La magia della scrittura diventa horror. Ed è subito thriller con “Misery” in versione teatrale

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La magia della scrittura diventa horror. Ed è subito thriller con “Misery” in versione teatrale

@ Anna Di Mauro (02-02-2020)

Catania – I personaggi letterari vivono di vita propria nella fantasia dei lettori. Pirandello, con la loro fantasmatica, inquietante presenza ha letteralmente inondato il teatro del primo Novecento, dando vita a pièce memorabili. I “Sei personaggi in cerca d’autore” sono una pietra miliare della drammaturgia contemporanea. Anche Stephen King nel 1987 punta i riflettori sulla vita propria del personaggio letterario, creato dal dio-scrittore, detentore di una realtà più forte della realtà stessa, imboccando la strada del noir con “Misery”, romanzo che ripropone il rapporto tra lo scrittore e la sua fantasia. Nell’omonimo thriller teatrale, conforme all’adattamento di William Goldman, da cui fu tratto il film-cult del 1990 diretto da Rob Reiner “Misery non deve morire”, rivive l’ossessionante vicenda di Annie, lettrice borderline e Paul, il suo “ amato “ scrittore, in uno spettacolo forte e incisivo, che ripercorre con linguaggio teatrale l’osannato film, premio Oscar a Kathy Bates affiancata da James Caan. La truce vicenda, assurta a orrorifica metafora dell’ossessione creativa, condotta in uno spazio scenico dove è efficacemente ritagliato un suggestivo cottage che ruota su tre ambienti, congegnato con un perfetto incastro delle azioni, si svolge interamente nella casa isolata di Annie che ha salvato la vita allo scrittore, vittima di un pauroso incidente automobilistico, gravemente ferito, ma poi sequestrato dalla donna, sua accanita lettrice, presto rivelatasi persecutrice, che lo cura da sola, tra angherie e cure mediche a dir poco singolari, occultandone la presenza anche a uno sceriffo che bussa alla sua porta per indagare sulla scomparsa del famoso scrittore, rimettendoci la vita. La “misera” che si dichiara l’ammiratrice numero uno di Paul, adora letteralmente il personaggio di Misery, una donna inglese di fine ottocento, forte, bella, vincente, un modello e uno stimolo per la povera vita della psicotica, sprofondando il suo autore in un incubo nel quale, in un crescendo di tensione parossistica fino all’insostenibile, l’aguzzina, che altri non è che l’incarnazione del demone creativo, arriverà ad accanirsi fisicamente sullo scrittore ferito, totalmente in balia della sua follia, perché ha fatto morire Misery nell’ultimo romanzo. Costretto a scrivere un altro romanzo dove Misery invece non è morta, sotto la costante minaccia dell’invasata, in un’angosciante altalena di vita e morte, vittima e persecutore, lo scrittore si salverà. Il finale in chiusura contiene i germi di un’inquietante possibilità che l’incubo dello scrittore, scampato alla morte (ma fino a quando?) si ripresenti. Ad ogni modo “…bisogna andare avanti” dirà lo scrittore claudicante, ma vivo, intervistato in una trasmissione televisiva sul suo ultimo libro, scritto in circostanze così particolari, turbato dalla somiglianza di una donna con la sua persecutrice. Il compito della letteratura foriera di sogni non può arrestarsi davanti agli eventuali pericoli della creatività. Rischi del mestiere sembra dire l’autore. Il compito del letterato va oltre la sua incolumità personale. Pur con illustri precedenti cinematografici la trasposizione teatrale “ Misery”, in scena allo Stabile di Catania, sorprende piacevolmente, grazie alla sceneggiatura originale di William Goldman, ad una interpretazione raffinata dei due talentuosi attori, il misurato Filippo Dini, recentemente premio “Maschere del teatro italiano” che ha anche curato l’efficace regia, e la poderosa Arianna Scommegna, rispettivamente nei panni del famoso scrittore, Paul Sheldon e Annie Wilkes, infermiera psicopatica e sua pericolosissima fans, che con ritmi coesi e notevole presenza scenica ci portano sul filo di una quasi intollerabile suspense, in un corpo a corpo dai toni sempre più aspri, vivo e reale, dove, accanto alla pietà per la vittima, affiora la pietà per la goffa, crudele Annie, colta nelle sue ragioni profonde di infelice non amata. Un bell’esempio di teatro dove la qualità si impone sull’evitabile confronto per chi ha amato il film, brillando di luce propria.

MISERY

Di William Goldman

Tratto dal romanzo di Stephen King

Traduzione Francesco Bianchi

Con Arianna Scommegna, Filippo Dini, Carlo Orlando

Scene e costumi Laura Benzi

Luci Pasquale Mari

Musiche Arturo Annecchino

Assistente alla regia Carlo Orlando

Regia Filippo Dini

Produzione Fondazione Teatro Due- Parma, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale

Al Teatro Verga di Catania fino a Domenica 2 Febbraio.

Autore: Anna Di Mauro

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