Teatro Astra di Torino 25-27 settembre | ‘Niente di me’ di Arne Lygre inaugura la Stagione TPE-FCT

  

TEATRO ASTRA, DAL 25 AL 27 SETTEMBRE 2020

NIENTE DI ME DI ARNE LYGRE CON LA REGIA DI JACOPO GASSMANN
INAUGURA VENERDÌ 25 SETTEMBRE RE/START, LA STAGIONE TPE – FCT

Nuova Produzione TPE. Al Teatro Astra il testo dell’autore norvegese,
ritenuto l’erede di Ibsen e Jon Fosse e mai rappresentato in Italia.
Interpreti Sara Bertelà, Michele Di Mauro e Giuseppe Sartori

Re/Start, la Stagione settembre-dicembre 2020 di TPE – Teatro Piemonte Europa e Festival delle Colline Torinesi inaugura venerdì 25 settembre 2020 alle 21 al Teatro Astra, che riapre le sue porte al pubblico dopo sei mesi di chiusura.

L’apertura di stagione è affidata a una nuova, attesa Produzione TPENiente di me, del drammaturgo norvegese Arne Lygre, ritenuto da molti l’erede di Henrik Ibsen e di Jon Fosse e mai rappresentato prima sulle scene italiane. Il testo è tradotto e diretto da Jacopo Gassmann, per la prima volta impegnato in una regìa con un teatro torinese. Gli interpreti sono Sara Bertelà (che il pubblico di Torino ha già applaudito come Arsinoè in Molière / Il Misantropo di Valter Malosti e al Carignano in Una specie d’Alaska di Harold Pinter per Summer Plays), Michele Di Mauro e Giuseppe Sartori. Le luci sono firmate da Gianni Staropoli. Lo spettacolo è presentato in forma di studio e in prima nazionale, immediatamente a seguire il debutto di mercoledì 23 settembre alla Biennale Teatro di Venezia.

Nato nel 1968 a Bergen in Norvegia, Arne Lygre è considerato uno dei più importanti drammaturghi scandinavi. Ha pubblicato diversi romanzi prima di affermarsi come autore teatrale. Le sue opere sono state tradotte e rappresentate in diversi paesi: in particolare in Francia, dove Claude Régy al Théatre de l’Odéon e Stéphane Braunschweig al Théatre de la Colline hanno dedicato particolare attenzione al suo lavoro. Ha ricevuto il premio Brage 2004 e il premio Ibsen 2013. Dal 2014 al 2016 è stato il drammaturgo residente del Nationaltheatret di Oslo.

Uno spazio vuoto. Una donna e un uomo più giovane di lei. Si apre su una scena spoglia, il testo di Lygre. Sono lì, loro due, soli, entrambi lontani da un passato che si illudono di poter rimuovere. È un limbo sospeso fra ciò che è accaduto e ciò che sarà. Che potrebbe essere. Ogni cosa che l’uomo e la donna nominano prima o poi prende corpo: un tavolo, un divano, una camera con vista, il semplice desiderio di raggiungere il mare. Non è facile distinguere fra ciò che avviene per davvero e ciò che è solo affabulazione. Come nei processi onirici, la parola lascia alcune tracce in scena per poi cancellarle. Ma presto l’idillio d’amore si spezza. E il passato ricompare, costringendoli a fare i conti con le proprie ferite. Come Ibsen e FosseLygre gioca con i fantasmi della mente. Dice Gassmann: «Nei testi di Lygre i personaggi si esprimono su più piani linguistici e temporali. Spesso parlano di loro in terza persona, si guardano dall’esterno. Declinano le loro relazioni al presente, ma allo stesso tempo sono abitati da voci del passato e proiettati verso un futuro che sembrano già conoscere, desiderare, temere».

Note di regìa
Jacopo Gassmann

Mi sono imbattuto nell’opera di Arne Lygre attraverso le traduzioni francesi dei suoi testi, messi più volte in scena da Braunschweig negli anni della sua direzione artistica alla Colline, e prima ancora da Claude Régy all’Odéon.

Arne Lygre è un autore di difficile collocazione. Non solo per quella porzione di mistero che aleggia nei suoi testi così sfuggenti eppure così profondamente quotidiani, ma soprattutto per la forma particolare del suo teatro, della sua scrittura. Lo stile ellittico, scarnificato sembrerebbe avvicinarlo in qualche modo all’opera di Jon Fosse, ma sono molteplici i rimandi e le possibili associazioni: «La prima forte influenza è stata quella di Werner Schwab», afferma. «Rimasi impressionato dal linguaggio nelle sue opere, in particolare Sterminio. Più tardi ho ritrovato un utilizzo simile del linguaggio nei romanzi di Thomas Bernhard. Ci sono alcune cose che ho preso a prestito da Beckett: lo spazio chiuso, la demarcazione fra il mondo esteriore e lo spazio del gioco… ma c’è senza dubbio nei miei lavori l’influenza di Brecht».

Nei testi di Lygre i personaggi si esprimono su più piani linguistici e temporali. Spesso parlano di loro in terza persona, si guardano dall’esterno. Declinano le loro relazioni al presente ma allo stesso tempo sono abitati da voci del passato e proiettati verso un futuro che sembrano già conoscere, desiderare, temere. Tutto ruota intorno al potere della parola e alla sua capacità di influire sui nostri destini e su quelli delle persone a noi care. Niente di me è, in questo senso, uno dei suoi testi più rappresentativi e struggenti.

La scena si apre nel pieno di una relazione erotica fra una donna e un uomo più giovane di lei. Siamo in un appartamento spoglio: uno spazio vuoto, tutto da riempire. Non sappiamo molto, se non quello che i due personaggi decidono di dirci. Presto capiamo che si conoscono da poco. Entrambi hanno scelto di isolarsi dal mondo e di mettere un punto a quella che è stata, fin lì, la loro esistenza. Sospesi in un limbo fra passato e futuro, provano a costruire la loro storia d’amore. Ogni cosa che nominano prima o poi prende corpo: un tavolo, un divano, una camera con vista, il semplice desiderio di partire verso il mare. Non è semplice distinguere fra ciò che avviene realmente e ciò che è pura affabulazione. Come nei processi onirici, la parola lascia delle tracce in scena per poi cancellarle.

Non esiste possibilità di catarsi nelle opere di Lygre. I suoi personaggi seguono il filo di un destino tragico rinunciando a qualsiasi tipo di sublimazione. Nel tentativo di scrivere la propria biografia, queste identità così fragili sono in perenne fuga da sé stesse. L’idillio dei due protagonisti, infatti, verrà presto interrotto dalla visita di alcune figure (persone? fantasmi?) del loro passato che li costringeranno a fare i conti con le proprie ferite.

Jacopo Gassmann

È nato a Roma nel 1980. Si laurea (Bachelor of Arts) in regia cinematografica alla New York University e, in seguito, consegue un Master of the Arts in regia teatrale alla Royal Academy of Dramatic Arts di Londra. Durante la permanenza negli Stati Uniti frequenta corsi di regia teatrale e cinematografica in diverse università americane (Harvard, Ucla) e realizza diversi lavori (corti, video-arte) tra cui About the house (2004, da un’opera di Julio Cortazar, Competizione video cineasti del presente al Festival del film di Locarno). È autore di documentari tra cui: La voce a te dovuta, presentato ai festival internazionali di Locarno, Istanbul, Cinemed Montpellier, Montreal New Cinema and New Media, FIC Brasilia; Il più bel gioco del mondo, presentato in piazza del Campidoglio a Roma e al Genova film festival. Nel 2005 cura insieme a Luca Sossella e firma la regia teatrale dello spettacolo Il minore, ovvero preferirei di no con Roberto Herlitzka, sulla vita e l’opera di Ennio Flaiano, in scena all’Auditorium Parco della musica di Roma e ripreso nel 2008. Negli anni successivi è responsabile delle selezioni artistiche del Festival Internazionale di Palazzo Venezia (Arte, Musica e Danza) e del Sole e Luna Doc Fest. Traduce e adatta numerosi testi teatrali dall’inglese all’italiano e collabora come docente con il Centro Sperimentale di Regia di Milano. Tra il 2010 e il 2012 vive a Londra, dove dirige lo spettacolo Nocturnal di Juan Mayorga (presso il John Gielgud Theatre Rada di Londra) e lavora presso il dipartimento di drammaturgia del Soho Theatre.

Nel 2013 firma la regia teatrale de La Pace Perpetua di Juan Mayorga al Teatro Belli di Roma. Lo spettacolo è stato ripreso nel 2014 per una tournée italiana (circuito Amat Marche, Teatro Verdi di Padova, Teatro Elfo Puccini di Milano). Nel 2015 inaugura la rassegna Trend Nuove Frontiere della Scena Britannica, firmando la traduzione e la regia di Confirmation di Chris Thorpe con Nicola Pannelli. Lo spettacolo è stato successivamente messo in scena in diverse città italiane. Nel 2016 traduce Bull di Mike Bartlett per il Teatro Franco Parenti e cura la traduzione e regia di There has possibly been an incident di Chris Thorpe per Trend XV. Nel 2017 traduce e dirige Disgraced di Ayad Akhtar, vincitore del premio Pulitzer 2013, per una coproduzione fra Teatro della Tosse e Teatro di Roma. Lo spettacolo ha debuttato in estate alla Milanesiana. Nella stagione 2017-2018 DisgracedConfirmation There has possibly been an incident girano l’Italia in tournée. Disgraced è finalista per la migliore regia al Premio Le Maschere del Teatro 2018 e come migliore nuovo testo straniero ai Premi Ubu 2018. Il progetto Il teatro di Chris Thorpe (Confirmation e There has possibly been an incident) vince il Premio Nazionale Franco Enriquez 2018 per la migliore regia e traduzione, nella sezione teatro contemporaneo. Nella stagione 18/19 traduce Yellow Moon di David Greig (Trend XVII) e Un intervento di Mike Bartlett (Css Udine). A marzo 2019 dirige Il ragazzo dell’ultimo banco di Juan Mayorga per una produzione Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa (terna finalista al Premio Hystrio 2019 per il miglior spettacolo della stagione). È curatore della collana di teatro contemporaneo Green room per Luca Sossella editore.

Sara Bertelà

Diplomata alla Scuola del Teatro Stabile di Genova, debutta, ancora allieva, ne La buona Moglie di Goldoni di Marco Sciaccaluga con cui collabora nel tempo. Giovanissima lavora, tra gli altri, con Albertazzi, Castri, De Bosio, Lavia, Benno Besson, Sergio Fantoni. Ricorrenti nel suo percorso: Valerio Binasco, Carlo Cecchi, Cristina Pezzoli, Fausto Paravidino, Filippo Dini, Danilo Macrì, Paola Donati, Andrée Ruth Shammah. E anche Cristina Comencini, Marco Bernardi, Beppe Rosso, Roberto Tarasco. Per la regia di Binasco è protagonista di Una specie di Alaska di Harold Pinter (2009), riproposto nell’estate 2020 al Teatro Carignano di Torino per Summer Plays. Il pubblico del Teatro Astra l’ha applaudita accanto a Valter Malosti come Arsinoè nella produzione TPE Molière / Il Misantropo con la regia dello stesso Malosti (2018). Diversi i ruoli in serie tv, tra cui Colletti bianchi di Bruno Cortini con cui debutta nel 1988, Cotti e MangiatiProvaci ancora prof!, e al cinema: Una vita scellerata di Giacomo Battiato, Il mio miglior nemico di Carlo Verdone, Un bacio di Ivan Cotroneo e Favolacce dei fratelli D’Innocenzo. Diversi sono anche i premi: dal Premio Duse alle Maschere del Teatro, dall’Eti Oscar del Teatro al Premio Anct – Associazione Nazionale dei Critici di Teatro.

Michele Di Mauro

Torinese, si autodefinisce operaio dello spettacolo. Alterna il lavoro di attore a quello di regista, autore ed insegnante. Dalla fine degli anni ’70 ad oggi collabora con i teatri Stabili di Torino, Roma e Palermo e con numerose compagnie di rilievo del panorama teatrale italiano. È diretto da registi come Missiroli, Castri, Guicciardini, Vacis, Arcuri, Malosti, Corsetti, Binasco. Nel 2019 è tra i protagonisti de La Valle dell’Eden con la regia di Antonio Latella. Nel 2020 è Mr. Rice in Molly Sweeney, regia di Valerio Binasco. Al teatro affianca il lavoro in tv nelle serie FuoriclasseQuesto nostro amoreL’AllievaI delitti del BarLume, e quello nel cinema: Portami viaAndata/RitornoLa doppia ora. Promuove un «LaVoratorio» aperto e gratuito, luogo di allenamento e percorso formativo pre-creativo chiamato Edipow(a)er e collabora saltuariamente come insegnate alla Scuola del Teatro Stabile di Torino. Nel 2020 ha scritto e diretto uno «sformat» web/tv intitolato Mezzoraprima (con Pillole a seguire) e Mezzoradopo. Sempre nel 2020 è il regista del film Blackbird nel progetto Claustrophilia di Valerio Binasco per il Teatro Stabile di Torino. Il film uscirà sulla piattaforma TST il 10 ottobre.

Giuseppe Sartori

Nato nel 1986 a Castelfranco Veneto, si diploma nel 2008 alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano. 2008. Al Piccolo è stato interprete di spettacoli di Luca Ronconi (Opera Seria di Ranieri de’ Calzabigi e Fahrenheit 451 di Ray Bradbury). Dal 2009 lavora stabilmente con la compagnia Ricci/Forte (Stefano Ricci e Gianni Forte) dei cui lavori è interprete-icona nei principali teatri italiani e in festival internazionali in Usa, Russia, Francia, Spagna, Germania, Romania, Inghilterra, Belgio. Oltre al teatro ha all’attivo interpretazioni per il web (la serie Una mamma imperfetta, scritta e diretta da Ivan Cotroneo) e la tv americana (la serie tv Allegiance, con la regia di Jamie Barber).

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Lo spettacolo
Da venerdì 25 a domenica 27 settembre 2020
Ven-sab h 21, dom h 17          
Teatro Astra, via Rosolino Pilo 6 – Torino

Niente di me
Uno studio
Di Arne Lygre
Traduzione e regia Jacopo Gassmann
Con Sara BertelàMichele Di MauroGiuseppe Sartori
Luci Gianni Staropoli
Produzione TPE – Teatro Piemonte EuropaTeatro Stabile dell’UmbriaCentro Teatrale Bresciano
I diritti dell’opera Niente di me di Arne Lygre sono concessi da Zachar International, Milano

Biglietti

INTERO: 25,00 €
RIDOTTO: 17,00 €
UNDER 30: 10,00 €

Info, biglietti e carnet: www.fondazionetpe.it
Biglietteria Teatro Astra, via Rosolino Pilo 6, Torino, 011 / 5634352. Dal martedì al sabato h 16-19 e un’ora prima degli spettacoli.

Autore: Redazionale

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