La scena spezzata. Il Teatro a Catania in tempo di pandemia. Una situazione insostenibile

  

La scena spezzata. Il Teatro a Catania in tempo di pandemia. Una situazione insostenibile.

Hanno chiuso per primi. Riapriranno per ultimi. Se riapriranno. Il mondo dello Spettacolo è stato travolto dalle restrizioni per l’epidemia di COVID 19 con le conseguenze che sono davanti agli occhi di tutti. Qui in Sicilia la crisi è resa più acuta da una fragilità generale del sistema cui il virus dato una spallata quasi definitiva. Ne abbiamo discusso con Nicola Costa, attore catanese che da sempre si occupa di teatro e con Luigi Tabita nella doppia veste di attore e di Responsabile Dipartimento Artiste e Artisti SLC CGIL Catania SAI (sezione attori italiani). Nicola Costa dirige anche il “Centro Studi Teatro e Legalità”, una Accademia di Arte Drammatica. Un centro di formazione – laboratori di drammatizzazione permanente per la produzione e messa in scena di spettacoli dalle tematiche assai forti in in un territorio come quello siciliano e catanese in particolare: dal femminicidio alla lotta alla mafia. Le nostre attività di formazione e di allestimento – ci ha detto – sono al momento sospese. Non abbiamo mai ricevuto contributi da parte di enti pubblici, non ci sono sostegni per il terzo settore e così i nostri diciotto corsisti si sono ritrovati improvvisamente… sospesi.”

Peccato, perché stavamo preparando due spettacoli: “Muri” – a 30 anni dalla caduta dal muro di Berlino – e “Percezioni” tratto da “Bestie” di Federico Tozzi (uno dei grandi del ‘900, che morì di Spagnola nel 1920, n.d.r.), micro-racconti in forma di aforisma che esprimono, come ha sottolineato Luperini la frammentarietà e l’assurdità della vita. “Ci inventeremo qualcosa su Youtube ma so che si tratta di una alternativa al nulla, tanto per continuare a offrire una continuità operativa al gruppo: la mancanza di aiuti al terzo settore ci lascia pochi margini…” E qui entra in gioco la questione più importante: l’attore è un mestiere. Fare l’attore è un lavoro a tempo pieno.  Già – dice Nicola Costa – parliamo di un professionista, che ha una formazione, una posizione ENPALS e che vive del proprio lavoro. Non è una entità fisico-giuridica a cui destinare un aiuto una tantum o una elemosina di poche centinaia di euro, tra l’altro vincolate alla 30 giornate lavorative dichiarate.” Ma molti di questi professionisti – specie nel Mezzogiorno, ancora di più a Catania, non le avevano “e – sottolinea Costa – non certo per colpa loro: spesso le produzioni non vogliono o non possono pagare i contributi.”  Il risultato: Niente indennità, con le conseguenti difficoltà nella vita di ogni giorno: spesa affitto, bollette. Insomma, siamo lavoratori a tutti gli effetti, che pagano le tasse, non ci si può scordare di noi!” Oppure si ricordano di loro quando si tratta “di aderire generosamente, dimostrando l’incontenibile energia positiva che solo l’arte e la cultura sanno sprigionare” come ebbe a dire l’assessora alla Cultura di Catania, Barbara Mirabella con la sua iniziativa #plateacomune, poi rilanciata dallo stesso primo cittadino Pogliese: una piattaforma per produrre in streaming spettacoli, anche teatrali. Certo, l’idea di “poter continuare a lavorare con nuove modalità che l’emergenza ci detta” era interessante e condivisibile. Ma si trattava di lavorare gratis.  Come linea sindacale – gli fa eco Luigi Tabita – ci siamo rifiutati categoricamente di fare contributi video o streaming senza compenso perché nonostante crediamo che queste attività non siano alternative allo spettacolo dal vivo, al momento rappresentino per noi l’unica fonte di sussistenza e quindi devono essere retribuite.” “Secondo me è una proposta da rivedere” – aggiunge Costa – tant’è che adesioni sono arrivate per il teatro da quello amatoriale. Invece la risposta dei professionisti è stata unica: gratis non lo possiamo e non lo vogliamo fare. E poi, ma questo è un altro paio di maniche, il teatro si fa “in presenza. Ciò che non possiamo accettare è l’assoluta mancanza di empatia e conoscenza della categoria da parte di chi, in questa città, è preposto per incoraggiare e rilanciare istituzionalmente il settore Spettacolo.” La soluzione? “Mettere insieme forze private, artisti e produzioni per un unico obiettivo: garantire una dignitosa sopravvivenza ad un comparto abbandonato a se stesso.” Luigi Tabita fa ulteriore chiarezza sulla situazione di Catania: “Il nostro è già un settore in crisi e questa situazione non ha fatto altro che amplificare ancor di più lo stato di precarietà e malessere già esistente. Più volte abbiamo denunciato la grave situazione dei lavoratori dello spettacolo nella nostra città. Molti artisti catanesi (anche prima del Covid19) vanno a mangiare alla Caritas perché vivono sotto la soglia di povertà, ed oggi molti di loro si trovano a fare la fila al banco dei pegni. Abbiamo intrapreso un’interlocuzione con gli assessori comunali e regionali ai quali abbiamo chiesto un fondo di aiuto per quegli operatori dello spettacolo che sono rimasti fuori dall’indennità del “Cura Italia”. La situazione è veramente grave, siamo in ginocchio.” Infine una considerazione sull’istituzione teatrale più importante e rappresentativa della città: “Ci dispiace leggere come la Direttrice del Teatro Stabile di Catania, Laura Sicignano, provi a fare ipotesi di ripartenza senza aver mai chiesto un tavolo con le parti sociali per confrontarsi su come costruire insieme questo futuro di cui noi dovremmo essere i protagonisti.”

(l’immagine è la scenografia di Alessandro Camera per “I Giganti della Montagna” per la regia di G. Lavia)

Autore: Giuseppe Condorelli

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