Una perfezione maniacale. Tom Ford fra moda e arte

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Una perfezione maniacale. Tom Ford fra moda e arte

@ Antonella Falco (02-05-2020)

con nota cinematografica di Lucia Tempestini

Tom Ford

Più che un uomo è un brand: Tom Ford  è stilista, regista, sceneggiatore, produttore, un Re Mida capace di trasformare in oro qualsiasi cosa tocchi. Raggiunta la fama internazionale negli anni Novanta, rilanciando le maison Gucci e Yves Saint Laurent, si è poi messo alla guida del proprio impero personale, la Tom Ford International, dimostrando di essere la perfetta incarnazione del self made man.

Thomas Carlyle Ford nasce ad Austin, in Texas, il 27 agosto 1961; i genitori sono due agenti immobiliari. Tom trascorre i primi dieci anni di vita a Houston per poi trasferirsi a Santa Fe. A diciassette anni parte alla volta di New York, dove studia alla Parson School of Design, e poi segue i corsi di Storia dell’Arte alla New York University. È in questo periodo che frequenta la leggendaria discoteca Studio 54 di Manhattan la cui caratteristica principale era la stravaganza delle serate che vi si svolgevano – l’intento dei proprietari originari del locale, Steve Rubell e Ian Schrager, era quello di offrire agli ospiti ogni sera «la festa più grande del mondo» – e la voglia di provocazione ed eccessi con i quali scandalizzare la comunità dei benpensanti newyorchesi. Lo Studio 54 era il posto dove tutti potevano diventare protagonisti perché convenzioni ed etichette sociali non avevano più alcun valore. Innumerevoli i personaggi famosi che frequentavano la discoteca, fra cui Liza Minnelli, Andy Wahrol, Truman Capote, Elton John, Paloma Picasso, Michael Jackson, Elizabeth Taylor, John Travolta, Elio Fiorucci, Bianca Jagger (celeberrimo è il suo ingresso in pista a dorso di un cavallo bianco immortalato dalle foto sui giornali dell’epoca). Fra le frequentatrici del locale vanno annoverate anche una giovanissima e ancora sconosciuta Madonna e la nostra Loredana Berté. È in questo tempio delle meraviglie e dell’eccesso che Tom Ford conosce Andy Wahrol, guru della pop art, che ha su di lui un notevole influsso. Le notti passate da Ford allo Studio 54 restano per lui memorabili perché fonti di creatività ed ispirazione: gli avventori del club erano infatti alla base degli schizzi che poi prendevano forma nella caffetteria poco distante dal locale, dove Tom si recava a disegnare.

Studio 54

La passione per la moda nasce grazie a un’esperienza di stage a Parigi, della durata di sei mesi, presso l’ufficio stampa di Chloé. Nel 1986 entra a far parte dello staff creativo della designer Cathy Hardwick, ma il primo momento di svolta arriva nel 1988 quando Tom diventa Direttore del Design alla Perry Ellis, sotto la supervisione di Marc Jacobs. Due anni dopo Tom Ford si trasferisce a Milano ed entra come responsabile dell’abbigliamento ready-to-wear nella maison Gucci che allora attraversava un periodo di difficoltà economiche ed era quasi sull’orlo della bancarotta. Nel 1992 è nominato Direttore del Design e nel ’94, quando il brand Gucci è rilevato da InvestCorp, un fondo di investimenti del Bahrein, ne diventa Direttore Creativo. Ruolo al quale si affiancheranno quelli di chief designer di Yves Saint Laurent e di YSL Beauté. Insieme al Ceo Domenico De Sole, Tom Ford riesce a rinnovare e a rilanciare l’immagine di Gucci, proiettandolo nuovamente nell’Olimpo del fashion internazionale, grazie a delle linee guida stilistiche basate essenzialmente sui cardini del lusso e della sensualità e a potenti campagne pubblicitarie che vedono inizialmente la collaborazione della stylist francese Carine Roitfeld e del fotografo Mario Testino. Pienamente consapevole dell’importanza di trovare una forma di comunicazione efficace attraverso campagne pubblicitarie mirate, Tom Ford si avvarrà di grandissimi fotografi quali Richard Avedon, Steven Meisel, Helmut Newton, Herb Ritts. Nell’arco di dieci anni il giro d’affari della maison fiorentina passa da 230 milioni a 3 miliardi di dollari. Nel 2004 però la coppia d’oro Tom Ford-Domenico De Sole annuncia che lascerà la guida del brand per creare un nuovo marchio che porterà il nome dello stilista texano.

Occhiali Tom Ford

Il debutto nell’eyewear avviene in partnership con il Gruppo Marcolin, per poi iniziare a collaborare con Estée Lauder per profumi e cosmetica: lancia così il suo primo profumo, Tom Ford Black Orchid; inoltre crea una collezione di occhiali da sole, alcuni dei quali, per rimanere fedeli al gusto per le stravaganze e alla voglia di diverso, sono addirittura rivestiti in pelle di capretto. Il 12 aprile 2007 viene aperta la prima boutique a Madison Avenue a New York e viene presentata la prima collezione maschile, all’insegna del rigore classico e della ricercatezza tanto nel taglio che nella scelta dei materiali: praticamente una figura di uomo disegnata da Tom Ford a propria immagine e somiglianza, nella quale tutti vorrebbero riconoscersi. D’altra parte lo stilista già quando era alla guida di Gucci aveva fornito un’idea di sé classica e estremamente lussuosa, da uomo sicuro del proprio successo. Il finale di sfilata lo vedeva puntualmente uscire in passerella vestito di un impeccabile tuxedo con in mano un bicchiere di whisky, come un perfetto James Bond della moda. Per la prima, attesissima, collezione femminile invece bisogna aspettare il 2010, quando la linea donna firmata Tom Ford viene presentata a selezionati buyer e fashion editor. Sue muse ispiratrici sono le splendide Julianne Moore, Lauren Hutton e Bianca Jagger, oltre, naturalmente, alla New York degli anni Settanta, che resta la sua principale fonte d’ispirazione.

Tom Ford Collezione Primavera-Estate 2017

Tom Ford modello Autunno-Inverno 2019-20

Un uomo dai mille talenti come Tom Ford non poteva restare a lungo lontano dal glamour hollywoodiano, il primo approccio risale al 2001 quando interpreta se stesso in Zoolander di Ben Stiller. Nel 2008 cura i costumi del ventiduesimo capitolo della saga di James Bond, Quantum of Solace di Marc Forster. Si occuperà anche degli abiti dei due capitoli successivi, Sky Fall del 2012 e Spectre del 2015, entrambi diretti da Sam Mendes.

Julianne Moore in ‘A single man’

Il 2008 è l’anno in cui Tom Ford decide di cimentarsi nella regia cinematografia: con la casa di produzione da lui fondata, Fade To Black, debutta nella settima arte con A single man, pellicola che racconta l’ultimo giorno di vita di un professore omosessuale incapace di superare il dolore per la morte del compagno, avvenuta in un incidente otto mesi prima. Oltre a produrre e dirigere il film, Ford ne firma anche la sceneggiatura, tratta dal romanzo di Christopher Isherwood Un uomo solo. L’opera riceve un’ottima accoglienza alla 66° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove Ford si aggiudica il Queer Lion Award per il miglior film a tematica omosessuale, mentre Colin Firth ottiene la Coppa Volpi come miglior protagonista maschile. Nel film è presente anche Julianne Moore, amica e musa del regista. Nel 2016 Ford torna a Venezia – la Mostra è la numero 73 – con il suo secondo lungometraggio, Nocturnal Animals, che vince il Gran Premio della Giuria. A dicembre arrivano anche due candidature ai Golden Globe, per la miglior regia e la miglior sceneggiatura, e a gennaio ottiene la nomination ai BAFTA nelle medesime categorie. Anche questa pellicola è tratta da un romanzo, Tony & Susan, di Austin Wright ed è interpretato da Amy Adams e Jake Gyllenhaal. I film di Tom Ford si impongono per la loro spiccata eleganza, ma sarebbe errato considerarli puramente decorativi. Si tratta, al contrario, di storie forti, di notevole impatto emotivo, magistralmente dirette e molto ben interpretate da attori in stato di grazia, in particolare, per quanto riguarda il secondo film, Aaron Taylor-Johnson si aggiudica un Golden Globe per la miglior interpretazione come attore non protagonista.

Nocturnal Animals poster

Poliedrico e carismatico, Tom Ford ha in diverse occasioni dichiarato di apprezzare il lavoro di alcuni suoi colleghi, in special modo Karl Lagerfeld e Alexander McQueen, stilista inglese morto suicida nel 2010 all’età di quarant’anni. Alla notizia della sua morte, Ford ha dichiarato con molta umiltà: «Alcuni fashion designer sono degli artisti. Alexander McQueen era un artista. Le sue creazioni ti lasciavano senza fiato, erano spettacolari, con una storia da raccontare. Quello che faccio io, invece, e l’ho sempre detto, è designer commerciale».

Daniel Craig

Lo stilista texano è noto per la maniacalità con la quale cura ogni minimo dettaglio del proprio lavoro. Di se stesso dice: «Sono un perfezionista fino al punto da diventare pazzo; probabilmente ho una personalità ossessiva, ma la ricerca della perfezione mi è tornata utile fino ad ora». Quanto alla sua impeccabile eleganza essa va ricondotta all’idea secondo cui «vestirsi bene è segno di educazione». Anche su quale sia il compito di un fashion designer Tom Ford ha le idee molto chiare: uno stilista deve «aiutare le donne a diventare la miglior versione di sé».

 

Riflessi necrofili nel cinema di Tom Ford

@ Lucia Tempestini (02-05-2020)

Amy Adams in ‘Nocturnal Animals’ di Tom Ford

I due film girati da Tom Ford rappresentano il de profundis irreversibile della contemporaneità occidentale. In entrambi, i protagonisti si guardano vivere (o non vivere) da una distanza impossibile da colmare. Come negli incubi, la tensione verso il movimento in avanti li fa scivolare sempre più giù, nella tana del coniglio. Se in A single man (2009, Coppa Volpi e Oscar a Colin Firth), il lutto chiude George Falconer dentro l’acquario di un sentimento alle soglie dell’autismo – mentre Ford ne segue con minuzia lo sguardo analitico e indifferente e accende i colori solo in tableaux vivants che fissano e rappresentano momenti esemplari della vita di Falconer, mutandosi in manifesti pop e vintage di un glamour consapevole di avere in sé il germe dell’autoannientamento -, in Nocturnal Animals (2016, Gran Premio della Giuria a Venezia) compie un passo ulteriore allestendo e fotografando interni dove nitore accecante e penombre sono tracciati con la stessa evidenza di linee. I corpi diventano proiezioni grottesche dell’immaginario, esemplari da freak show, in movimento rallentato o immobili. Un gelo necrofilo avvolge installazioni che riproducono spoglie taurine a grandezza naturale sospese entro cilindri trasparenti verde acqua. La natura fisica dei legami sembra dissolversi, sopravvivendo come feticcio da osservare attraverso i display, e nella cornice dell’incessante pettegolezzo dei creativi, la crisi di Susan prende forma all’interno del labirinto metaletterario costruito dal marito – abbandonato 19 anni prima. La pena crescente della donna nasce e illanguidisce allo stesso tempo riflettendosi sulle pareti vetrine della casa, nello specchio buio che ne duplica la figura mentre si prepara a un incontro che non avverrà, allacciando un vestito verde smeraldo la cui sostanza sensuale ed elastica suggerisce il jersey di seta. Susan e Tony, due revenants jamesiani separati e uniti da un passato che la prima ha tradito e ripudiato e di cui il secondo riesce infine a mettere a nudo, per mezzo di una cruda traslazione, l’irredimibilità atroce fatta di azioni mancate, di menzogne che raccontiamo a noi stessi, di oltraggi che infliggiamo alle nostre inclinazioni per brama di normalità e che negli anni ci cambiano in pure figurazioni, in nature morte o reperti da galleria high-tech.

Autore: Antonella Falco

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