Brevissima è la memoria dei felici: “Portrait de la jeune fille en feu” di Céline Sciamma

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Brevissima è la memoria dei felici: “Portrait de la jeune fille en feu” di Céline Sciamma

@ Giuseppe Condorelli (21-01-2020)

Ho un sentimento nuovo: il rimpianto

Portrait de la jeune fille en feu

Ma è un’ingiustizia comune agli uomini e alle donne far finta di credere

che una donna sia incapace di occuparsi d’altro che di cose frivole,

e non perdonarle di voler penetrare nel sacro tempio delle arti e delle scienze.

Jean Baptiste Pierre Le Brun

Due donne corrono a perdifiato sullo spoglio pianoro che domina il mare gonfio e azzurro della Bretagna. Sembra che si inseguano, quasi sovrastate dal vento (una memoria dantesca involontaria dal quinto canto dell’Inferno?). La prima è Héloïse (Adèle Haenel), giovane rampolla di una nobile famiglia, improvvisamente sottratta alla monacatura per sposare, al posto della sorella suicida, un lontano signore di Milano: l’ennesimo contratto matrimoniale a cui la giovane deve sottostare. L’altra è la pittrice che, incaricata dalla madre di Héloïse (Valeria Golino), deve eseguirne – in incognito, sotto le mentite spoglie di dama di compagnia – il ritratto, richiesto dal futuro sposo: è la talentuosa Marianne (Noémie Merlant) una donna inquieta e trasgressiva, che la regista Céline Sciamma per questo suo “Portrait de la jeune fille en feu” (2019) mutua dalla figura e dai “Souvenirs” di Elisabeth Vigée Le Brun (1755-1842) una delle ritrattiste più richieste del suo tempo.

E’ la vicenda di un accostamento circospetto, di una continua prova di sintonia, di una schermaglia gentile tra le due, costruita su una sceneggiatura rarefatta ed essenziale (per la quale Sciamma ha ricevuto il Prix du Scénario a Cannes e quello dell’European Film Awards) e che si svolge parallelamente al farsi stesso del ritratto, le cui prime prove, incerte e senz’anima, testimoniano di un rapporto rigido e conflittuale che mano a mano – e inaspettatamente – si scioglie in profondissimo sentimento, culminando nel bacio appassionato il giorno successivo alla festa notturna in cui solo donne cantano nella brughiera – voci di sirene e nenie, invocazione, canto e preghiera ancestrale – e la gonna di Héloïse prende fuoco per un istante: una delle scene più perturbanti ed intense di tutto il film. Héloïse oscilla tra Penelope ed Euridice – la prima evocata dal continuo rifiuto di farsi ritrarre, l’altra dalla suggestione della letture delle Metamorfosi ovidiane – mostrando tutta la sua rigida inesperienza del mondo e della vita. Marianne, la libertaria, la coraggiosa, è la sua mentore: sarà lei a condurla prima nel mondo della delle emozioni e della bellezza (la piccola lezione su l’Estate di Vivaldi al fortepiano impressiona straordinariamente Héloïse), dell’amore e del sesso poi, quando, complice l’assenza della contessa madre, rimarranno da sole insieme alla servetta Sophie (Luàna Bajrami). Marianne svela allora la sua vera “missione” e distrugge il primo ritratto, formalmente perfetto ma privo di coinvolgimento, per cominciarne un altro. Fra Héloïse e Marianne, servetta compresa, si instaura una comunanza di spiriti che va ben al di là delle differenze di classe e di cultura, annullando la “convenzione – come ha dichiarato la Sciamma – che considera ogni rapporto tra personaggi, che sia d’amore o creativo, come un rapporto di potere” e mirando a invece “a creare un immaginario nuovo, femminile e femminista”: la scena dell’aborto di Sophie è certo emblematica. Come in altre pellicole recenti (“La Favorita” di Lanthimos, ad esempio) anche ne “Portrait de la jeune fille en feu” sono perciò esclusi gli uomini, ridotti al rango o di servi o di mariti assenti. Eppure è dal mondo degli uomini che le vite delle due donne sono regolate: Héloïse potrà solo essere moglie e madre; Marianne, in quanto donna, non ha il diritto di dipingere nudi maschili: “un altro dei modi – sottolinea lei stessa – di impedirci di fare buona pittura”. La loro storia d’amore – tanto travolgente quanto impossibile – vive di contrasti fortissimi: da un lato la ritualità dei rapporti formali, sobri e misurati, improntati alla luce della ratio – non è forse, il loro, il Secolo dei Lumi? – dall’altro la tempesta dei sentimenti, l’estasi dei corpi intrecciati e delle notti troppo brevi, del tempo inesorabile che scorre poiché il dipinto è quasi concluso: brevissima è la memoria dei felici. In questo paesaggio di anime inquiete “Portrait de la jeune fille en feu” è tutto costruito à rebours, innescato dal quadro che offre il titolo al film e che si intravede solo per pochi secondi: un ricordo lontano eppure nitido e vivo, perfetto nell’articolarsi dei suoi attimi infiniti e nello scatenarsi della sua passione.

Anche l’esplicita scelta registica di evitare ogni commento musicale – se si eccettua il presto dell’Estate vivaldiana nella straordinaria scena finale – è in funzione dell’armonia espressa dai corpi, dai gesti, dagli sguardi delle due donne: una prova interpretativa eccellente. Sciamma costruisce la narrazione per ellissi, per sottrazioni: dunque poeticamente, sbalzandola dalla fotografia di Claire Mathon, attenta all’estensione della luce e alla genesi dei colori in ogni inquadratura – specie nelle penombre degli interni – e cara a certa pittura paesaggistica tra Sette e Ottocento: non tanto nell’angoscia e nelle atmosfere notturne quanto negli scorci, nelle vedute tra falesie e spiagge deserte, nel sentimento del luogo, nella sehnsucht interiore in cui queste due donne precipitano felicemente insieme. Non Füssli dunque, piuttosto le allucinazioni proto-romantiche (la visione di Héloïse in abito da sposa), il paesaggio simbolico di Caspar David Friedrich, il cui “Viandante sul mare di nebbia” è espressamente citato in una magnifica sequenza. Il doppio legame delle protagoniste con l’Orfeo ed Euridice ovidiani – e le “Metamorfosi” lette al lume di candela sono davvero un libro galeotto – innesca un chiasmo letterario e amoroso: Marianne-Orfeo e Héloïse-Euridice. La prima (la Vigée reale, unita a Jean Baptiste Pierre Le Brun, mercante d’arte, divorzierà nel 1794: un matrimonio, per sua stessa ammissione, senza amore), gettata in una esistenza errabonda e turbolenta, lascerà dunque fuggire (e sfuggirsi) Héloïse, custodita solo nella dimensione della rêverie e dell’arte. L’altra, destinata per sempre ad un matrimonio anonimo, andrà piuttosto incontro alla quiescenza di una vita imposta, unico ricordo l’autoritratto dell’amica amante proprio su una pagina delle Metamorfosi. Non si incontreranno mai più, custodendo entrambe, con estrema e dolorosa dignità, il rimpianto di quei giorni. Fino al folgorante dettaglio di un ritratto su quella pagina appena schiusa che illumina il sorriso di Marianne; di un concerto a teatro in cui le note di Vivaldi incendiano in Héloïse la memoria di quell’amore e della sua inestinguibile fiamma.

RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME
Titolo originale Portrait de la jeune fille en feu
Data di uscita 19 Dicembre 2019 (Italia)
Genere Drammatico, Storico
Anno 2019
Regia Céline Sciamma
Attori Noémie Merlant, Adèle Haenel, Luàna Bajrami, Valeria Golino
Paese Francia
Durata 120 Min
Distribuzione Lucky Red

Autore: Giuseppe Condorelli

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