‘Lo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde’. Un’analisi simbolica dell’opera di Stevenson

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‘Lo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde’. Un’analisi simbolica dell’opera di Stevenson

@ Monica Vincenzi (27-03-2020)

 

La vicenda si svolge nella Londra del XIX secolo, in piena epoca vittoriana. E’ la storia di un medico irreprensibile e benefattore, il Dottor Jekyll, che scopre una pozione chimica in grado di trasformarlo in una persona mostruosa, crudele e assassina, il signor Hyde. In questo modo, Stevenson ci vuole parlare dell’indivisibilità del bene e del male anche all’interno di ognuno di noi e forse avvertirci della pericolosità di alcune sostanze, non importa se droghe o farmaci che, se assunte in maniera incontrollata, possono avere effetti micidiali, non ultimo quello dello scatenamento della nostra “zona d’ombra”, come purtroppo osserviamo sempre più spesso anche oggi.

Il romanzo ha inizio con l’avvocato Utterson e suo cugino Enfield che stanno facendo la consueta passeggiata domenicale in una strada secondaria di Londra. Ad un certo punto, vedendo la “porta senza campanello né battaglio, sudicia e screpolata” di uno spaventoso fabbricato, il cugino ricorda un episodio spiacevole accaduto proprio in quel luogo. Una persona, che sembrava una “creatura infernale“, aveva maltrattato una bambina. Per salvarsi dal linciaggio dei parenti e dei passanti, l’individuo era entrato con una chiave da quella porta e ne era uscito con un assegno di risarcimento firmato da una persona onesta e benefattrice… Che strana combinazione! La creatura mostruosa era il Signor Hyde, mentre quella caritatevole era il Dottor Jekyll.

Al ritorno dalla passeggiata l’avvocato Utterson estrae dalla sua cassaforte un testamento nel quale il Dottor Jekyll nomina suo erede il signor Hyde… Tale documento rappresenta un mistero insolubile per l’avvocato che, dopo essere venuto a conoscenza dell’episodio raccontato da Enfield, viene colto dal desiderio irresistibile di conoscere i lineamenti del Signor Hyde. Arriva addirittura a pensare che il testamento sia stato estorto. “Se lui è il signor Hyde (in inglese, nascondere) io sarò il signor Seek (in inglese, cercare), pensava”. In questa frase Stevenson, con un magnifico gioco di parole, ci spiega il significato simbolico dei personaggi: Hyde rappresenta la “zona d’ombra”, Utterson l’ ”Io osservatore” e vigile che media tra le istanze consce e inconsce, al fine di un migliore adattamento alle condizioni ambientali. Stevenson stesso definisce Utterson un “osservatore”, la notte in cui per la prima volta incontra Hyde (sempre davanti alla solita porta secondaria) e si guardano fissi in faccia. Dato che da quella porta non riesce ad entrare, Utterson gira l’angolo della strada e si ritrova in una piazza con belle case, alla porta di una delle quali (“con apparenza di ricchezza, ma immersa nell’oscurità”) bussa e chiede di essere annunciato al Dottor Jekyll. Il maggiordomo gli dice che il dottore è uscito e che Hyde non si fa molto vedere da quella parte della casa… “Viene e se ne va dal laboratorio”. “Questo signor Hyde, se lo si studiasse”, pensa Utterson. Con la descrizione fisica della casa che si affaccia su due strade differenti e con diverse porte d’ingresso, abbiamo un’altra indicazione simbolica degli aspetti diversi, ma nello stesso tempo complementari, di Hyde e Jekyll. Hyde è giovane, basso di statura e pare un nano deforme che irradia malvagità (vedi “Che cosa mi succede? È cambiata la mia faccia” di Sandro Veronesi, saggio introduttivo dell’edizione Grandi romanzi 2002 del Corriere della Sera del romanzo di Stevenson). Il dottor Jekyll è invece un uomo sulla cinquantina, di corporatura robusta, dall’aspetto gentile e intelligente.

Qualche giorno dopo, ad un pranzo offerto dal dottor Jekyll ad alcuni amici, tra cui Utterson, questi cerca di metterlo in guardia sulla pericolosità del suo giovane protetto, ma il dottore risponde che può liberarsi di Hyde quando vorrà, in qualsiasi momento. Ciò può significare che crede erroneamente di poter controllare il rapporto con la sua zona d’ombra.

Un anno dopo queste vicende si verifica un terribile delitto a Londra. Hyde uccide Sir Carew e viene visto da una domestica. Finalmente una figura femminile, ma solo di secondo piano, dopo la bambina maltrattata da Hyde. La domestica è la prima ad osservare Hyde mentre uccide; Stevenson vuole forse dirci che l’indole romantica e la buona disposizione verso il prossimo della domestica le permettono di vedere (in senso fisico) e di accettare (in senso psicologico) anche questi aspetti dell’animo umano. Il primo passo (intuitivo) per illuminare l’ombra è opera del Femminile.

Le indagini proseguono in casa di una signora anziana che affittava ad Hyde due stanze ammobiliate, “nel cupo quartiere di Soho”, dove Utterson e un ispettore di Scotland Yard trovano il libretto d’assegni bruciato e il bastone con cui era stato compiuto il delitto.

Questi particolari possono significare che Hyde, ossia l’ombra, aveva uno stretto legame con una donna anziana, che potrebbe rappresentare una figura materna con la quale ci sono situazioni del passato non risolte. Aspetti della storia personale di Hyde che forse hanno provocato la violenza, cioè una zona maschile troppo dura e aggressiva, rappresentata dal bastone, il quale per fortuna si è spezzato… Hyde sta per cedere… L’Io osservatore lo sta incalzando, ha scoperto che sono i legami edipici troppo forti che lo portano forse ad essere così violento…

Lo scrivano di Utterson è un esperto di grafologia e confronta le scritture di Hyde e di Jekyll dicendo che “le scritture sono in molti punti identiche: solo inclinate in modo diverso”. Una splendida metafora della complementarità dei due.

La vicenda volge al termine: l’ultima notte l’avvocato, assistito dai servi di Jekyll, sfonda la porta del gabinetto del dottore, forse per dimostrare che per avere il coraggio di affrontare l’ombra occorre uno sforzo imponente e collettivo da parte di tutti gli elementi della psiche. Trovano così il corpo di Hyde “ancora palpitante” con in mano una fiala e comprendono che si è suicidato. La zona d’ombra compie il suicidio, per impedirsi di fare o farsi ancora del male (vedi Veronesi). Il maggiordomo intuisce che la morte è avvenuta a causa della “polvere bianca“ di cui il medico non poteva più fare a meno. Infine scoprono un nuovo testamento a favore di Utterson e un racconto del dottor Lanyon. Il racconto svela l’intricato mistero: Lanyon, grazie alle richieste d’aiuto di Jekyll, aveva scoperto la misteriosa sostanza e aveva incontrato Hyde, provando un profondo disgusto misto ad un senso di sorpresa. Lanyon aveva assistito anche, con grandissima emozione, alla trasformazione di Hyde in Jekyll grazie all’assunzione della sostanza.

Il romanzo termina con la relazione di Jekyll sul caso, nella quale il dottore identifica nelle sue aspirazioni troppo elevate la vera causa di tutto. Egli ipotizza la natura duale, anzi molteplice dell’animo umano e vorrebbe dissociare le parti in “continua lotta”, non comprendendo che è invece necessario fare esattamente il contrario (lo spiegherà C. G. Jung con i suoi studi).

Le riflessioni di Jekyll sono stupefacenti: arriva addirittura a dire che “il corpo materiale è semplice emanazione dello spirito” (Vedi R. Steiner: “Teosofia”). È per negare proprio questo principio, che assume la droga. Per fortuna la parte malvagia della sua personalità è meno ampia dell’altra, e ha vissuto per minor tempo, infatti Hyde è più basso di statura e più giovane di Jekyll. Anche se a causa della malvagità il suo aspetto è ripugnante, è pur sempre lui. La droga gli consente di passare da un personaggio all’altro in pochi secondi, come in un ciclo continuo di morti e rinascite (vedi “Oltre il cervello” di S. Grof).

 

Persino le mani dei due rispecchiano la loro natura: una è “grande, ferma, bianca e ben fatta… l’altra magra, nodosa, aveva un tetro pallore ed era ricoperta da peli scuri”. Purtroppo la pozione che all’inizio sembra miracolosa, prende il sopravvento su di lui e diventa necessario aumentare le dosi, dando preponderanza alla parte ombra su quella positiva. Era quindi necessaria una scelta, e dopo vari e vani buoni propositi di rinunciare ad Hyde, purtroppo l’ombra prende il sopravvento e si manifesta pienamente anche senza il ricorso alla sostanza chimica. E sempre più spesso, la pozione ora serve per ritornare a Jekyll, e non più, come all’inizio, per trasformarsi in Hyde. Il medico detesta sempre più la creatura malvagia alla quale è inesorabilmente vincolato, mentre Hyde si risente di ciò e si vendica con strani scherzi (vedi “Psicopatologia della vita quotidiana – Dimenticanze, lapsus, sbadataggini, superstizioni ed errori” di S. Freud). I giochi sono decisi dalla fine della scorta di sali necessari alla preparazione del farmaco; i nuovi sali non funzionano… Una “sincronicità” (direbbe Jung) che scatena l’epilogo della storia.

Nel 1886, quando Carl G. Jung ha solo 11 anni, Robert L. Stevenson descrive con impressionante chiarezza aspetti dell’animo umano che saranno analizzati solo negli anni a venire dallo psichiatra svizzero e più tardi ancora da un altro studioso, Stanislav Grof.

L’opera ci dice che dentro ognuno di noi abitano tanti personaggi non sempre in armonia tra di loro: è possibile avere al proprio interno un Dottor Jekyll e un Mister Hyde; una zona illuminata dalla coscienza, coperta dalle maschere sociali e dai meccanismi di difesa (quella che Jung chiama “Persona”) con la quale l’individuo si presenta all’ambiente esterno, e una zona oscura (definita “Ombra”) di cui non abbiamo consapevolezza, almeno inizialmente, fin che non riusciamo ad accettarla e ad integrarla con le altre zone (vedi “L’uomo e i suoi simboli” di Jung). Questo è il motivo principale del tragico finale del romanzo, la mancata accettazione dei propri difetti o delle proprie pulsioni distruttive, mancata accettazione accompagnata da un profondo desiderio di negazione di ciò che può condurre ad esasperare le problematiche, proprio mentre la persona tenta disperatamente di risolverle (vedi “Al di là del principio del piacere” di Freud, nel quale descrive il rapporto tra “Eros” e “Thanatos”, cioè tra pulsioni di vita e di morte, positive e distruttive). Secondo Jung, invece, l’ombra contiene tutti gli aspetti della nostra personalità che non vogliamo riconoscere, sia perché sono negativi, sia perché non pensiamo di meritarli. Fortunatamente c’è quasi sempre anche un avvocato Utterson (l’Io osservatore e vigile) che indaga e smaschera la situazione, aiutato dal cugino Enfield (l’intuizione profonda) e assistito dai servitori di casa Jekyll (che possono rappresentare le risorse potenziali della persona).

Nell’Opera di Stevenson le figure femminili sono secondarie e appena abbozzate: si tratta per lo più di governanti; per il resto il romanzo è popolato da figure maschili. Ciò può voler significare che l’archetipo del Maschile è preponderante rispetto a quello del Femminile, sempre usando la terminologia di Jung: in queste condizioni la persona può manifestare squilibri profondi, fino alle condotte criminali di Hyde. Il Maschile è l’archetipo che rimanda alla forza, alla grinta, alla decisione (Animus, nel linguaggio Junghiano); il Femminile rimanda alla dolcezza, alla sensibilità, all’intuizione, alla creatività (Anima). Affinché la persona possa vivere bene con se stessa e nel proprio ambiente è necessario che i due archetipi siano in armonia.

Certamente occorre collocare la vicenda nel suo contesto storico: una società come quella vittoriana, eccessivamente repressiva e con tendenza a coprire tutto con un velo d’ipocrisia, può contribuire allo scatenamento degli impulsi più primordiali e incontrollati della psiche umana. Quando le persone si reprimono intensamente o troppo a lungo, senza ascoltare le proprie esigenze o inclinazioni profonde, gli esiti possono essere pericolosi sia per l’equilibrio psicofisico che per la condotta sociale.

Tutta l’opera può essere paragonata ad un magnifico affresco dell’animo umano, in cui ogni personaggio rappresenta un aspetto diverso della personalità. Nella storia infatti i personaggi si conoscono tutti, sono quasi tutti amici, sono in costante rapporto fra loro, sembrano tutti tesi ad una integrazione più armoniosa ed efficace, quasi ad una Psicosintesi (Vedi “Psicosintesi” di R. Assagioli), per usare il linguaggio di un altro psichiatra. L’avvocato Utterson, il cugino Enfield, il medico Lanyon, i servitori collaborano per scoprire il mistero che circonda la vicenda e per smascherare e neutralizzare il pericoloso Hyde.

È interessante notare che Lanyon, un medico amico, ma spesso in conflitto scientifico con Jekyll, rideva degli esperimenti del collega, finché proprio davanti ai suoi occhi si avvera la trasformazione del piccolo e deforme Hyde nel tranquillo Jekyll. A questo punto Lanyon non riesce a tollerare ciò a cui ha assistito e di lì a pochi giorni si ammala e muore. Questo personaggio può simboleggiare il meccanismo di difesa della razionalizzazione eccessiva, la quale, perché avvenga la trasformazione profonda della persona, deve scomparire per lasciare il posto ad un atteggiamento spirituale di apertura al mistero che ci circonda.

Un altro momento fondamentale per la comprensione del romanzo è quando l’avvocato Utterson scopre che il testamento di Jekyll, inizialmente a favore di Hyde, ora decreta che in caso di morte anche di costui, tutti gli averi del medico saranno assegnati a lui stesso! In questo modo, forse l’Autore vuole dirci che dopo che la zona ombra e la zona cosciente si sono integrate, la persona si rinnova completamente. In questo caso la funzione coordinatrice delle varie istanze psichiche è delegata all’Io osservatore, qui rappresentato dall’avvocato Utterson, così l’essere umano ha raggiunto una maggiore e più efficace capacità di autocontrollo, che è garanzia di equilibrio interiore e adattabilità sociale. Il Super Io non rischia più di diventare un terribile sabotatore, ma si è trasformato in saggezza. La persona ha accettato di vedere la sua zona d’ombra e di integrarla con il resto della sua personalità: per questo ora ha acquisito un’armonia interiore prima impensabile e lo sforzo è ripagato in maniera incalcolabile.

Pensiamo che la lettura di questo capolavoro possa favorire la ricerca di armonia interiore verso la quale tutti noi tendiamo in maniera sempre più efficace.

Autore: Monica Vincenzi

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