‘La ballata del vecchio marinaio’ di S.T. Coleridge, concerto per voce di Damiano Grasselli

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‘La ballata del vecchio marinaio’ di S.T. Coleridge, concerto per voce di Damiano Grasselli

@ Amelia Natalia Bulboaca (12-07-2020)

Bergamo – Damiano Grasselli, attore e direttore artistico di Teatro Caverna porta in scena nella suggestiva cornice cinquecentesca del Lazzaretto di Bergamo, una delle rappresentazioni più belle della sua poetica attoriale. Tratto da La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge, lo spettacolo fa parte della rassegna estiva Lazzaretto on stage, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo dopo il lungo silenzio che è recentemente calato su tutti i teatri d’Italia.

E davvero questo poema che parla di maledizione e di redenzione riesce a fare da catalizzatore di tante speranze e di tanti sogni interrotti. Gli ingredienti della rêverie ci sono tutti: un palco, un attore, il candore delle sue vesti sotto il chiarore della luna, uno strano sgocciolio che ci fa scivolare subito nell’atmosfera umida e perturbante di un racconto implacabile. Il turbinio di voci che, in un ritmo allucinatorio vanno dal sussurro a toni sempre più vibranti e incalzanti appartengono tutte a Damiano Grasselli. Grazie a una serie di microfoni posizionati ai lati della sua postazione, l’attore diventa così il ricettacolo e l’amplificatore di tutte le voci che emergono da questa ballata spietata e per niente parca di simboli. Innanzitutto la lotta tra il bene e il male, l’eterno demoniaco dualismo della natura umana, la sempre ricorrente banalità del male ma anche la non smarrita possibilità di un’espiazione purificatrice attuata attraverso il potere catartico della parola e della reiterazione del racconto.

Un vecchio marinaio «dall’occhio fiammante» e dalla «mano scarna» racconta a un giovane convitato a una festa di nozze la storia della sua dannazione: quella di non smettere mai di raccontare come si era macchiato dell’uccisione dell’albatro (che trasse in salvo con la sua benevola apparizione la nave smarrita nella «terra del ghiaccio e degli spaventevoli fragori»). Il marinaio deve dunque dipanare il filo delle funeste conseguenze di quell’atto di crudeltà gratuita contro un essere innocente. Al collo, al posto della croce, gli viene appeso l’albatro e terribile sarà anche l’incontro con la Morte: «Ella era l’orrida vita nella morte/che congela agli uomini il sangue».

Il racconto deve procedere fino alla fine e chi lo ascolta ne è ipnotizzato senza possibilità di fuga: «il vecchio marinaio procede/nel racconto della orribile penitenza». Da sottolineare la scelta non casuale della potente traduzione di Beppe Fenoglio:

 

Ascoltammo e guardammo in su di sbieco!

Al mio cuor la paura, come a una coppa,

sembrava sorseggiarmi tutto il sangue!

Le stelle smorte, densa la notte,

Bianco, sotto la sua lanterna,

Balenava il volto del timoniere;

La rugiada gocciolava dalle vele –

finché ascese da levante

la luna cornuta, con una stella brillante

Ancorata alla sua punta più bassa.

Autore: Amelia Natalia Bulboaca

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