Quando la pelle diventa prigione. ‘La Scortecata’ di Emma Dante al Teatro di Rifredi

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Quando la pelle diventa prigione. ‘La Scortecata’ di Emma Dante al Teatro di Rifredi

@ Mattia Aloi (25-02-2020)

Firenze – La fiaba nella sua narrazione fantastica si scontra violentemente con la cruda fisicità del teatro di Emma Dante, generando una bellezza violenta come quella di un fiume di lava che si getta nel mare. La fiaba proviene dal Cunto de li Cunti di Giovan Battista Basile e parla di due vecchie sorelle che ingannano un re lussurioso. Mostrandogli un singolo dito mignolo sucato e allisciato e presentandosi a lui col favore delle tenebre una delle due ci finisce a letto, ma viene scoperta e gettata dalla finestra. L’intervento di una fata la trasforma la vecchierella curva e raggrinzita in una donna giovane e bellissima, e la sorella, invidiosa, finisce per farsi scorticare nella speranza di trovarsi addosso una pelle nuova nuova. La storia della Scortecata, già incontrata nel film “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone viene rivisitata dalla Dante attraverso la sua poetica, così la narrazione della vicenda avviene nella fantasia delle due vecchie sorelle, che per combattere l’abbandono e la solitudine in cui si trovano mettono in scena la fiaba interpretandone i personaggi e usando quel poco che hanno a disposizione: un castello in miniatura su un tavolino, due seggiole, una porta. Quello che Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola fanno attraverso i loro corpi è strabiliante, con un’operazione mimetica evocativa e addolorata la narrazione fluisce nelle loro membra, in ogni singolo fascio di muscoli e carne; in tutto lo spettacolo non vi è un momento in cui uno dei due non si stia muovendo in qualche modo: si avverte la tensione e l’irrequietezza del tempo che incalza e di un corpo che vorrebbe fuggire da se stesso. La sorella minore interpretata da Carmine Maringola vorrebbe vivere nell’immaginaria storia d’amore col Re una passione che le è stata preclusa da giovane, e raggiunge l’apice della non accettazione di sé ripudiando la realtà, rifugiandosi nella fantasia e arrivando al tragico annichilimento finale in cui cerca di disfarsi della propria pelle, divenuta una prigione che le preclude la possibilità di vivere il suo sogno di giovinezza.

Emma Dante mantiene il registro cupo e violento presente nel testo originario di Basile, affrontando temi che nulla hanno a che fare con le favole per bambini. Il dialetto napoletano viene proposto mantenendo molti termini presenti nella fiaba originale e utilizzando in alcuni dialoghi un grammelot che richiama da vicino quello degli spettacoli siciliani di Emma Dante. Ma il dialogo che cattura davvero l’attenzione è quello corporeo fra i due attori: la scena della porta, durante la quale le due anziane mostrano il dito mignolo al re attraverso il buco della serratura, scambiandosi continuamente di ruolo e posizione, è di una maestria e bellezza unica, trasformandosi in una sorta di danza in cui i movimenti di Maringola e D’Onofrio, separati dalla porta, sono al contempo precisi come un orologio e armonici come solo un livello sublime di abbandono al personaggio può permettere. Altro momento topico è sicuramente quello della trasformazione in dama della minore delle sorelle: si tratta del coronamento delle fantasie nel mondo onirico del teatro nel teatro, foriero di bellezza e malinconia come ogni bel sogno che in quanto tale è destinato a svanire, come lo è la giovinezza. La contrapposizione finale della realizzazione onirica avviene nella realtà scenica con la presa di coscienza devastante che l’unica via di uscita da quella condizione di perpetua stagnazione temporale in attesa di un destino ineluttabile non risiede nell’alienarsi per mezzo dell’immaginazione, bensì nella fuga dal proprio corpo: le battute finali sono pronunciate proprio in questa prospettiva, con triste rassegnazione da parte di entrambe le vecchie rispetto al destino di rinuncia e immolazione che le attende: una rinuncerà alla pelle e alla vita, l’altra per assecondare le volontà della sorella si tingerà le mani del suo sangue rinunciando all’unica presenza che la fa ancora sentire umana.

La Scortecata è uno spettacolo finissimo e irrinunciabile, con una potenza espressiva di grande impatto, divertente, drammatico e dolce. Impossibile non rimanere coinvolti e trascinati dentro questa fiaba che dopo tanto tempo torna a parlare a tutti.

Autore: Mattia Aloi

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