‘Biohackers’: il lato oscuro dell’ingegneria genetica

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Biohackers: il lato oscuro dell’ingegneria genetica

@ Lorena Gullone (13-09-2020)

Cosa, o meglio chi, si è disposti a sacrificare in nome della ricerca medica? Come riconoscere la linea di confine tra la sperimentazione e gli irreparabili effetti collaterali di questa?

Queste le domande alle quali Biohakers prova a dare una risposta. Entrata nel catalogo Netflix lo scorso 20 agosto, la serie è una produzione tedesca che, dopo il successo di Dark, punta ad affascinare il pubblico con trame avvincenti che si intrecciano ai grandi temi e interrogativi della post modernità. La data di uscita, in realtà, era prevista per la fine di aprile ma, trattandosi di uno sceneggiato interamente costruito sui rischi delle mutazioni genetiche e della biologia sintetica, si è preferito posticiparla in modo da evitare ogni tipo di collegamento con l’emergenza sanitaria vissuta a livello globale in quei mesi. Il thriller sci-fi di Christian Ditter (già regista di Scrivimi ancora e Single ma non troppo) si inoltra in acque poco esplorate, oltre le frontiere della scienza: tra l’ancora precoce mondo dell’ingegneria genetica e le biotecnologie. La trama ha gli ingredienti adatti per conquistare gli spettatori: Mia Akerlund (Luna Wedler) è una novella matricola dell’Università di Friburgo, iscritta alla facoltà di medicina con una storia tutta da scoprire. La scelta del suo percorso di studi non è dettata solo dalla curiosità per l’editing genomico (inserire, cancellare, modificare o rimpiazzare il DNA di un organismo), ma è legata al suo passato: desidera avvicinarsi alla famosa professoressa e biologa dell’università Tanja Lorenz (Jessica Schwarz), ricercatrice nel campo della biologia sintetica, che sospetta essere coinvolta nella misteriosa morte del fratello e dei suoi genitori. Le due donne sono legate da un oscuro segreto e la verità si nasconde all’interno di laboratori illegali in cui il vero protagonista è il DNA: la lunga catena nucleotidica è la chiave (o meglio il codice) che permette, alterando il genoma di base, di raggiungere un livello di umanità completamente nuovo. In una parola, biohacking. Un’idea originale quella di spostare la figura dell’hacker, comunemente associata all’ambito informatico, nel campo prettamente medico. In questo caso non si tratta più di algoritmi, sequenze e codici numerici, quanto piuttosto di sequenze e codici genetici; in ballo non vi è la sicurezza di un software, ma della vita umana con il fine di superare o addirittura annullare i limiti fisici associati all’esistenza. Le conseguenze delle varie manipolazioni genetiche si riflettono concretamente sugli organismi causando squilibri e alterazioni talvolta anche irreparabili.

Viene dunque da chiedersi fino ache punto è lecito spingersi per “anticipare” l’evoluzione umana. Il fine giustifica i mezzi? Le implicazioni etiche e morali segnano un limite invalicabile in quanto il potere di fare qualcosa non conferisce il diritto di agire. Nell’eterna lotta tra coscienza e conoscenza, Mia, al contrario della Lorenz, non pone mai la sete di sapere di fronte all’incolumità degli altri. C’è anche da dire però che, nonostante sia una brillante studentessa, questa sua particolare caratteristica non viene adeguatamente valorizzata e la stessa attrice ha dichiarato: “Il mio personaggio è in realtà l’unico che non è appassionato di biohacking”. Mia sembra più interessata a perseguire la propria vendetta personale che conoscere i dettagli delle ricerche genetiche, lasciandosi trasportare dai sentimenti. Proprio questo ci mostra uno dei punti a sfavore della serie, che rischia anche di peccare di superficialità e leggerezza acquistando una particolare sfumatura teendrama che distoglie l’attenzione dal soggetto principale. Di certo il numero ridotto di episodi (solo sei) e la durata delle puntate che non sfiorano mai i 40 minuti, potrebbero aver contribuito nella scelta di non addentrarsi troppo nei particolari. Dare maggior risalto e rendere più intrigante l’ignoto che si cela dietro la sperimentazione biomedica potrebbe essere la soluzione vincente. Con un finale (non troppo) inatteso tutte le domande vengono lasciate in eredità alla seconda stagione, già confermata, che, come ha specificato il regista tedesco “affronterà questioni morali ed etiche relative al biohacking e all’editing del genoma“. Non ci resta che attendere!

Autore: Lorena Gullone

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