Etty Hillesum e Hannah Arendt al Liceo Classico “Telesio” di Cosenza

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Etty Hillesum e Hannah Arendt al Liceo Classico “Telesio” di Cosenza

@ Mirella Pedretti (02-02-2020)

Che cosa significa avere un numero sulla pelle in un mondo in cui si ci riconosce in base allo username di Instagram?

Quel numero tatuato, 75190, lo porto con onore perché è la vergogna di chi lo ha fatto.” Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto, ha risposto così alla domanda di un giornalista televisivo che le aveva chiesto se avesse mai pensato di coprirlo o rimuoverlo. Un numero non può annullare la tua identità. E ancora oggi afferma: “La Memoria è irrinunciabile finché sarà in vita l’ultimo testimone.” Grazie alla testimonianza di persone straordinarie come la senatrice Segre e ai libri, e ai diari di donne eccezionali come Hannah Arendt e Etty Hillesum abbiamo la possibilità di ricordare, perché se l’umanità ha un dono speciale è proprio quello della memoria. Il 27 gennaio si ricordano tutte le vittime della follia nazista, l’incarnazione assoluta del Male. Non si possono dimenticare coloro che morirono nei campi di concentramento, nei lager, nelle strade, tutti quelli che scomparvero davanti ai propri familiari, in una camera a gas, in fuga o da soli. Erano donne, erano uomini, erano madri e padri, bambini e anziani, bianchi e neri, omosessuali, rom e sinti, ebrei, cristiani, ma soprattutto erano persone. Come è stato possibile che uno Stato, il Terzo Reich, abbia incarnato un tale genere di violenza? Che cos’è questo Male?

Se lo sono chiesti al Liceo Classico “Telesio” di Cosenza in occasione della Giornata della Memoria dedicata alla figura di Etty Hillesum. In un incontro organizzato da Eliodoro Loffreda, Rosanna Tedesco e Pierluigi Pedretti un centinaio di ragazzi ne ha discusso insieme a Padre Eugenio Clemenza. Hanno aperto la mattinata due studenti-attori, Elisabetta Turano e Matteo Chirillo, che sotto la guida di Antonello Lombardo, hanno drammatizzato un dialogo fra Hannah Arendt e Adolf Eichmann, interpretando un brano dell’atto unico dello scrittore Stefano Massini (Eichmann. Dove inizia la notte, Fandango, 2020). I due giovani allievi delle Officine Teatrali Telesiane sono riusciti a trasmettere emozioni molto forti con la loro intensa interpretazione, cosa per nulla facile nella grande sala liceale dove è stata “approntata” la scena: un separé divide Arendt e Eichmann, che siedono di fronte al pubblico scambiandosi parole sotto la luce di due lampade. Ad un certo punto la grande filosofa ebrea cerca di capire quale sia stato il momento preciso in cui il Male ha preso forma, perché “deve esserci” una spiegazione. Poi rivolge una singolare domanda al nazista: “Lei crede in Dio, Herr Eichmann?” che risponde: “In Dio no, in un Dio sì.” Il Dio in cui il nazista crede è superiore a tutto e a tutti e tutte le azioni hanno un prezzo. Alla Arendt che chiede quale sia questo prezzo, l’aguzzino di Auschwitz dice: “Non c’è il bene e non c’è il male, c’è solo quello che va fatto”. La freddezza e la mediocrità delle parole del funzionario di Hitler, un uomo che ha rinunciato a pensare, che si giustifica dicendo che stava solo obbedendo a degli ordini, sono incredibili e terribili nella loro banalità. In quella cruda espressione – “C’è solo quello che va fatto” – è racchiuso tutto. Ed è terribile solo a pensarlo.

Tra le migliaia di morti causati dai suoi ordini ci fu anche Etty Hillesum, donna piena di coraggio e intelligenza, una giovane con grande voglia di vivere, tanto da scrivere in una delle pagine del suo Diario (Adelphi, 2012): “Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo.” Etty, grazie alla sua fede, riesce a vivere nel lager senza provare odio, ma coltivando l’Amore Universale perfino in quel covo di male e morte che è Auschwitz. Difficile capire come ciò sia possibile, come non lo capisce il suo medico che si arrabbia a vederla con il sorriso sulle labbra, “imperdonabile” per lui in quel contesto. Ma la straordinarietà del libro della giovane olandese sta nella sua incrollabile bontà. La Hillesum scrive: “La mia penna stilografica non possiede accenti così efficaci da saper descrivere queste deportazioni. Ma se poi si va fra la gente, ci si rende conto che là dove ci sono uomini c’è anche vita.” Che finì il 30 novembre 1943 per mano di piccoli e banali uomini. È grazie al suo diario, come a quello di Anna Frank o di Mary Berg, se noi oggi possiamo ricordare al mondo intero che antisemitismo e razzismo portano solo al Male. A distanza di 75 anni dalla “liberazione”, ancora oggi avvertiamo i sintomi di quello stesso orrore, un odio che serpeggia e potrebbe provocare nuove vittime. Uno spettro si aggira per l’Europa e non è quello del comunismo, ma dell’Odio. Tutti noi, in nome della Memoria, abbiamo il dovere di opporci ad ogni forma di razzismo, perché quello che è stato non si ripeta. Mai più.

 

Autore: Mirella Pedretti

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