‘Picciridda’: una storia di resilienza nella Sicilia assolata degli anni ’60

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Picciridda: una storia di resilienza nella Sicilia assolata degli anni ’60

@ Anna Di Mauro (14-03-2020)

 

“I vinti” verghiani del XXI secolo sono donne, sanno rialzare la testa e hanno lo sguardo intenso e limpido della piccola Lucia e quello caparbiamente fiero della nonna Maria. Le due figure femminili si stagliano sullo sfondo arcaico di un’isola siciliana e di una storia di dolorosa formazione, a tratti sconfinante nel melodrammatico, nell’opera prima del giovane regista palermitano Paolo Licata, “Picciridda. Con i piedi nella sabbia”. Tratto dal romanzo omonimo dell’esordiente Catena Fiorello, il film, dove il pathos della migrazione subita si intreccia a violenze tribali, scorre agevolmente, forte di un noviziato che risuona anche degli sguardi di Tornatore e di altri registi siciliani coevi, ma che riesce a trovare una linea propria nell’essenzialità del linguaggio visivo cinematografico, puntando sulla semplicità del quotidiano accanto alla sofferenza dello strappo affettivo, trasfigurata dall’occhio della cinepresa depositato delicatamente sulla crudezza di una storia scabra, fitta di oscurità e splendori. Nel film è determinante la valenza delle interpreti coprotagoniste: l’icona potente di Lucia Sardo, già straordinaria madre di Peppino Impastato ne “I cento passi”, egregiamente nel ruolo, accanto alla grazia acerba della giovanissima esordiente Marta Castiglia, affiancate da un cast di prim’ordine. Apprezzabili le suggestive inquadrature e i primi piani di volti, oggetti, atmosfere magiche, come la quiete cosmica di un cielo stellato contro il quale spicca la sagoma di Maria intenta a contemplare le stelle mentre fuma un sigaro, unico piacere che si concede nell’arco di una lunga e faticosa giornata. Mescolando l’estro poetico delle immagini a un vago neorealismo di ritorno, la regia gioca su toni arcadici fuor di retorica mescolati a tratti vagamente umoristici, mentre la tensione del dramma sotteso diventa tragedia catartica, con lievi forzature nei passaggi essenziali. L’isola di Favignana degli anni ’60, seduttivo scenario naturale, ci avvolge nelle sue luminose atmosfere primigenie, percorse da una linea di strisciante violenza, tra mari e latomie, casette rurali, galline, asini, colori, sapori, odori, povertà e ignoranza, odio e amore. Latitudini stratificate che segnano la traccia di una migrazione forzata.

I genitori di Lucia vanno in Francia per cercare lavoro con il figlio minore, lasciando la piccola Lucia desolata e riluttante con la burbera nonna Maria, detta la generala, al cui potere la bambina esasperata finirà col ribellarsi, affermando una libertà per la quale pagherà un prezzo molto alto. La granitica Maria, vedova, orgogliosamente sola e indipendente, che si guadagna il pane vestendo i morti, avara di carezze e gesti d’affetto, si prenderà cura della picciridda (in dialetto piccolina) con durezza e severità, tra divieti e regole ferree, tenendola inspiegabilmente lontana soprattutto dalla famiglia della sorella Pina, la dolce e intensa Ileana Rigano, dal marito Saro, il misurato Claudio Collovà, dall’infelice figlia, la leggiadra Katia Greco, con i quali ha interrotto irrevocabilmente i rapporti, covando un terribile segreto che svelerà solo nel finale la sua tragica natura. Il drammatico epilogo, dove la vittima diventa carnefice, sancisce la sacralità della solidarietà parentale femminile che si innesta e consolida nella figura dominante di nonna Maria.

Il trend di forti passioni del racconto riverbera i tratti verghiani, ma il nostos di Lucia, alias ’Ntoni al femminile, è scongiurato dalla nonna. L’amore e la protezione ancestrale per la picciridda, tenuta lontana con ogni mezzo dall’isola e dalle sue insidie dopo la partenza, esplode in tutta la sua violenza, diventa argine coeso, sorretto dalla fermezza ferrigna del suo carattere ferino, temprato e indurito dalla vita. La natura costruttiva della donna emerge in tutta la sua potenza, ricucendo lo strappo generazionale, mostrando la luce di un destino diverso, lontano dalla violenza e dall’ignoranza. Lucia diviene emblema di un riscatto che è il sale della vita.

PICCIRIDDA. CON I PIEDI NELLA SABBIA

Film, Italia 2019

Regia Paolo Licata

Con

Lucia Sardo, Ileana Rigano, Marta Castiglia, Katia Greco, Tania Bambaci, Federica Sarno, Claudio Collovà, Maurizio Nicolosi, Loredana Marino, Mauro Spitaleri, Gerlando Gramaglia

Produzione Satine Film

Autore: Anna Di Mauro

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