“Percezioni”: quando il mondo si è fermato. Il laboratorio teatrale di Nicola Costa

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“Percezioni”: quando il mondo si è fermato. Il laboratorio teatrale di Nicola Costa

La voglia di riprendersi la bellezza. Di non fermarsi”. Così Nicola Costa, attore, regista e responsabile del del Laboratorio Teatrale Accademico di Drammatizzazione Permanente del Centro Studi Teatro e Legalità di Catania 2019/2020, chiosa le sue “Percezioni” lo spettacolo realizzato insieme agli allievi del suo corso. Si tratta di un continuum nato dal silenzio determinato dalla pandemia da Covid 19. Diciannove voci si alternano infatti in video recitando frammenti dai racconti di un grande della letteratura non solo italiana del Novecento e che finalmente sta ritrovando la dimensione che meritava: Federico Tozzi.  Sullo sfondo del lockdown, leviatano che tutto ha inghiottito, le voci degli allievi raccontano le ansie, le paure, le incertezze, ma anche la gioia di vivere legata alla speranza. Durante l’allestimento – ci dice Nicola Costa – ho chiesto agli interpreti di non recitare ma di affidarsi esclusivamente al senso del vero, al richiamo emotivo che questo inatteso e sofferto periodo ha prodotto. La loro straordinaria sensibilità e la loro motivazione ha fatto la differenza, compiendo questo piccolo-grande miracolo.” Quello che colpisce è la delicatezza della resa degli interpreti davanti ai testi intensi e duri di Tozzi, il quale ricordiamo, fu colpito dalla devastante epidemia di spagnola che lo portò prematuramente alla morte nel 1920. C’era dunque un filo rosso, un legame forte ad unire la prova laboratoriale alla scelta dei testi operata da Nicola Costa. Loro, i personaggi, inquadrati a mezzo busto, si susseguono su una sedia, denunciando la loro condizione di disagio, di inappartenenza, ricalcando in micro-performance la misura breve delle novelle tozziane. Uomini e donne chiusi nel loro mondo di sofferenza fisica e interiore raccontano di gesti semplici, di un quotidiano prima forse felice, slabbrato adesso da una condizione di pericolo, di necessità: e i riferimenti al trauma della pandemia sono più che ovvi. Anzi quel trauma diventa una condizione permanente dell’io – pensiamo ai morti “senza nessuna memoria salvata” – spezzata a volte da una spinta religiosa che scorre misteriosa, da una improvvisa felicità – la rondine sopravvissuta ad un temporale – da una speranza da ricucire da una malevola e distratta ironia. E il loro impegno è tanto più encomiabile poiché incombeva su di loro lo “sciopero del personaggio” – come l’aveva definito Debenedetti – tipico della scrittura di Tozzi, che poteva offrire un ostacolo insormontabile. Una prova corale quella di Tiziana Cosentino, Gaetano Gulisano, Tiziana Cirnigliaro, Antonella Vecchio, Marco Calisto, Alessia Buccheri, Maria Stillittano,Marco Sanbasile, Noemi La Cava, Maria Patanè, Conny La Cava, Sonia Malafarina, Livio Milazzo, Lucia Barbera, Daniele Di Martino, Maricè Fiorito, Maria Anselmi, Rosa Correale, Lucia Sciacca, con una dedica particolare: proprio a Lucia Barbera, allieva scomparsa prematuramente ed inaspettatamente dopo l’ultimo giorno di riprese.  Un piccolo saggio da gustare anche con gli occhi chiusi.

Autore: Giuseppe Condorelli

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