Una riscoperta necessaria: ‘L’anello rubato’ di Selma Lagerlöf, ed. Iperborea

,   

Una riscoperta necessaria: ‘L’anello rubato’ di Selma Lagerlöf, ed. Iperborea

«A me la storia è stata raccontata al crepuscolo accanto al fuoco», dice Selma Lagerlöf, deponendo, nel momento di massima tensione, la penna, per chiedersi se ha senso cercare di rievocare con la scrittura le emozioni, i brividi di piacere che dà la paura, l’attesa, l’atmosfera magica che può avere una storia di fantasmi raccontata nella penombra del camino una sera d’inverno, quando il  guizzare della fiamma fa dimenticare le preoccupazioni quotidiane e risveglia nell’anima «la voglia di giocare», di aprirsi alla visione della realtà che sta al di là di quella in cui viviamo, di lasciarsi penetrare dal mistero. Da quei racconti dell’infanzia, dall’immenso patrimonio della tradizione popolare della sua terra, la Lagerlöf attinge a piene mani in questo romanzo: il motivo dell’anello rubato, che passa di mano in mano portando la propria maledizione a chiunque lo possegga, lo spettro che vaga fra i vivi, perseguitando con la sua vendetta colpevoli e innocenti, il ricorso al giudizio di Dio, il sovrapporsi di personaggi a figure storiche. Ma la trama «gotica» le serve per riaffermare quello che resta il tema centrale della sua opera: l’amore come l’unica forza che si contrappone al male, come la sola via liberatoria che può spezzare la catena dell’odio. E di questa positività, del calore e dello slancio della vita, portatrici sono le donne, anche se, nota la Lagerlöf con la saggezza di chi conosce il mondo, non è detto che conduca al lieto fine. Perché è finta l’ingenuità della scrittrice, fa parte dei trucchi del mestiere di un’artista cosciente, capace di variare i ritmi, di creare suspense e colpi di scena, di usare il candore per esprimere critiche e rivelare una conoscenza profonda dei meccanismi della psiche, di ricorrere al gioco dell’ambiguità dei punti di vista e del riferito, perché sa che nelle storie umane, fantasmi o no, non è sempre facile dire dov’è il vero.

 

So bene che un tempo il mondo era pieno di gente che non sapeva cosa volesse dire la paura. Ho sentito parlare di un gran numero di persone che amavano camminare sul ghiaccio sottile di una sola notte e che consideravano il massimo dei divertimenti condurre cavalli imbizzarriti. Già, c’era anche chi non esitava a giocare a carte con il luogotenente Ahlegård, per quanto fosse noto che era un baro e che vinceva sempre. E so di certi tipi tanto arditi da non temere di mettersi in viaggio di venerdì o di sedersi a una tavola imbandita per tredici. Ma dubito proprio che qualcuno di loro avrebbe avuto il coraggio di mettersi al dito il terribile anello che era appartenuto al vecchio generale Löwensköld di Hedeby.

 

L’autrice

Nata a Mårbacka nel Värmland nel 1858 e morta nel 1940, destinata a diventare, da maestra elementare, prima donna Premio Nobel nel 1909 e prima donna a essere nominata fra gli Accademici di Svezia nel 1914, è forse la scrittrice svedese più nota e amata nel mondo. Dalla Saga di Gösta Berling (1891), censurata aspramente dalla critica positivista, al Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson (1907), indiscusso capolavoro e grande successo editoriale che le valse una fama mai concessa ad alcun connazionale, le sue opere sono state tradotte, filmate, illustrate ovunque. Legata alla tradizione orale della sua terra, come a quella delle saghe e delle leggende värmlandesi raccontatele dalla nonna paterna negli anni dell’infanzia, resta uno dei più vivi esempi dell’arte scandinava per eccellenza: quella del raccontare.

Selma LAGERLÖF

L’ANELLO RUBATO

TITOLO ORIGINALE: LÖWENSKÖLDSKA RINGEN
PP. 142
NAZIONE: SVEZIA
TRADUZIONE DI: S. GIACHETTI
POSTFAZIONE DI: S. GIACHETTI
COLLANA: NARRATIVA
NUMERO DI COLLANA: 54
ISBN: 9788870910544
PREZZO DI COPERTINA: € 10,50

Autore: Redazionale

Condividi