Sola sorge la città, o le preoccupazioni di Tullio Avoledo. ‘Nero come la notte’, ed. Marsilio

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Sola sorge la città, o le preoccupazioni di Tullio Avoledo

@ Pierluigi Pedretti (26-02-2020)

 

Per stile e storie Avoledo è autore ormai riconoscibile a prima vista, anche quando in Nero come la notte (Marsilio, 2020, euro 19,90) sembra fare eccezione alla solita e sapiente commistione di reale e fantastico. Meglio utilizzare il noir? Apparentemente non è il momento di immergersi in una realtà “alternativa” alla nostra come nelle opere precedenti, fatta di chiare ucronie distopiche. Alcuni anni fa uscì L’ultimo giorno felice (2008), un suo breve romanzo che voleva contribuire insieme ad altre opere di “giallisti” italiani a sensibilizzare verso i temi ecologici. Per Nero come la notte tornano in qualche modo le atmosfere di quel libro insieme a luoghi e personaggi di altri lavori, ad iniziare da L’elenco telefonico di Atlantide (2003), famosa prima opera che sancì il successo dello scrittore friulano. Avoledo ci offre ora un romanzo più cupo, che racconta delle trasformazioni del nostro paese da un punto di vista più violento, ambientando la storia sempre in quel ricco Nord Est in bilico tra ricchezza e declino, tra degrado delle periferie e immigrazione. Sergio Stokar è, meglio era, un poliziotto di Pista Prima, immaginaria città nordestina, bravo nel suo mestiere ma scorretto nell’azione, tanto da subire le conseguenze delle sue violenze. Un giorno, infatti si ritrova gravemente ferito in un ospedale improvvisato di un condominio allucinatorio, Le Zattere, tre grandi edifici abbandonati perfino dagli speculatori. “Questo posto che non si può nemmeno chiamare quartiere è una terra di nessuno in cui città e campagna competono per il primo premio allo squallore assoluto.” Ora è abitato da emarginati di ogni sorta guidati da un consiglio multietnico, che governa la comunità anche con la violenza. Un vero incubo per Stokar che deve adattarsi a una realtà contraria al suo credo nazista. L’ex poliziotto ricorda poco – La mia memoria è come una carta stradale fatta a pezzi, come un’agenda dai fogli strappati e senza data – sa solo che è stato salvato dai “nemici”: slavi, africani, islamici. Per riconoscenza e per la propria sicurezza accetta l’incarico di “sceriffo” per indagare sulla morte di alcune ragazze del condominio. Se non risolve l’enigma ci potrebbero essere conseguenze per tutti gli immigrati che vivono isolati in quella comunità di stranieri. Il governo centrale non aspetta altro. L’indagine non sarà semplice, ma Stokar è uno tosto, che non indietreggia davanti a nulla. Dovrà mettere mano nella merda di tutti, non solo dei ricchi e insospettabili italiani, ma anche in quella degli immigrati, perché l’avidità non ha colore di pelle: “Solo che il male in realtà è anche dentro le mura, e siamo tutti contagiati, e i buoni e i cattivi vivono insieme e non è facile capire chi sono gli uni e gli altri. Adesso lo so, ma lo sapevo anche allora, nella mia vita di prima, la mia vita a testa in giù, come la chiamo ora.” Così, poco alla volta, in una sorta di viaggio agli inferi, insieme al proprio passato emerge anche la verità delle cose. Attraverso violenze indescrivibili si giunge ad un finale imprevedibile, dolce e amaro nello stesso tempo. Nessuno è quello che appare in Nero come la notte, romanzo scritto in soggettiva e con la consueta scorrevolezza da Avoledo, ricco di dialoghi, adatti a delineare le psicologie dei personaggi. In particolare quelli femminili, ritratti con sobria sensibilità: Dolores, “la piccola colombiana scura con gli occhi da cerbiatta”; Nadia, l’arcigna consigliera del condominio, dai “lineamenti alteri, un naso da rapace e occhi che ti prendono le misure di continuo”; la sventurata Krystyna, di cui “nessuna immagine potrebbe mostrare quanto vivi fossero i suoi occhi”. E che dire delle donne veramente importanti della vita del protagonista? Carla, l’ex moglie, a cui Sergio ha rovinato la vita, o Elena, che con sfrontatezza lo fa arrossire. E poi c’è lui, Sergio Stokar, che attraverso il tormentato percorso dell’indagine conosce e si conosce, liberandosi infine dei pregiudizi che lo hanno segnato per una vita. Avoledo pubblica da anni libri avvincenti, è un autore che va al di là di ogni catalogazione, uno di quei pochi che sa muoversi abilmente fra i generi, maestro (non solo) del fantastico, che sa coniugare con le inquietudini, gli affanni e i sentimenti dei nostri tempi. Con Nero come la notte ha aggiunto un ulteriore tassello alle sue e alle nostre preoccupazioni, noi che temiamo che “Quomodo sedet sola civitas.”

 

Autore: Pierluigi Pedretti

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