Dell’ipocrisia e altri demoni. Pirandello docet al Brancati di Catania

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Dell’ipocrisia e altri demoni. Pirandello docet al Brancati di Catania

@ Anna Di Mauro (03-03-2020)

foto Dino Stornello

Catania – Tratta da una novella del 1906, “Richiamo all’obbligo”, la commedia pirandelliana del 1916 “L’uomo, la bestia e la virtù”, definita dall’autore “un apologo in tre atti”, ritorna in palco al Brancati con la vivace regia di Carlo Ferreri, un cast collaudato, la forza di un testo che mantiene i suoi effetti caustici. Marchiando a sangue, con ironia sferzante i virtuosi personaggi che indossano maschere ipocrite, nascondendo tradimenti, tralignamenti, a fronte di un falso perbenismo, Pirandello ci porta dietro la maschera, con la consueta abilità manipolatoria, facendo leva sulle passioni scatenate dalla “bestia” che è in noi, che cerchiamo di nascondere sotto il velo di una falsa “virtù”. Una magistrale, tagliente riflessione sulla dicotomia tra l’essere e l’apparire. In una città di mare il trasparente signor Paolino, professore stimato e di probi costumi, chiede l’aiuto del dottor Pulejo per aiutarlo ad uscire da una difficile situazione. Frequentatore di casa Perella come insegnante privato del figlioletto Nonò, ha ingravidato la virtuosa signora Perella, trascurata dal marito, il capitano Perella, che ha un’altra donna e quattro figli in un’altra città. Come giustificare una gravidanza della signora? L’espediente per indurre il capitano a compiere i suoi doveri di marito, condurranno a una situazione paradossale, nella quale il professore favorirà l’amplesso tra i coniugi, per salvare le apparenze. La regia che ha scelto di ambientare durante il fascismo la vicenda dagli echi plautini, boccacceschi, fino alla “Mandragola” del Machiavelli, insiste su una cifra esasperata, caricando il lato comico-grottesco di lievi forzature, che producono una serie di gags dove sono coinvolti tutti i personaggi, trasportando l’elegante ironia sul piano più irridente della farsa. Il professore è un Riccardo Maria Tarci ambiguamente teso tra le passioni del sesso e l’irreprensibilità, la signora Perella una esilarante macchietta di scardinate virtù della frizzante Evelyne Famà, il capitano Perella un cinghialesco Emanuele Puglia, il dottor Pulejo/Totò il farmacista un sornione Massimo Leggio, gli alunni del professore i versatili e calzanti Andrea Bruno e Gianmarco Arcadipane, la cameriera Grazia una perfettamente sgarbata Raffaella Bella, il figlioletto una fresca interpretazione di Marina Politano. La scenografia si avvale di cromatismi proposti da tele e pannelli polifunzionali che denotano gli ambienti, mentre le musiche d’epoca ci riportano a un’atmosfera che evoca gli anni ‘30. Si sorride e si ride, mentre la maschera traballa, rivelando il bestiale volto nascosto di un sistema sociale che inevitabilmente ci riporta alle ipocrisie del fascismo che non aveva ancora gettato la maschera. Lo farà nel ’24 travolgendo gli italiani in una terribile e dolorosa avventura che non lasciò fuori neanche gli intellettuali come Pirandello.

L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU’

di Luigi Pirandello

Regia Carlo Ferreri

Scene Salvo Manciagli

Costumi Sorelle Rinaldi

Luci Antonio Licciardello

Con

Riccardo Maria Tarci, Evelyn Famà, Emanuele Puglia, Massimo Leggio, Daniele Bruno, Giammarco Arcadipane, Raffaella Bella, Marina Politano.

Produzione Teatro della Città- Centro di produzione Teatrale

Al Teatro Brancati fino all’8 Marzo

Autore: Anna Di Mauro

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