“Ziq è sulla spiaggia”: la drammaturgia poetica e delicata di Lina Maria Ugolini al Piccolo Teatro della Città di Catania

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“Ziq è sulla spiaggia”: la drammaturgia poetica e delicata di Lina Maria Ugolini al Piccolo Teatro della Città di Catania

@ Giuseppe Condorelli (17-02-2020)

Catania – Una storia che arriva da uno sguardo lontano nel tempo, durante una mattina d’estate: un’apparizione forse. O qualcuno che non si vuole vedere. Che si sceglie di lasciare ai margini. “Ziq è sulla spiaggia” di Lina Maria Ugolini – che la Compagnia G.o.D.o.T. ha proposto sul palco del Piccolo Teatro della Città di Catania – ispirato all’omonimo romanzo breve (pubblicato da Ensemble, 2018) è una delicata riflessione sull’attualità che evita i toni volutamente larmoyant e sensazionalistici a tutti i costi per imboccare delicatamente la strada della fantasia. E’ anche una fiaba musicale – ancora una volta il Maestro Pietro Cavalieri ci delizia con la tessitura musicale delle sue ballate – che sulla scena diventa il negativo di una realtà terribile e nera, fatta di violenza di povertà e di dolore: i bambini migranti soli e abbandonati, costretti a sopravvivere in un mondo straniero e indifferente. I bambini che vediamo sulle nostre spiagge, o sulle nostre strade ogni giorno. Ziq è uno di loro. E’ un profugo siriano, costretto ad abbandonare Hama, celebre la città dalle mille norie per la guerra, l’ennesima, che flagella la sua terra.  Vende ombrelli durante la bella stagione, è cortese e gentile con tutti, generoso con chi divide il suo stesso destino. Ma nessuno gli presta la benché minima attenzione. Per questo Ziq è uno che parla con se stesso – con Aziq, il suo amico e alter-ego – per farsi compagnia in una realtà che non lo vede neppure. In una scenografia minimale e allusiva, poetica e garbata – grandi ombrelloni che diventano fiori e petali, barca e onde – l’atto unico vive del monologo del protagonista (il giovanissimo e assai promettente Giuseppe Arezzi): i suoi dubbi, le sue perplessità attraverso il suo filtro straniante. Eppure Ziq, nonostante il fardello pesantissimo che gli pesa nel cuore, è un personaggio positivo. Ziq è infatti sorretto da un ottimismo che ci spiazza – e anche Fuad sognava una casa che non “tollera porte ma finestre aperte” – riuscendo a superare la sua emarginazione” civile e materiale grazie alla potenza dell’immaginazione, al sorriso e al ricordo delle parole delle persone care racchiuse nella metafora degli “occhiali d’argento”. Questa capacità – Ziq ne è certo – può renderci invincibili. Così come in “Fuad delle farfalle” l’intenso monologo affidato alla voce e alla gestualità di Fuad, una giovanissima egiziana che vuole sfuggire ad un futuro di orrore e di segregazione, con l’unica compagnia delle farfalle e di una madre premurosa, “Ziq è sulla spiaggia” vive di apparizioni-metafore: l’uomo delle collane, quello del cocco, gli stessi genitori del ragazzo – Leila (Federica Bisegna) e Jihar (Vittorio Bonaccorso che è anche il regista), il vecchio cieco guardiano della norie della sua amata Hama e, alla fine, un bimbo stesso (il piccolo Marco Cappuzzello): ovvero la speranza che, dopo il naufragio, prende corpo. Ci pare così di rintracciare nel teatro della Ugolini una costante, l’idea forte di una direzione drammaturgica che la sua fragranza creativa continua a perseguire con esiti poeticissimi: estrarre dalla realtà l’immaginazione e con essa la speranza.

Autore: Giuseppe Condorelli

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