Teatro Stabile di Catania 16-26 luglio | ‘Lu cori non ‘nvecchia’ di Enzo Vetrano e Stefano Randisi a Palazzo della Cultura

  

Da giovedì 16 a domenica 26 luglio, ore 21.00, a Palazzo della cultura

Lu cori non ‘nvecchia

dall’opera di Nino Martoglio

elaborazione dei testi, adattamento e regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

con Daniele Bruno, Cosimo Coltraro, Greta D’Antonio, Valentina Ferrante, Luciano Fioretto, Luca Fiorino,  Lydia Giordano, Marcello Montalto, Manuela Ventura

scenografa e costumista Mela Dell’Erba

regista assistente Carmelo Alù

luci Gaetano La Mela

audio Giuseppe Alì

la poesia A iatta è musicata da Puccio Castrogiovanni

direttore di scena Armando Sciuto – attrezzista Alessandro Mangano – capo macchinista costruttore Santo Floresta – primi macchinisti Orazio Germenà, Sebastiano Grigoli – capo elettricista Salvo Orlando – elettricisti Salvo Costa, Gaetano La Mela – capo fonico Giuseppe Alì – fonico Luigi Leone – sarta Claudia Mollica

realizzazione costumi Riccardo Cappello

realizzazione scenografia Elio Di Franco

scene realizzate dal laboratorio di scenografia del Teatro Stabile di Catania

costumi realizzati dal laboratorio del Teatro Stabile di Catania

direttore tecnico e degli allestimenti Carmelo Marchese

ufficio stampa nazionale Nicola Conticello

comunicazione Martina Sapone

foto di scena Antonio Parrinello

produzione Teatro Stabile di Catania

in collaborazione con il Comune di Catania

Il complesso e variegato mondo martogliano, i suoi testi teatrali, i sonetti, i poemi e i bozzetti appartengono alla tradizione popolare siciliana come l’espressione più viva e disincantata della società di un tempo passato, ma contengono caratteri di riconoscibilità e di profondità che li rendono ancora attuali, come dimostra la longevità e il successo delle rappresentazioni delle sue opere in tutta la Sicilia, ancora oggi. La sapiente arte nella scelta della lingua, delle parole, degli argomenti, per raccontare un quotidiano fatto di fatica, onestà e rispetto ci regalano il gusto dell’ascolto e la scoperta di un mondo vivacissimo, passionale, malinconico e a volte tragico, sempre vitalissimo nelle espressioni e nelle situazioni in cui Martoglio volle rappresentare valori e principi condivisi col pubblico per il quale scriveva. Il nostro intento, nel comporre questo spettacolo accostando e giustapponendo scene e versi scritti da Martoglio in diverse opere e in differenti contesti, è quello di tracciare un percorso che lo porti fuori dalle strade battute per decenni, verso la riscoperta di una verità della parola – per noi il fondamento dello stare sul palcoscenico – e per ritrovare il Martoglio che scriveva per i grandi attori e le grandi Compagnie dei primi novecento, da Giovanni Grasso ad Angelo Musco. Non ci orientiamo dunque verso una riproposizione filologica, ripetitiva, consueta, dei suoi testi, ma nemmeno verso un tradimento programmato delle sue opere. Tentiamo di innestare nel suo corpus poetico la nostra visione del teatro, e ci prendiamo la libertà di farlo creando un universo surreale, raccogliendo spunti e lampi teatrali, poesie e poemetti, nell’intento di costruire una scrittura scenica originale, che parli della vita e dell’uomo con parole leggere o drammatiche, ironiche o spietate, ma sempre rigorosamente autentiche. Seguiamo con ciò l’esempio di grandi Maestri che abbiamo avuto la fortuna di conoscere e che ci hanno insegnato a leggere attraverso l’opera di un autore le sue inquietudini, i suoi sogni, i suoi ricorrenti fantasmi. Certo, un elemento fondante e concreto della sua vita – e della sua tragica morte – sarà al centro della nostra attenzione: una porta. Quella porta da cui “per errore” ha compiuto il suo ultimo passo fatale si sovrappone nel nostro immaginario alla “comune” che in tutti i suoi testi teatrali è al centro della scena. Un corto circuito che ci permette di immaginare tutti gli ingressi e tutte le uscite dei personaggi di questo spettacolo come il varcare una soglia verso la vita o verso l’oblio, a seconda della direzione che si sceglie di prendere.

Enzo Vetrano e Stefano Randisi

Autore: Redazionale

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