconda fase per Oceano Indiano, che vedrà gli artisti residenti affiancare l’intera Stagione co-progettando altre forme di lavoro collettivo e di creazione in una trama di aperture performative, opere site-specific, letture collettive e laboratori aperti alla cittadinanza.

La drammaturgia contemporanea è il perno delle produzioni e coproduzioni che vivranno sui palcoscenici dell’India lungo tutto l’autunno fino ad arrivare a gennaio: La rivolta degli oggetti de La Gaia Scienza, spettacolo d’esordio del sodalizio CorsettiSolariVanzi, ritorna dopo il successo della passata Stagione per far rivivere i versi rivoluzionari ed esistenziali di Majakovskij nel corpo-segno di tre giovani performer (20/25 ottobre); il viaggio nel mito fondativo della Rivoluzione francese di Frosini/Timpano con Ottantanove, in collaborazione con Romaeuropa (28 ottobre/1 novembre); il rinnovato investimento coproduttivo sul duo Deflorian/Tagliarini con Scavi, in cui i due artisti riportano alla luce le scoperte che hanno accompagnato il processo creativo di Quasi Niente, spettacolo ispirato al film di Antonioni (28 novembre/6 dicembre); il duo firma inoltre la regia di Chi ha ucciso mio padre, del giovane francese Édouard Louis (13/24 gennaio), spettacolo mancato e riprogrammato dalla scorsa Stagione come VAUDEVILLE! di Roberto Rustioni, riscrittura libera e vitale da Eugène Labiche per uno spettacolo che restituisce il volto più ridicolo e assurdo della condizione umana (1/13 dicembre).

È con rinnovato impegno, a fronte del momento emergenziale, che il Teatro di Roma opera in stretta relazione con il sistema culturale locale e nazionale, sostenendo le proprie scelte artistiche anche grazie alla complicità delle sue collaborazioni con istituzioni, strutture e reti che contribuiscono a promuovere e integrare le rispettive programmazioni e coinvolgere pubblici sempre nuovi. Su questa topografia immensa, l’autunno si apre sui palcoscenici del Teatro di Roma con il meglio della creatività contemporanea, che passa dalle proposte dei cartelloni di Romaeuropa Festival, con la co-realizzazione delle produzioni dei Muta Imago (Sonora Desert), dei Frosini/Timpano (Ottantanove) e dei franco-catalani Baro d’Evel (); mentre si conferma la relazione con Short Theatre, con attività formative al Teatro India e in chiusura di edizione al Teatro Argentina con la co-realizzazione della pièce del collettivo catalano El Conde de Torrefiel (La Plaza). Si consolida il rapporto sinergico con l’Accademia Silvio d’Amico attraverso la condivisione degli spazi di prova di India e la valorizzazione dei nuovi talenti della scena con il biennio di specializzazione in recitazione e regia.

Molte le partnership trasversali con istituzioni e reti che attraversano più discipline, come i Premi Tuttoteatro.com 2020 – alle arti sceniche “Dante Cappelletti” XIV edizione, “Renato Nicolini” VII edizione, “Miglior Teaser” II edizione – Teatri di Vetro, Accademia Filarmonica Romana, il Centro Studi Giuseppe Gioacchino Belli, l’Azienda Speciale Palaexpo, i rapporti con le Accademie e le Università romane. Si salda lungo tutta la Stagione il rapporto con il micro-festival Allezenfants! per gli studenti delle Scuole di secondo grado, con OnStage! festival per portare il teatro americano a Roma, e con l’attivismo urbano, le associazioni cittadine, i centri sociali e poli culturali come Spintime e molti altri. Il Teatro di Roma si conferma inoltre main partner del progetto Dominio Pubblico, il più significativo evento italiano focalizzato sulla creatività Under 25 nell’ambito delle arti sceniche con attività di formazione e avvicinamento dei giovani allo spettacolo dal vivo, e il loro coinvolgimento nell’organizzazione di un vero e proprio festival al Teatro India.

Il Teatro di Roma inaugura quest’anno la collaborazione con il progetto europeo INFRA, Inclusive Network for Refugee Artists, progetto sostenuto dalla Commissione Europea, ideato e organizzato assieme a numerosi partner internazionali – Latitudes Contemporaines (Lille), Vooruit Arts Center (Gent), Music and Drama Theatre (Tbilisi), la National School of Visual Arts di La Cambre (Bruxelles), MIR Festival (Atene) – con l’obiettivo di lavorare sulla visibilità di artiste e artisti migranti, investendo nel sostegno alle loro idee e creazioni, come accade in questa Stagione per Il mio filippino. Invisible Bodies, Neglected Movements dell’emergente Liryc Dela Cruz. Il Teatro di Roma è partner locale del progetto europeo Fabulamundi Playwriting Europe: Beyond Borders? di Pav, dedicato alla drammaturgia contemporanea europea e volto a intensificare il legame tra l’offerta culturale, la mobilità degli artisti e la formazione del pubblico.

SECONDA PARTE DI STAGIONE: PRODUZIONI, RECUPERI E OSPITALITÀ

La scena nazionale

La seconda parte di programmazione della Stagione, che si decide di anticipare in questa sede e di cui verranno forniti maggiori dettagli, si compone innanzitutto degli importanti recuperi di spettacoli sospesi a fronte della mancata offerta della Stagione passata. Non mancano però novità nazionali e internazionali, in un raccordo unico di produzioni e ospitalità che, con continui rimandi e articolazioni, si snoderanno nei diversi spazi del Teatro di Roma amplificando le potenzialità delle sedi principali.

GIORGIO BARBERIO CORSETTI | CARLO CECCHI | LISA NATOLI | MOTUS | MARIO MARTONE |

EMMA DANTE | ROBERTO ANDÒ | LUCIA CALAMARO | BABILONIA TEATRI | SANTORO-TILLI | SILVIO ORLANDO |

ENZO MOSCATO | MASSIMILIANO CIVICA | BIANCOFANGO | CARMELO RIFICI | FABIANA IACOZZILLI

 

Al Teatro Argentina, tra le produzioni in programma, il debutto del nuovo progetto d’arte partecipata di Giorgio Barberio Corsetti che, ad aprile, approda con lo spettacolo Amleto, o della gioventù usurpata, un viaggio attraverso l’Amleto di Shakespeare che farà da guida per l’intera Stagione tra il lavoro sul territorio dei laboratori e le conseguenti risonanze nei Teatri in Comune. Tra le coproduzioni riprogrammate ritroviamo a febbraio Carlo Cecchi, funambolo intransigente della scena, con il dittico Dolore sottochiave e Sik-Sik, l’artefice magico, attraverso cui restituisce l’amarezza e il realismo eduardiani in una riflessione sul teatro come metafora della vita; si recupera a marzo Lisa Ferlazzo Natoli e la sua compagnia lacasadargilla con When the Rain Stops Falling, il racconto distopico del drammaturgo australiano Andrew Bovell, spettacolo recentemente premiato da un tris di Ubu.

Al Teatro India si inaugura la seconda fase del progetto Oceano Indiano, che vedrà a maggio il ritorno di Klub Taiga di Industria Indipendente, e in estate il debutto di Camp, ideato da DOM-. Gli artisti residenti saranno inoltre impegnati, non più soltanto singolarmente ma collettivamente, nella creazione e produzione di un lavoro comune e aperto ai cittadini, per confrontarsi assieme sulle spinte con cui il teatro e i suoi spettatori e spettatrici si trovano a convivere in questo momento storico. Sui palchi del teatro si avvicenderà poi un’antologia di sensibilità coese al progetto culturale per temi e formati, portando in scena realtà e contraddizioni dei nostri tempi con l’immediatezza e il racconto dell’esperienza diretta: la nutrita schiera di coproduzioni si dispiega ad aprile con Tutto Brucia (da Le Troiane), per la regia di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, in un inedito incontro produttivo tra Teatro di Roma e Motus; segue la creazione produttiva che rinnova il legame del Teatro di Roma con Mario Martone, che invita il pubblico ad entrare nel mondo di Goliarda Sapienza con Il filo di mezzogiorno, un corpo a corpo nei ricordi e nel percorso psicanalitico della grande scrittrice rimasta a lungo misconosciuta.

L’estate vedrà poi la maturazione di una coproduzione con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, che impegnerà gli allievi e le allieve del Biennio di specializzazione in uno spettacolo destinato ai parchi della periferia romana, con il coinvolgimento del Globe Theatre, proseguendo la collaborazione iniziata con I gentiluomini di Verona per la regia di Andrea Baracco.

La scelta degli spettacoli in ospitalità aderisce alla costruzione identitaria di un teatro plurale, in dialogo con Teatri Stabili, compagnie e strutture indipendenti, nazionali ed estere. Una condivisione di sguardo e contenuti, attenta alla qualità delle proposte e a cogliere le reinvenzioni del repertorio fra il meglio della sperimentazione. A partire dagli spettacoli che si avvicenderanno a gennaio sul palco dell’Argentina con il teatro di Emma Dante in Misericordia, favola contemporanea sulla disperata solitudine di un popolo di donne offese dalla violenza, con il profetico testamento di Thomas Bernard contro il ritorno dei totalitarismi in Piazza degli Eroi, per la prima volta portato in scena in Italia con la regia di Roberto Andò; seguono a febbraio all’India Smarrimento di Lucia Calamaro, monologo sulla sospensione dell’esistenza, e Padre Nostro di Babilonia Teatri, un ritratto di famiglia dove niente è al suo posto, mentre Federica Santoro e Luca Tilli con Hedvig, lavorano in modo estrattivo sull’Anitra Selvatica di Ibsen, ricavandone una riscrittura vicina al collasso della materia linguistica, sonora e umana; a marzo l’Argentina ospita Silvio Orlando con La vita davanti a sé di Roman Gary, racconto di un disperato bisogno di amare dal potente valore contemporaneo, intanto India è palcoscenico del monologo Compleanno di Enzo Moscato, un festeggiamento “in assenza” dedicato ad Annibale Ruccello, e di Modo Minore, sempre ad opera del drammaturgo regista e attore, un viaggio mnemonico-musicale che si sposta danzando discretamente nel giocoso impero canoro napoletano degli ultimi tre decenni del ‘900; ad aprile si recupera all’India uno degli spettacoli sospesi nella stagione mancata, l’Antigone sofoclea di Massimiliano Civica, e si accoglie About Lolita dei Biancofango, dal romanzo di Nabokov, un dialogo con l’arte che addensa dolore e piacere; in coda di Stagione, a maggio, arriva all’Argentina Macbeth, le cose nascoste, riscrittura shakespeariana sugli archetipi dell’inconscio firmata da Carmelo Rifici, mentre a India in programma il docupuppets per marionette e uomini, La classe, di Fabiana Iacozzilli, che indaga il rapporto tra l’infanzia e il diventare adulti in un amarcord alla maniera di Kantor.

Un teatro internazionale

All’apertura di spazi e di concetti corrisponde quest’anno un forte impegno di ricerca ed esplorazione dello scenario internazionale, proprio nel momento in cui i rapporti fra gli Stati attraversano un momento storico tanto delicato. Così, il teatro si propone come il filo di Arianna per ritrovarsi nel labirinto della cittadinanza universale. Le proposte individuate oltre i confini nazionali sono in linea con la volontà di restituire al pubblico un teatro del presente, aggiornato sui temi della più bruciante attualità.

EL CONDE DE TORREFIEL | TIAGO RODRIGUES | PHIA MÉNARD

MILO RAU | RAQUEL SILVA | MARION SIÉFERT | LIRYC DELA CRUZ

E LE LITUANE LINA LAPELYTE VAIVA GRAINYTE E RUGILE BARZDZIUKAITE

 

 

Sarà un tris di artisti di fama internazionale a costellare la seconda parte di Stagione: il collettivo catalano El Conde de TorrefielTiago Rodrigues e Phia Ménard rispettivamente dalle scene portoghesi e francesi, impegnati sia sul palco dell’Argentina che su quello dell’India con due differenti formati, ciascuno adatto alla specifica identità del palco in cui verrà presentato. Nella programmazione troveranno inoltre spazio le creazioni di Raquel Silva, di Marion Siéfert e dell’emergente Liryc Dela Cruz, oltre alla nuova creazione cinematografica di Milo Rau e ad una speciale istallazione ad opera di un collettivo di artiste lituane.

Il collettivo catalano El Conde de Torrefiel, dopo aver aperto l’Argentina con La Plaza, in co-realizzazione con Short Theatre, torna a marzo all’India con Los protagonistas, un’installazione multimediale dedicata a un pubblico di tutte le età, che trasformerà la Sala Oceano Indiano in un labirinto scenico in cui girovagare facendo appello all’intuizione e alla sensibilità dello spettatore, a cui viene chiesto di mettere in gioco se stesso e il proprio mondo immaginario.

Il teatro sovversivo, poetico e collettivo di Tiago Rodrigues, regista portoghese e direttore del Teatro Nazionale di Lisbona, è protagonista della prima coproduzione internazionale di questa direzione del Teatro di Roma, che sarà presentata a febbraio all’ArgentinaCatarina e la bellezza di uccidere un fascista, il rito incrollabile di una famiglia che, da oltre 70 anni, si tramanda la missione di eliminare i rappresentanti del fascismo; tuttavia, Catarina rompe la tradizione e innesca una riflessione su cosa sia un fascista e se la violenza possa essere un’arma valida nella lotta per un mondo migliore. Rodrigues torna poi ad aprile con la sua pièce “manifesto” By Heart, per coinvolgere il pubblico di India in una performance sull’importanza della trasmissione, che solo l’atto di memorizzare un testo può innescare.

Felice ritorno per il secondo anno in Stagione della regista e coreografa francese Phia Ménard con un dittico di proposte che, dando parola al corpo come pratica di resistenza e liberazione, ripensa l’umano e la sua identità. Sul palco di India a febbraio porta in scena Maison Mère, performance commissionata da Documenta 14 di Kassel in cui, ispirandosi alla casa di Atena, il Partenone che proteggeva il tesoro della città, immagina una dimora di protezione per l’Europa; mentre a marzo approda all’Argentina con Saison Sèche, dall’ultima edizione del festival di Avignone, una storia di sette donne che sfida il potere patriarcale con la danza, secondo nuovi rituali e un universo artistico proteiforme che prende in prestito dalle arti plastiche, dal teatro, dal cinema antropologico.

All’inizio del 2021 il Teatro di Roma torna a ospitare una creazione di Milo Rau, fra i più acclamati innovatori del teatro d’avanguardia internazionale, con la proiezione del film Il Nuovo Vangelo, a restituzione dell’ampio progetto perseguito dall’artista svizzero e conclusosi sul palco dell’Argentina lo scorso ottobre con l’Assemblea Politica La rivolta della dignità – Resurrezione. Il film, presentato in prima mondiale alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, si costituisce come un’indagine al confine fra realtà, teatro e cinema, con un cast di rifugiati e contadini disoccupati a narrare la “passione” di un’intera civiltà.

Il mese di maggio vede debuttare un’originale coproduzione con Le Manège de Maubeuge dal titolo Pigs – acronimo inglese usato negli ambiti finanziari per indicare “Portogallo, Italia, Grecia e Spagna”, ovvero i Paesi dell’Unione Europea giudicati economicamente troppo fragili – in cui la regista Raquel Silva inventa una favola filosofica sul possesso, e a partire dalla crisi economica post 2008 ritraccia il percorso di un personaggio femminile il cui quotidiano è mutato dai fantasmi della crisi, raccontando con graduale presa di coscienza il sentimento di un cambiamento necessario. Sempre a maggio l’incontro vulcanico con la regista Marion Siéfert, che racconta di aver setacciato in lungo e in largo «tutte le battaglie rap dell’Île-de-France», alla ricerca dei suoi personaggi e di averli trovati infine nella rapper Original Laeti e nella ballerina popping Janice Bielieu, al centro di Du Sale !, uno spettacolo su due arti che difficilmente si incontrano – rap e teatro – per cantare incubi e sogni di donne e uomini. Si prosegue al Teatro India con Il mio filippino. Invisible Bodies, Neglected Movements, un progetto del talento emergente Liryc Dela Cruz, artista filippino residente in Italia che parte dall’analisi dei movimenti, dei gesti e dei processi degli addetti alle pulizie filippini in Italia. Il progetto, che indaga i problemi delle seconde generazioni, degli immigrati e delle loro fatiche nel difficile tentativo di uscire dagli stereotipi, si strutturerà con una prima fase di documentazione che getterà le basi per la successiva traduzione nei passi di una danza popolare.

La Stagione si conclude a giugno con un’installazione performativa di grande respiro internazionale, che rivelerà il Teatro Argentina in una modalità assolutamente inedita: Sun & Sea, il progetto vincitore del Leone d’Oro Arte dell’ultima Biennale di Venezia, firmato dalle artiste lituane Lina LapelyteVaiva Grainyte e Rugile Barzdziukaite, nell’unico allestimento italiano, che impegnerà tutta la platea del teatro. Un’opera lirica per 13 voci che, dopo aver affascinato il mondo internazionale dell’arte e dello spettacolo dal vivo, approda all’Argentina con una spiaggia vista dall’alto e un gruppo di bagnanti sulla sabbia che, sdraiati come in un’opera d’arte, si lasciano osservare dal pubblico a cui offrono una sinfonia globale, un coro universale di voci umane dedicato a una riflessione sulla crisi ambientale.

Inclusivo, sociale, progettando un teatro per le nuove generazioni

In continuità con la passata Stagione, il Teatro di Roma riserva una sezione speciale della programmazione dedicata interamente al pubblico dei ragazzi delle ragazze e delle loro famiglie, articolata in una serie di progettualità e azioni rivolte alle nuove generazioni. Una varietà di proposte multidisciplinari e trasversali alle arti della scena, ampliata e diffusa negli spazi dei teatri – trovando nel Teatro Torlonia la sua casa d’elezione – e affidata per il primo anno alla cura di Fabrizio Pallara, regista romano della ventennale compagnia teatrodelleapparizioni. Altra punta di diamante della progettualità per le nuove generazioni è l’eccellenza del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli per ragazzi e ragazze con e senza disabilità, condotto da Roberto Gandini, al cuore dello sguardo sociale del Teatro di Roma.

Il progetto dedicato alle nuove generazioni rinasce dunque aggiornato da una forte componente di coinvolgimento e con uno spirito ancora più creativo e immersivo, volto a incoraggiare e valorizzare la formazione dei piccoli spettatori e delle piccole spettatrici. La curatela di Fabrizio Pallara punta su tre momenti di ricerca fondanti del progetto artistico: la seconda edizione di Voce parole, rassegna di narrazione diffusa nei diversi spazi del teatro per esplorare nuovi sguardi sul mondo (26 dicembre/6 gennaio); l’appuntamento di approfondimento sull’universo dell’infanzia con il festival Contemporaneo futuro, fra spettacoli al debutto e incontri per ragionare sull’arte destinata alle nuove generazioni (a India e Torlonia nel mese di aprile); una Stagione di spettacoli e progetti del Teatro Torlonia, con speciali appuntamenti dedicati agli spettatori e alle spettatrici più giovani per costruire traiettorie condivise sulla realtà.

L’offerta di spettacoli dedicati all’infanzia prosegue all’India fra danza e prosa con l’esperienza immersiva di Los protagonistas, in cui la compagnia catalana El Conde de Torrefiel inviterà spettatrici e spettatori a utilizzare in prima persona degli oggetti drammaturgici muovendosi nello spazio di sei diverse istallazioni; e con Kafka e la bambola viaggiatrice, del teatrodelleapparizioni con la regia dello stesso Pallara, tratto dal romanzo Kafka y la muñeca viajera di Jordi Sierra i Fabra, che recupera un episodio del 1923 in cui, Franz Kafka, non ancora celebre, si imbatte in una bambina disperata perché ha perso la sua bambola e, attraverso ventuno giorni di lettere, decide di immaginare per lei un’altra verità.

Non si ferma l’impegno del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, da sempre luogo di scambio tra scuola, teatro e famiglie, momento formativo per professioniste e professionisti del teatro e occasione di lavoro per attori e attrici con e senza disabilità. Guidato dal regista Roberto Gandini, il Gabrielli continua ad arricchire il proprio lavoro ogni anno di nuove esperienze attraverso l’inclusione e l’ingresso di giovani ragazzi e dei contributi collettivi delle loro famiglie; ma anche degli interventi provenienti da parte del mondo delle associazioni, di operatori e operatrici del settore, insegnanti e professionisti del teatro che partecipano al programma di incontri laboratoriali su temi sensibili e concreti legati alla disabilità.

A partire proprio da questi incontri, documentati anche in video, prenderà forma la rielaborazione drammaturgica del progetto Asimmetrie emotive, il cui saggio andrà in scena il 5 ottobre al Teatro India, mentre il docufilm sulle fasi salienti del percorso laboratoriale biennale, sarà presentato il 20 novembre al Teatro Argentina, in occasione del venticinquesimo anniversario dalla fondazione del Piero Gabrielli. Inoltre, per festeggiare il centenario della nascita dello scrittore e poeta Gianni Rodari, andrà in scena al Teatro India un dittico di spettacoli diretti dallo stesso GandiniGli attrezzi di Rodari, antologia di sei storie che si compone di racconti e improvvisazioni a opera delle attrici e degli attori della Piccola Compagnia del Piero Gabrielli (11 ottobre); e torna anche L’albero di Rodari con le sue piccole storie di gioia e felicità, di solidarietà fra le persone e di attenzione alle persone e ai diritti dei più piccoli, nel suggestivo mosaico di brani sul tema del Natale, del Capodanno e dell’Epifania (22/30 dicembre). Infine, il Piero Gabrielli, in collaborazione con CEPELL – Centro per il libro e la lettura e Biblioteche di Roma, propone per i diversi cicli scolastici un programma di interventi formativi e laboratoriali con un contest finale, inserito nella quarta edizione del Festival della lettura ad alta voce, che si svolgerà al Teatro Argentina il 18 dicembre.

 

La danza delle Grandi Pianure

Grandi pianure suggerisce già nel titolo l’ampiezza di vedute che la rassegna promuove, affidando alla qualità delle scritture coreografiche e degli spettacoli il compito di dare organicità ad un progetto che desidera offrire alla città visioni artistiche all’insegna dell’innovazione e della multidisciplinarietàLa programmazione è pertanto strutturata privilegiando spettacoli, artiste, artisti e formati che dialogano in maniera incisiva con il teatro, la cultura musicale, la performance, le arti visive e la contaminazione tra i diversi linguaggi artistici.

TRAJAL HARRELL BORIS CHARMATZ MARLENE MONTEIRO FREITAS

DANIELE ALBANESE NACERA BELAZA MICHELE DI STEFANO

 

IVANA MULLER FRANCESCA GRILLI JEROME BEL CÉSAR VAYSSIÉ

CRISTINA KRISTAL RIZZO | INDUSTRIA INDIPENDENTE | NICOLA GALLI

PANZETTI-TICCONI | JAMILA JOHNSON SMALL | YASMINE HUGONNET

 

Anche per questa Stagione è ampio e articolato lo spazio riservato alla visione eclettica della danza, come strumento di esplorazione del mondo e riflessione non stereotipata sulle possibilità della coreografia contemporanea e sulla ricerca coreutica. Con Grandi Pianure, progetto affidato a Michele Di Stefano, la danza entra nei cartelloni del Teatro di Roma, ancora più amplificata e diffusa in spazi non convenzionali, ma soprattutto integrata nel flusso dei programmi dei teatri e strutturata in risonanza con i temi del progetto artistico.

Ad affollare il cartellone di proposte, la presenza di artiste e artisti italiani e stranieri, protagonisti indiscussi della scena coreografica estera e giovani talenti che mantengono alto il profilo della ricerca sul linguaggio della danza e sulla sua articolazione nel dibattito legato alla politica del corpo. Tra gli artisti in programma al Teatro India: il coreografo e danzatore americano di fama mondiale Trajal Harrell, coinvolto nella programmazione annullata con il suo Caen amour e che torna invece a gennaio con Dancer of the Year, un riflessivo assolo di danza in cui l’artista si focalizza sull’autorappresentazione, tra origini, eredità e valore dell’arte; capofila della “nouvelle vague” francese danzatore e coreografo iconoclasta tra i più apprezzati, Boris Charmatz porta in scena a maggio Danse de nuit, una danza notturna di sei danzatori per un’indagine sulla presenza e sulla relazione tra luogo, arte e pubblico; la coreografa e danzatrice Marlene Monteiro Freitas invita il pubblico in un mondo estetico e morale le cui credenze sono messe alla prova con il suo Bacantes, un’indagine sulla ferocia e sul desiderio di pace; la voce e danza “in assenza” di Eva Karczag in Home Altrove di e con Daniele Albanese. A recupero delle date mancate nella scorsa Stagione, tornano la coreografa franco-algerina Nacera Belaza con Le Cercle, a marzo a India, per un lavoro libero che arriva a cancellare l’identità dei singoli interpreti; e infine lo stesso Michele Di Stefano con l’immersione nel paesaggio e nell’altrove di Parete Nord a maggio all’Argentina.

Grandi pianure è immaginata per favorire processi di avvicinamento di un pubblico vasto allo spettacolo di danza contemporanea, puntando sulla capacità della danza di dissezionare aspetti nascosti della natura umana e rivolgendosi al rigore autoriale dei protagonisti della rassegna, che si offrono senza riserve allo sguardo di spettatrici e spettatori. Propositi che si rinnovano in Buffalo, sezione in bilico tra performance e arti visive interamente programmata negli spazi dell’Azienda Speciale Palaexpo con la collaborazione di Istituto Svizzero e Institut Français. Un “fuori scena” che esplora il perimetro della forma spettacolare e articolato in un programma denso di incontri. Si parte da Hors-Champ di Ivana Muller, colonia artificiale di tende dove trovano spazio dialoghi sospesi; Sparks di Francesca Grilli, che ribalta la relazione di potere tra adulti e bambini mettendo nelle mani di quest’ultimi la sapienza della divinazione; le tre apparizioni non consecutive di Shirtologie di Jerome Bel, lavoro senza tempo ormai entrato nella storia; il cinema inedito e mozzafiato di César Vayssié, l’assunzione della presenza come veicolo di abbandono di Cristina Kristal Rizzo; la misteriosa indagine geroglifica di Industria Indipendente, il corpo termo-dinamico di Nicola Galli, quello in bilico tra appartenenza e sparizione di PanzettiTicconi e il potenziale della danza come pratica radicale operato da Jamila Johnson Small e da Yasmine Hugonnet.

 

Infanzia e underground, lo scrigno del Teatro Torlonia

Lo storico edificio del Teatro Torlonia, nel cuore verde della Villa da cui prende il nome, si presenta al pubblico per la Stagione 2020/21 seguendo due direzioni progettuali, orientate a ripensare la sala di fine Ottocento in vivace contatto con il presente e con uno sguardo che accolga la sua specificità di luogo vivo, contemporaneo, popolare.

Il contesto museale ha bisogno di dialogare in maniera fluida con una possibilità di abitazione, nel rispetto della storia e degli spazi, ricercando i modi in cui attraversare e vivere il luogo che mettano in relazione condizioni di praticabilità e occasioni di visione. Da questa consapevolezza partono le due direttrici parallele: una rivolta al mondo dell’infanzia, a cura di Fabrizio Pallara, che abiterà il teatro in residenza con la sua compagnia teatrodelleapparizioni; l’altra rivolta alla scena underground a cura di Sgombro, con cui si riavvia il dialogo interrotto a causa dell’emergenza pandemica. Due anime che coabiteranno la programmazione intessendo lo spirito di uno spazio aperto alle relazioni con il quartiere e con la città, che si rende disponibile al territorio e alle necessità trasversali di cittadine e cittadini, diventando la casa di eventi e realtà anche distanti dall’attività strettamente teatrale, come i concerti. Un approccio orizzontale alle arti che punta sulla forza accentratrice della scena, aggregatrice naturale di persone e di contesti, per tracciarne in maniera chiara la vocazione contemporanea dello spazio.

Fabrizio Pallara evoca un teatro che è un polo destinato alle nuove generazioni attraverso la progettazione di una Stagione di festival, eventi e spettacoli attorno alla ricerca sul contemporaneo a partire dal ragionamento sull’infanzia. La compagnia in residenza, il teatrodelleapparizioni, abiterà lo spazio accogliendo gli ospiti che vorranno percorrerlo, attraverso proposte come la seconda edizione della rassegna di narrazione, Voce parole; l’appuntamento di esplorazione dell’universo dei bambini con il festival Contemporaneo futuro, fra spettacoli al debutto e incontri per ragionare sull’arte destinata alle nuove generazioni; il cartellone di spettacoli del Teatro Torlonia articolato fra progettualità e proposte trasversali alle arti della scena, come La musica dell’Avvenire, appuntamenti con musica da camera a cura della Roma Tre Orchestra con la direzione artistica di Valerio Vicari.

L’altra faccia della programmazione sarà invece affidata al recupero della collaborazione con Sgombro, e vedrà dipanarsi un percorso di formati di nuova drammaturgia affiancati dai progetti di attori-autori-musicisti dell’underground romano, pronti a presentarsi al pubblico del quartiere con forme e varietà spettacolari che mutano dallo stile classico alla sperimentazione, vero e proprio teatro comico, passando per il teatro canzone e la performance. Un gruppo di artiste e artisti, drammaturghi e performer tra i più interessanti della scena romana contemporanea, che lavorano sulla comicità, sull’ironia, interpretando i grandi temi del presente: la precarietà, il senso dell’arte e Roma, una città che continua a partorire genialità artistiche come forma di resistenza.

Un doppio binario per creare un tessuto connettivo tra i processi e le pratiche che si muoveranno nello spazio del monumentale scrigno di bellezza del Torlonia, e per costruire insieme un teatro che vada oltre la sua consueta attività, dove il momento della visione diventi solo una delle opportunità offerte, tra tante proposte di attraversamento e conoscenza.

Mostre, incontri, laboratori e narrazioni: il Teatro Valle

Gioiello architettonico ricco di storia e di fascino spettacolare, il Teatro Valle si “mostra” alla città per la Stagione 2020/21 come luogo del prima e del dopo dello spettacolo dal vivo, di cui serba secoli di segreti e memorie antiche. La programmazione segue, infatti, una doppia vocazione progettuale, che vede la sua storica sala settecentesca farsi scenario da un lato di creazioni culturali e prodotti del pensiero, e dall’altro di esposizioni, mostre, narrazioni e racconti. I primi volti ad integrare il teatro nel sistema culturale della città con attività formative e aperture pubbliche, mentre i secondi dedicati a recuperare il valore museale della memoria di uno spazio che è stato crocevia di infinite storie e grandi personalità del teatro.

La prima articolazione progettuale è rappresentata dall’Atelier Valle con un programma di laboratori, rassegne tematiche, studi, ascolti di podcast, opere site-specific, prove di spettacolo, approfondimenti, percorsi di teatro partecipato e visite guidate. Un caleidoscopio di iniziative per catturare e sviluppare tutto ciò che è germinale nel processo creativo e nella creazione artistica contemporanea, restituendolo alla cittadinanza con attività partecipative e accessibili a tutti, rivolte in particolare a giovani e studenti. Una fucina permanente di pensiero e di riflessioni in grado di conferire nuova vita alle possibilità del teatro e preservarne la relazione con il pubblico.

Parallelamente a queste attività si svolge la seconda sezione progettuale dal titolo Il Valle racconta… in cui la storica sala si racconta come luogo della memoria dei più grandi del teatro, a partire dalla mostra La grande arte del ridere. Gli Scarpetta al Valle, dedicata a Eduardo Scarpetta e alla sua famiglia, che torna a vivere nella sala fino al 27 settembre, dopo il successo dell’allestimento inaugurale dell’anno precedente, arricchito da nuovi materiali in esposizione, eventi e incontri.

A partire dal mese di novembre, si prosegue nel viaggio dei momenti cruciali del teatro italiano con una mostra fotografica nella sala del Valle dedicata a Luca Ronconi a cinque anni dalla sua scomparsa. Lo sguardo di Luca, a cura di Gianfranco Capitta, un percorso in immagini che si concentrerà sul rapporto dell’artista con il Teatro di Roma, della cui storia è stato un grande protagonista; lo sguardo dietro alla macchina fotografica è di Marcello Norberth, che Ronconi stesso volle come “occhio” dei suoi spettacoli e i cui scatti costituiscono pertanto non solo una documentazione, ma un’analisi penetrante del lavoro del regista a partire dalle Due commedie in commedia (1984) fino a Diario privato (2005). Nel foyer verrà inoltre allestita una sezione documentaria dedicata agli spettacoli di Ronconi ‘attore’ al Valle dove debuttò, non ancora diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, nel 1953 in Tre quarti di luna diretto da Luigi Squarzina. Sempre al Valle, Ronconi debuttò come regista dieci anni dopo nel 1963 con La Bettina. Curata da Sandro Piccioni, la sezione documentaria è realizzata grazie ai materiali dell’Archivio Ronconi-Centro Teatrale Santa Cristina, della Biblioteca del Burcardo Siae e dell’Archivio Luigi Squarzina.

Congiunge idealmente le due linee guida della programmazione uno sguardo speciale dedicato a Roma a partire dal Cantiere Amleto di Giorgio Barberio Corsetti che ha scelto la città eterna, e soprattutto le sue zone meno ovvie e più inquiete, come luogo di indagine per cercare di leggere la stratificazione contemporanea della città. Sarà un tentativo di leggere le tante città, spesso in conflitto tra loro, di cui oggi è composta l’Urbe. Sulla scia di scrittori e interpreti immaginifici della realtà urbana, come il Valerio Mattioli di “Remoria”, verrà proposto un attraversamento delle tante “Rome” di cui è composta la capitale che si depositeranno una mostra che avrà il suo centro al Valle, fatta di materiali espositivi, esiti di laboratori, materiali teorici elaborati anche incrociando la programmazione di incontri, lezioni e tavoli di lavoro. Incontri con scrittori, ascolti radiofonici, materiali fotografici e altri formati ancora si depositeranno all’interno del Valle trasformandola in una wunderkammer dell’irriducibile complessità della città, della sua umanità composita e delle smagliature delle vecchie idee di città che hanno prodotto in una delle aree urbane più estese d’Europa nuove forme di conflitto ma anche nuove forme di socialità.

Autore: Redazionale

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