Il Materialismo divertente: “Capitan Seniu” di Nino Martoglio alla Sala Di Martino di Catania

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Questo è il gatto con gli stivali, questa è la pace di Barcellona

fra Carlo V e Clemente VII, è la locomotiva, è il pesco

fiorito, è il cavalluccio marino: ma se volti pagina, Alessandro,

ci vedi il denaro […]

E. Sanguineti

Il Materialismo divertente: “Capitan Seniu” di Nino Martoglio alla Sala Di Martino di Catania

@ Giuseppe Condorelli (06-02-2020)

Catania – Una pirotecnica – e a tratti esilarante – difesa della roba. E’ “Capitan Seniu” la commedia “minore” di Nino Martoglio, adattata da Daniele Scalia, con la regia di Elio Gimbo, in scena nella sala “Giuseppe Di Martino” di Catania. La riproposizione delle commedie di Martoglio a cui la compagnia Fabbricateatro si dedica ormai da tempo non è in funzione di un teatro dell’intrattenimento – il cantuccio disinnescato in cui la critica ha quasi sempre relegato l’autore – ma di un coraggioso e legittimo tentativo di rileggerlo lungo coordinate politiche e materialistiche. “Tutta la drammaturgia di Martoglio – afferma appunto Elio Gimbo – si sostiene lungo opposizioni tipo poveri-ricchi, padri-figli, dominanti-dominati ed il suo orizzonte culturale è quello del materialismo storico. Rivendichiamo, quindi, un modo preciso di rifarsi alla tradizione martogliana, opposto al contesto ideologico dei suoi interpreti storici.” Alla luce di questi criteri anche “Capitan Seniu” può svelare – sotto la maschera del divertimento innocuo – aspetti forti della lotta tra gli individui e senza esclusione di colpi. Una dialettica feroce ed espressionistica all’interno della quale si scontrano tutti i protagonisti dell’atto unico: la zia Rachele, un cameo da “quadro antico” (Cinzia Caminiti tratteggia straordinariamente il tipo della bizzocca, zitella e devota, furba e inflessibile), con una più che cospicua eredità in cassaforte, da difendere selvaggiamente; i due nipoti: la giovane Tina (una luciferina Marilena Spartà nei panni di una moderna emo-dark) il cui ghigno dalla sensualità vampiresca declina una voglia (effimera) di ribellione; Mario più smagato e subdolo (William Signorelli), il prediletto dalla zia, che nutre, nascostamente, un profondo amore proprio per la cugina. E infine lui, Capitano Seniu (Franco Colajemma, una specie di Corto Maltese in salsa catanese, molto meno saggio e assai irruente) che, al contrario della sorella Rachele, difende strenuamente la nipote cui vuole destinare la sua eredità. Tutti accomunati dalla preoccupazione di vedere assottigliata la loro posizione di benestanti. In una sarabanda di equivoci, di luoghi comuni ma sempre efficaci della comicità – arricchiti anche dal dialetto e da un perenne clima da farsa grottesca, a volte di allucinata atmosfera circense – si muovono pure personaggi minori: il notaio svagato che deve redigere i lasciti (Gianni Nicotra), il domestico (Pietro Lo Certo) e soprattutto il professore Chiarchiaro, iettatore riconosciuto (Daniele Scalia) con la sua proposta di nozze d’interesse. La regia di Gimbo punta spesso sull’esagerazione dei tratti salienti dei personaggi – la difesa del “proprio” pretende infatti tutte le tattiche – e trova finalmente un suo equilibrio nel più classico degli “happy end”: quel matrimonio tra Mario e Tina che sancisce non solo la ricomposizione dell’unità familiare ma soprattutto la salvaguardia – tutta borghese – del patrimonio. Nel quadretto finale nel quale lo sberleffo martogliano manda ancora i suoi riflessi, il grande specchio rivolto verso la platea ci ricorda che la vicenda di “Capitan Seniu” ci riguarda assai da vicino: quelli che vediamo in scena siamo proprio noi.

Autore: Giuseppe Condorelli

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