La necessità della modestia. ‘Alice e il sindaco’, con Fabrice Luchini, al cinema dal 6 febbraio

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La necessità della modestia. ‘Alice e il sindaco’, con Fabrice Luchini, al cinema dal 6 febbraio

@ Loredana Pitino (01-02-2020)

Commedia francese scritta e diretta da Nicolas Pariser e presentata nella sezione Quinzaine des réalisateurs al Festival di Cannes del 2019, dove ha vinto il premio Europa Cinemas Label Award come miglior film europeo. 

Alice, una giovane insegnante di lettere appassionata di filosofia, viene assunta per sostenere, stimolare e arricchire di contenuti ideologici l’azione del sindaco di Lione, Paul Theraneau, che, dopo trent’anni di vita politica, si trova in un momento di crisi di idee e di scarsa capacità oratoria. Non dovrà solo scrivere i discorsi del sindaco, ma suggerirgli riflessioni, proporre contenuti, risvegliare la sua mente.

Il protagonista del film – che è una commedia ma, decisamente, non una delle commedie brillanti e spumeggianti a cui il cinema francese ci ha abituati – non è né Alice né il sindaco quanto, piuttosto, il senso profondissimo di vuoto in cui è sprofondata la politica ai nostri giorni, e non solo in Francia.

In un’intervista rilasciata in occasione Festival di Cannes, il regista ha dichiarato: “(…) sono sempre stato incuriosito dalla politica dal punto di vista della competizione tra partiti e ho quasi una fissazione per le questioni politiche, i dibattiti, le storie di cronaca politica”

Si tratta, infatti, di un film decisamente intellettuale, in tal senso politico.

La crisi del sindaco nasce proprio dal suo intendere ormai la politica come mestiere, dall’eccesso di impegni e dalla necessità di fare i conti con tutta una serie di contingenze pratiche e utilitaristiche che la modernità pone e la sua ambizione (l’obiettivo è candidarsi per l’Eliseo) amplifica. Molti ideologi propongono slogan efficaci ma vuoti, inconsistenti, come il concetto di futurologia. Qui si annidano il qualunquismo e il populismo imperanti nella dimensione desolante del presente, in tutti i Paesi, in tutti i continenti, e questo rende la politica colpevole di ”un’impotenza infinita”.

Di conseguenza, come egli stesso spiega nel primo dialogo fra i due protagonisti, si trova adesso con un totale vuoto di idee; la filosofia tradizionale può offrire un rimedio al problema che i suoi collaboratori avrebbero voluto risolvere con la terapia psicanalitica. Il sindaco usa una metafora con la quale l’autore vuole denunciare il male dei nostri tempi: lui si sente come una macchina da corsa senza carburante, il motore gira a vuoto; Alice lo deve convincere a pensare di nuovo.

Il pensiero, ecco, non le conoscenze, parcellizzate, tecniche, specialistiche, ma il sapere può risollevare e aiutare politicamente Theraneau. Particolarmente incisivo il momento in cui la giovane donna suggerisce alcune letture imprescindibili: Rousseau, Orwell, per esempio.

Nell’ultimo dialogo, prima dell’epilogo del film, durante la gestazione del discorso che Theraneau terrà al congresso Socialista, troveranno insieme una formula concreta, alimentata dal pensiero e da principi che potrebbero riportare la Francia alle sue origini illuministe: “E’ forse il tempo di rendere il funzionamento delle nostre economie più semplice, meno folle, più giusto, più decente. E’ forse giunta l’ora della modestia”.

Il film è volutamente costruito quasi esclusivamente su una serie di quadri che mettono in relazione Alice e il sindaco e il loro confronto basato sul peso delle rispettive riflessioni. I dialoghi sono l’aspetto più importante di tutta la pellicola; per questo il regista ha scelto una struttura filmica con lunghi piani sequenza per inquadrare la città di Lione, i suoi tetti, le strade, i teatri, e lunghi primi piani sull’immagine della giovane Alice, fresca, pulita, convincente nella sua modestia, e sul volto del maturo Theraneau, spaesato, solo, malinconico ma pronto all’ascolto e al cambiamento.

Questa scelta valorizza la performance attoriale di Anaïs Demoustier, giovane attrice presente nel cinema francese dai primi anni 2000 (ricordiamo La casa sul mare) e di Fabrice Luchini, brillante protagonista delle migliori commedie francesi fin dagli anni ‘70 (tra i film più recenti, il delizioso Il meglio deve ancora venire).

Un esempio di come sul grande schermo si possa portare quella che Calvino nelle Lezioni Americane chiamava “la leggerezza che non è superficialità”.

ALICE E IL SINDACO

scritto e diretto da Nicolas Pariser

interpreti

Anaïs Demoustier: Alice Heimann

Antoine Reinartz: Daniel

Fabrice Luchini: Paul Theraneau

Léonie Simaga: Isabelle

Nora Hamzawi: Mélinda

Autore: Loredana Pitino

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