L’umorismo sadico di Rémi de Vos. ‘Tre rotture’ al Teatro di Rifredi

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L’umorismo sadico di Rémi de Vos. ‘Tre rotture’ al Teatro di Rifredi

@ Chiara Marconi (14-02-2020)

Firenze – Lo spettacolo si suddivide in tre quadri, durante i quali viene presentato il tema della “rottura” attraverso un linguaggio ulcerato e volgare, di un umorismo al limite del grottesco. Nel trittico di De Vos le coppie si lasciano, e le separazioni in progress portano in superficie una condizione edonistica comune nella società moderna. Assistiamo a una pungente analisi dei nostri tempi, e di quella borghesia annoiata e incapace di andare oltre l’egoismo – desiderando soltanto di porre il proprio Io al centro del mondo -, autoreclusa in una dimensione che alla fine porta all’inevitabile estinzione interiore. Il punto di vista è quello scientifico di un entomologo che con la sua lente d’ingrandimento osserva e studia le tre vicende nel loro punto di krisis, annotando – non senza un certo sarcarmo – ogni dato visibile e le oscillazioni psicologiche e motorie delle sue cavie.

Il primo quadro, dominato dalla gigantografia di un dipinto di René Magritte, descrive il paradossale stratagemma che conduce una storia sentimentale alla fine inattesa; Lei, mossa da un delirio di perfezione, prepara con premura un’ultima cena per il suo compagno per poi lasciarlo. I “futili motivi” per cui Lei vuole lasciare Lui sono il sintomo di quella mancanza di profondità che induce ogni rapporto a galleggiare sulle apparenze. Una cena amara, resa ancora più greve dal linguaggio triviale, ai confini della violenza, in cui l’ultima parola spetta però a Lui che non si arrende all’idea della fine.

Passando al secondo quadro, ispirato a Francis Bacon, troviamo Lui, Lei e l’Altro – un rapporto a tre – dove i protagonisti sono letteralmente immersi in dinamiche distruttive. L’angosciante escalation di violenza verbale, mista a un umorismo sadico che come un filo rosso lega tutte le storie, porterà alla rottura.

L’ultimo episodio, che si svolge davanti a una tela di Piet Mondrian, forse il più cinico dei tre, racconta le disavventure di un uomo e di una donna alle prese con un bambino complicato e tiranno, che li spinge infine a dividersi, provocando una fatale e inevitabile estinzione della specie. Tre rotture scandaglia in tutte le sue declinazioni il legame a due, compilando un feroce, sinistro referto dell’autismo sentimentale contemporaneo e delle contraddizioni che ne scaturiscono.

 

Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi

TRE ROTTURE

di Rémi De Vos
traduzione e regia di Angelo Savelli
con Monica Bauco e Riccardo Naldini
scene di Federico Biancalani – musiche di Federico Ciompi
luci di Roberto Cafaggini – foto Francesco Niccolai
assistente e figurante Pietro Grossi

Autore: Chiara Marconi

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