La scuola nel paese di Bengodi. Una risposta a Galli della Loggia

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La scuola nel paese di Bengodi. Una risposta a Galli della Loggia

di Giorgio Franco

Una replica all’articolo sulla scuola di Galli della Loggia, uscito sul Corriere della Sera del 26 aprile 2020.

https://www.corriere.it/editoriali/20_aprile_25/occorre-dare-segnale-ragazzi-d3a52a08-872c-11ea-9b77-4fc0668b38e0.shtml

Gentile professore,

Un paese senza scuola è un paese di Bengodi, in cui non si dà valore al merito, frutto di sacrifici. Mi scusi se oso sintetizzare per ragioni giornalistiche, che non intendono mancarle di rispetto. Temo che lei intenda riferirsi ad una scuola da lei frequentata, che ovviamente non solo è diversa da quella attuale, ma quest’ultima probabilmente non dovrebbe nemmeno ambire a rivendicarne parentele semantiche. Sono stato per 25 anni preside di un Liceo, non disertando escursioni in scuole dell’intera penisola cui il Ministero mi incaricava con funzioni commissariali per il reclutamento di insegnanti. E’ stato un ininterrotto precipitare verso una deriva che dall’iniziale ridimensionamento del volume e della profondità del Sapere è scivolata ad un’irriconoscibile identità che del precedente aveva perso qualsiasi connotato e legame. Oramai non mi meraviglia la cosa: studenti, allevati dalle piattaforme, che non sanno riferire di un episodio di cui siano stati testimoni o protagonisti, insegnanti costretti a inseguire modalità predisposte secondo la casistica dei questionari, in ragione dei quali ad un apporto personale verrebbe opposto una bocciatura inappellabile, dirigenti reclutati attraverso indagini concorsuali che ne verifichino consapevolezza giuridica e cautele legali, genitori sollecitati a non riconoscere ruoli e competenze, indottrinati dalla solfa social che le diseguaglianze si azzerano attraverso il volume dei followers che ne decretino l’affidabilità. E l’Università? Agli ingegneri si richiede che sappiano fronteggiare attraverso l’ausilio delle piattaforme le sofferenze dei sistemi programmati in maniera da scongiurare intoppi e criticità. Al momento dell’assunzione un rapido e sbrigativo corso di formazione e poi subito al computer e alla piattaforma con stipendi più o meno congrui e con la spada di Damocle del licenziamento causa leggi di mercato finanziario. Non diversamente accade per l’accertamento del merito da legittimare con laurea per medici e architetti, commercialisti e biologi. Lei lamenta mancanza di sacrifici per scalare la collina decretata dal merito. Temo che siano termini vecchi e le giuro che non intendo mancarle di rispetto, ma mi chiedo se il ritornare a scuola il 25 agosto per rimanerci fino al 15 ottobre avrebbe sanato la ferita mortale subita dalla scuola durante l’inverno/primavera 2019/2020. Penso che il primo a dubitarne sia proprio lei, che non può non augurarsi di “ripensare tutto”, perché non sia ancora una volta come prima. Con De Mauro ministro si tentò, a cavallo della svolta millenaria, di coinvolgere gli intellettuali nell’immaginare la scuola del “dopo”. C’era il fior fiore delle teste pensanti italiane. Mancò, spiace ricordarlo, la gente di scuola, quella che fa il gioco e parla poco, quella che abitua scolari e studenti alla riflessione critica, alla disciplinarietà creativa e, perché no, alla educazione emozionale. Forse è il caso di ritentare quell’esperimento, non le sembra?

Scusandomi per l’invadenza, cordialità Giorgio Franco

Autore: Redazionale

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