L’Istituto Italiano di Cultura a Parigi e il Teatro dell’Elfo presentano ‘Coefore. Appunti per un’Orestiade italiana’

  

 

L’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA A PARIGI e TEATRO DELL’ELFO presentano

COEFORE  APPUNTI PER UN’ORESTIADE ITALIANA      

di Eschilo  secondo Pier Paolo Pasolini

regia Elio De Capitani

musica Giovanna Marini

scene e costumi Carlo Sala

con Ferdinando Bruni, Alessandra Antinori, Ida Marinelli, Massimo Giovara, Cristina Crippa, Giancarlo Previati, Luca Toracca, Maria Grazia Mandruzzato

Coefore: Francesca Breschi, Anna Coppola, Marisa Della Pasqua, Paola Della Pasqua, Silvia Girardi, Claudia Grimaz, Sandra Mangini, Germana Mastropasqua, Enza Pagliara, Patrizia Rotonda, Elena Russo Arman

direttrice del coro Francesca Breschi

Un appuntamento speciale rivolto contemporaneamente agli spettatori italiani e francesi, nato dalla collaborazione tra l’Istituto culturale parigino e il Teatro dell’Elfo, che in questi mesi sta aprendo gli archivi per offrire il meglio della sua produzione.

Nell’ambito dei rendez-vous con i protagonisti del teatro italiano che l’Istituto sta promuovendo online, SABATO 23 MAGGIO verrà pubblicato il video dello spettacolo Coefore, introdotto dal regista Elio De Capitani. Il filmato è sottotitolato per l’occasione in francese e disponibile gratuitamente fino al 13 giugno.

Pasolini attingeva all’Africa per trovare volti e situazioni drammaticamente reali che incarnassero i personaggi della tragedia eschilea. Ma prima di realizzare il suo progetto, di cui resta la testimonianza documentaristica degli Appunti per un’Orestiade africana, compie un’operazione imprescindibile: traduce l’Orestea nel “suo” italiano, quello delle Ceneri di Gramsci, facendo tabula rasa di ogni tentazione classicistica, modificando “i toni sublimi in toni civili”. Perché ogni problema di rappresentazione è in primo luogo un problema di linguaggio.

Elio De Capitani nel 1999 ha affrontato l’episodio centrale dell’Orestea, Coefore, prendendo le mosse dalla versione secondo Pier Paolo Pasolini, che pone in termini radicali il nodo dell’eredità dei padri, il lascito della vendetta.

Oreste uccide l’assassino del padre e la madre adultera, rispondendo ad un destino e mettendo in moto forze che lo trascendono. Oreste sceglie o obbedisce? È colpevole o innocente? La sua assoluzione davanti al tribunale dell’Areopago, dopo la persecuzione delle Erinni, non avviene all’insegna della cancellazione di una colpa ma della riconciliazione. Frutto del viaggio che Oreste compie per accedere, attraverso la sofferenza e il dolore, ad una maturità e ad una coscienza di sé che segnano la sua rinascita.

Affrontare l’Orestea significa affrontare le origini del teatro. Disporsi all’ascolto di quei rumori di fondo che affiorano dalle profondità dell’inconscio, lasciar parlare le nostre radici oscure.

Negli anni in cui veniva concepito questo lavoro, proprio alla fine del secolo, le Erinni scatenate, le forze cieche si potevano riconoscere nei massacri nell’ex-Jugoslavia.  Emergeva allora, estremamente attuale, un interrogativo: come coniugare gli imperativi contraddittori ed ugualmente validi  “mai più guerra” e “mai più Auschwitz”?

Allora come oggi resta stringente la necessità di riflettere sull’intimo legame tra memoria e generazioni,  tra elaborazione del lutto e nascita della democrazia.  Alla perdita dell’innocenza di fronte all’ambiguità del bene e del male, alla nascita di una coscienza, il teatro greco contribuisce tracciando una via, ancora oggi aperta, per poter pensare.

Centrale nel spettacolo di De Capitani, di cui viene proposto il video, è il lavoro con gli attori, in primo luogo Ferdinando Bruni che è Oreste,  “un Oreste asciutto e potente che ha l’aspetto di un intellettuale del nostro tempo fuggito giovane dalle sue tribali radici familiari, ma costretto a ritornarvi perché ossessionato dal richiamo ancestrale delle Erinni”; accanto a lui Ida Marinelli è Clitemnestra, Alessandra Antinori Elettra e Giancarlo Previati Egisto. Ma  altrettanto centrale e importante  è qui il ruolo del coro,  nei cui canti si fondono, con effetti di contrappunto, l’italiano di Pasolini e il greco antico della tragedia. Composto da undici attrici e cantanti di altissimo livello, interpreta una partitura originale scritta da Giovanna Marini, ispirata ai canti funebri e alle dissonanze tipiche della musica popolare dell’area del mediterraneo.

Artista amatissima in Francia, musicista contemporanea che si è esibita nei maggiori teatri lirici delle capitali europee (l’Opera di Nancy, il Theater Fest di Zurigo, la Cité de la Musique di Parigi, il Théâtre di Vidy di Losanna), la Marini aveva composto, prima di questi cori per l’Orestea, quelli memorabili per le Troiane dirette dal regista Thierry Salmon, e quelli per I Turcs tal Friul di Pasolini, spettacolo evento della Biennale Teatro  del ‘95 che ha segnato il suo incontro con De Capitani.

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IL VIDEO DELLO SPETTACOLO SARÀ PUBBLICATO SABATO 23 MAGGIO 

SUL SITO DELL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA A PARIGI: https://iicparigi.esteri.it/iic_parigi/fr/gli_eventi/calendario/2020/05/iictheatrechezvous-choephores-notes.html

E SUL  SITO DEL TEATRO: www.elfo.org

Autore: Redazionale

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