Madame Schiap. Tra moda e avanguardia surrealista

  

Madame Schiap. Tra moda e avanguardia surrealista

@ Antonella Falco (11-01-2020)

 

Elsa Schiaparelli, 1932

Elsa Schiaparelli è stata senza alcun dubbio un’autentica avanguardista della moda e del design di inizio Novecento. Da vera rivoluzionaria del costume è stata, insieme a Coco Chanel – non a caso sua acerrima rivale – una delle principali fautrici del cambiamento sociale femminile promosso attraverso l’estetica, mezzo solo apparentemente frivolo per instillare nelle donne una nuova consapevolezza di sé.

Nata a Roma il 10 settembre 1890, era figlia di Celestino Schiaparelli, membro di una famiglia di intellettuali piemontesi (la madre, Giuseppa Maria De Dominicis, era invece di origine napoletana). Nel 1875 suo padre ottenne la cattedra di lingua e letteratura araba alla Sapienza di Roma e fu anche il primo a ricoprire l’incarico di bibliotecario presso l’Accademia dei Lincei. Suo zio era il celebre astronomo Giovanni Schiaparelli, mentre suo cugino Ernesto fu egittologo e senatore.

Elsa studiò filosofia, sognando però una carriera di poetessa. Aspirazione nei confronti della quale la famiglia non nutriva particolari simpatie, infatti quando nel 1911 Elsa riuscì a pubblicare la raccolta Aretusa, dalle sfumature osé, la reazione non si fece attendere: quei versi furono giudicati inopportuni e sconvenienti e la ragazza fu mandata in un convento svizzero, dove rimase fino a che un disperato sciopero della fame da lei intrapreso convinse tutti che quello non era il posto adatto a una giovane donna della sua tempra. Nel 1913 partì per Londra, dove un’amica le aveva offerto un’occupazione in qualità di baby sitter, ma durante il viaggio ricevette l’invito per un ballo a Parigi. Non avendo nulla di appropriato da indossare, acquistò un tessuto blu scuro e con esso improvvisò una gonna avvolgendoselo attorno e appuntandolo con delle spillette.

Schiaparelli, disegno del maglione con doppio nodo da Vogue del dicembre 1927

Giunta a Londra conobbe un conte che come molti aristocratici dell’epoca coltivava interessi teosofici, William de Wendt de Kerlor e lo sposò nel 1914. La coppia soggiornò prima a Nizza e poi a New York. Nel 1920 nacque l’unica figlia Maria Luisa Yvonne Rahda, detta “Gogo”. Il matrimonio ben presto fallì, lasciando Elsa – che nel 1922 aveva chiesto il divorzio – sola ad occuparsi della bambina che nel frattempo si era ammalata di poliomielite. In questo periodo, al fine di procurarsi i soldi necessari al rientro in Europa, si dedicò al commercio di oggetti d’arte in collaborazione con alcuni antiquari. Il periodo newyorchese le permise di conoscere e frequentare alcuni artisti dell’avanguardia dadaista: Francis Picabia e la moglie Gaby, Man Ray e Marcel Duchamp. Tornò a Parigi con la famiglia Picabia e fu proprio nella capitale francese che avvenne il suo primo contatto con il mondo della moda. Le capitò infatti di visitare l’atelier dello stilista Paul Poiret il quale le fece dono di un cappotto che lei non poteva permettersi di acquistare, dicendole «lei potrebbe indossare qualunque cosa in qualsiasi posto». Fu così che Elsa divenne allieva di Poiret, che iniziò ad affidarle la creazione di modelli. Elsa prese a vendere i propri modelli a piccole case di moda e nel 1925 fu per un breve periodo la stilista di una di queste maison, l’atelier Lambal. Nel 1927 cominciò a lavorare nel suo appartamento di rue de Seine realizzando dei pullover neri decorati con disegni bianchi trompe-l’oeil, suscitando ben presto un certo interesse oltreoceano, da parte dei magazzini Strauss. Fino a quel momento il maglione era stato considerato un indumento senza forma, da usare in circostanze che richiedessero un abbigliamento pratico, specie in campagna: insomma niente che potesse attirare l’ambiente della moda. Elsa Schiaparelli mutò questo stato di cose, l’idea le venne da una signora americana che indossava un maglione all’apparenza non privo di forma, tessuto con fili di due colori a contrasto. Il maglione era stato realizzato da una donna armena, Aroosiag Mikaëlian, che gestiva assieme al fratello un piccolo laboratorio artigianale. Con Mikaëlian Elsa avviò una collaborazione, ideando il maglione bow-knot, o a doppio nodo, caratterizzato da scollatura a V e da un doppio nodo sul collo disegnato in trompe-l’oeil. In quel periodo anche Chanel produceva abiti lavorati a maglia ma privi di tale innovazione cromatica. Uscito su Vogue nel dicembre del 1927 tale maglione fu subito apprezzato sia dalle donne parigine che dai proprietari di grandi magazzini americani che glielo commissionarono in gran quantità.

Schiaparelli, cappello a forma di scarpa

Visto che le richieste andavano aumentando fu necessario trasferire l’attività in rue de la Paix, il nome dell’atelier era all’epoca (1928) Schiaparelli – Pour le sport e comprendeva pullover con varie decorazioni, fra cui riproduzioni delle ossa umane, top, pigiami, costumi da bagno in jersey e accessori vari. Le decorazioni, adatte a una donna «dinamica e spregiudicata» (come scriveva Dilys E. Blum nella sua monografia), comprendevano anche motivi geometrici, tartarughe, pesci e altri soggetti di natura marina. Nel luglio del 1928 tale collezione apparve sulla versione americana di Vogue, a indossarla erano la modella Bettina Jones e il fotografo Horst P. Horst, le foto del servizio vennero realizzate da George Hoyningen-Huene: con le astratte bicromie degli abiti, furono tra le più famose foto di moda del XX secolo ed ebbero una notevole influenza sull’arte modernista statunitense.

Wallis Simpson indossa l’abito aragosta disegnato per lei da Elsa Schiaparelli e Salvador Dalì

Il 1928 fu anche l’anno in cui Elsa Schiaparelli creo S, il suo primo profumo. L’anno successivo si distinse per l’uso di materiali innovativi, creò infatti borse di metallo e abiti caratterizzati dagli abbinamenti audaci della lana con la seta, la pelle e la gomma. Tra le varie creazioni, fu molto apprezzato il “cappello matto” del 1930, un copricapo fatto a maglia e dotato di punte variamente modellabili. Nel 1932 la maison mutò il proprio nome in Schiaparelli – Pour le sport, pour la ville, pour la soir. Nel 1933 aprì la boutique londinese e quella newyorchese. Il successo in America portò Elsa Schiaparelli a guadagnarsi nel 1934 la copertina della rivista Time: fu la prima stilista donna ad ottenere tale privilegio. Nel 1935 Madame Schiap – così la chiamavano i parigini – allargò la cerchia dei suoi dipendenti e trasferì l’atelier al numero 21 di Place Vendôme, nell’hotel de Fontpertuis, dove aprì due boutique arredate con opere di Diego Giacometti e Jean-Michel Frank. Una delle boutique di Place Vendôme era dedicata al prêt-à-porter, cosa per l’epoca innovativa nella Parigi dell’alta moda.

Le creazioni spesso erano ispirate a un tema unico che dava il titolo alle collezioni. Ecco qualche esempio:

  • Stop, Look and Listen (estate 1935)
  • Neoclassica (inverno 1936-37)
  • Farfalle (primavera 1937)
  • Fondo del mare (primavera 1938)
  • Il circo (estate 1938)
  • Pagana (autunno 1938)
  • Commedia dell’arte, o Commedia moderna (primavera 1939)

Inoltre la presentazione di una collezione non era mai solo una semplice sfilata ma un vero e proprio spettacolo con musica, giochi di luci e trovate in grado di attirare il pubblico al pari di una rappresentazione teatrale.

Tra le clienti più affezionate spiccavano i nomi di Marlene Dietrich, Greta Garbo, Wallis Simpson, Lauren Bacall, Katharine Hepburn, Vivien Leigh, Gala Dalì, Juliette Greco, Ginger Rogers e Mae West.

Elsa Schiaparelli realizzò anche molti abiti per balli in maschera, abituali nella Parigi di quegli anni, specie a tema esotico. La stilista si serviva inoltre come modelle di signore dell’alta società cui forniva abiti gratis al fine di farsi pubblicità attraverso le loro apparizioni su giornali e riviste. Tra le sue clienti erano presenti diverse nobildonne inglesi. La Schiaparelli fu attiva anche come costumista cinematografica e teatrale.

Schiaparelli, bottoni

Nel corso degli anni Trenta Elsa ebbe modo di conoscere importanti esponenti dell’avanguardia surrealista: poeti e artisti quali Jean Cocteau, Salvador Dalì e Tristan Tzara. Da queste frequentazioni nacquero importanti collaborazioni. Molti dei modelli singolari e stravaganti realizzati in questo decennio erano infatti strettamente legati al mondo dell’arte. Con Meret Oppenheim realizzò un bracciale di metallo e pelliccia. Guanti con unghie di pitone rosso, anelli e artigli dorati erano ispirati alle opere di Man Ray (che ebbe modo di fotografare spesso Elsa per riviste come Vogue e Harper’s Bazaar, ma anche per il periodico surrealista Minotaure). Celebri i cappelli, di fatto vere e proprie sculture, di velluto o di feltro, a volte con finte piume di metallo. Questi copricapi si potevano abbinare agli abiti da sera, ma anche a quelli più sportivi o da pomeriggio. Un altro cappello particolarmente famoso fu quello di velluto rosa ondulato a forma di cervello. Particolari erano pure i bottoni che decoravano gli abiti, bottoni dalle forme curiose quali arachidi, lucchetti e graffette. La sperimentazione riguardava anche i materiali, la Schiaparelli introdusse infatti l’uso dei tessuti sintetici negli abiti da sera, nel 1934 disegnò un vestito “a corteccia d’albero”, realizzato in rayon stropicciato, nell’estate del ’38 fu la volta del “mantello di vetro”, una cappa da sera in rhodophane, materiale plastico trasparente, una vera innovazione per quei tempi.

Com’è noto Madame Schiap fu l’ideatrice di una particolare nuance nota come Rosa Shocking, forse derivato da un colore utilizzato dal pittore Christian Bernard. La nuova sfumatura venne lanciata nel 1937 assieme a un profumo, anch’esso denominato Shocking! il cui flacone fu disegnato dall’artista Leonor Fini e riproduceva le forme dell’attrice Mae West. Il nuovo rosa fu impiegato in diverse collezioni, tra gli abiti più iconici vi è la cappa Phoebus che faceva parte della collezione Cosmica. Nel 1938 fu creato il profumo Sleeping, la cui boccetta era a forma di candelabro con candela, e l’anno dopo la fragranza maschile Snuff. Tutti i profumi Schiaparelli riflettevano nelle confezioni l’influsso surrealista avvertito dalla stilista.

Schiaparelli, cape Phoebus, en lainage rose shocking

Nel 1935 nacque il primo accessorio frutto della collaborazione con Salvador Dalì che lo disegnò: un portacipria laccato, color tartaruga o nero, a forma di disco telefonico nel quale si poteva scrivere il proprio nome. Un oggetto di uso comune veniva in tal modo a ricoprire lo status di opera d’arte. Nel 1937 la coppia Schiaparelli-Dalì realizzò un tailleur su cui spiccavano labbra rosse in patchwork, abbinato a un cappello a forma di scarpa a tacco alto capovolta. Il cappello era disponibile in due colori: integralmente nero oppure nero con tacco rosa shocking. Un altro cappello creato insieme a Dalì nel 1938 per la collezione Circo era a forma di calamaio con la piuma per scrivere. Un altro cappello ancora richiamava la forma di un nido di gallina. Queste e altre creazioni furono presentate all’Exposition internationale du Surréalisme (17 gennaio – 24 febbraio 1938) presso la Galerie de Beaux-Arts di George Wildenstein. Nel 1936 Elsa Schiaparelli, ispirandosi alla Venere di Milo con cassetti di Dalì, creò un tailleur le cui tasche sembravano dei cassetti e i bottoni delle maniglie. Ma non fu solo il Surrealismo a ispirare Madame Schiap, la collezione Pagana del ’38 si ispirava infatti a Sandro Botticelli. Sul finire degli anni Trenta un’altra innovazione firmata Schiaparelli, per quanto semplice, rivoluzionò i dettami tradizionali della moda: la cerniera lampo in plastica era stata fino a quel momento nascosta, ma Elsa la trasformò in decorazione a vista, colorata, anche negli abiti eleganti.

Secondo Elsa Schiaparelli la bigiotteria e gli accessori erano parte integrante e necessaria di qualsiasi look, fu per questo che diede sempre molta importanza a questi elementi. Nel 1938 creò, ad esempio, una delle sue collane più celebri, quella nota col nome di Rhodoid, che faceva uso di un nuovo tipo di plastica trasparente all’interno della quale erano inseriti piccoli insetti in metallo colorato, dando in tal modo l’illusione che questi camminassero sulla pelle di chi indossava il gioiello.

Schiaparelli abito a forma di lanterna cinese, 1951

Purtroppo con lo scoppiare del secondo conflitto mondiale la maison si vide costretta a ridurre la produzione e conseguentemente a privarsi di parte della manodopera. Nel luglio del 1940, dopo che i tedeschi ebbero occupato Parigi, Elsa si rifugiò negli Stati Uniti dove tenne una serie di conferenze di grande successo sulla moda femminile che le valsero il premio Neiman Marcus Fashion Award, mai conferito prima a uno stilista europeo. Le venne anche offerto l’incarico di direttrice del Dipartimento di Fashion Design del MOMA di New York, ma lei preferì tornare a Parigi nel gennaio del 1941. In quell’occasione portò con sé migliaia di confezioni di vitamine da distribuire agli abitanti della città occupata. Gli eventi la costrinsero poco tempo dopo a trasferirsi nuovamente a New York fino al termine della guerra. Fu in questo periodo che diede il suo contributo nell’ambito della Croce Rossa Internazionale. Terminata la guerra rientrò a Parigi dove nel settembre del 1945 venne presentata una nuova collezione. La maison continuò a produrre collezioni nel ’47 e nel ’48, ricevendo diversi riconoscimenti. Anche il commercio con le aziende americane procedeva bene e nel 1949 una nuova boutique aprì a New York. Tuttavia nel dopoguerra iniziò l’ascesa del New Look di Christian Dior che insieme a Cristóbal Balenciaga divenne lo stilista più innovativo e in voga degli anni Cinquanta. Fu così che la maison Schiaparelli andò incontro a delle difficoltà economiche e nel 1954 si vide costretta a dichiarare la bancarotta. La casa di moda cessò le attività il 13 dicembre 1954. Nello stesso anno Elsa pubblicò a Londra la propria autobiografia intitolata Shocking Life e si ritirò a vivere nel palazzo di Hammamet, in Tunisia. Madame Schiap si spense nel sonno, all’età di 83 anni, il 13 novembre 1973, lasciando la figlia Gogo e due nipoti, le attrici Marisa e Berinthia “Berry” Berenson (quest’ultima deceduta nel crollo delle Torri Gemelle l’11 settembre 2001).

Nel 2010 l’imprenditore italiano Diego Della Valle ha rilevato il marchio Schiaparelli. Nel 2012 è stata restaurata la maison di Place Vendôme e nel luglio del 2013 è stata presentata una nuova collezione firmata da Christian Lacroix. Il nuovo marchio era dapprima limitato all’alta moda per poi estendersi al prêt-à-porter sul finire del 2015. Il primo direttore artistico della nuova maison è stato Christian Delacroix, a cui nel settembre 2013 è subentrato Marco Zanini, e a questi Bertrand Guyon nell’aprile del 2015. Il marchio è attualmente diretto da Daniel Roseberry, entrato in carica nell’aprile del 2019.

Schiaparelli e Dalì

Nella sua autobiografia, intitolata Shocking Life, Elsa Schiaparelli fornisce alcuni dettami sulle donne e lo stile, naturalmente lo fa alla sua maniera: stravagante e fuori dagli schemi. Eccone un piccolo sunto:

Le donne conoscono poco se stesse, dovrebbero sforzarsi di conoscersi meglio.

La maggior parte delle donne non riconosce i colori e farebbe bene a farsi consigliare da persone esperte.

Una donna che acquista un abito costoso e lo modifica, spesso con risultati disastrosi, è una scialacquatrice e una pazza.

Il 20% delle donne ha un complesso di inferiorità, il 70% coltiva illusioni.

Le donne dovrebbero imparare a fidarsi dei consigli di persone competenti ed esperte.

Il 90% delle donne teme di risultare troppo appariscente e ha paura del giudizio altrui, così finisce per comprare un abito grigio. Farebbero bene a osare e a non temere di apparire diverse.

Le donne non dovrebbero mai fare acquisti in compagnia di altre donne, le quali consciamente o inconsciamente sono inclini ad essere gelose. Meglio fare acquisti da sole o in compagnia di un uomo.

Mai adattare il vestito al corpo, abituare invece il corpo ad adattarsi al vestito.

Una donna dovrebbe acquistare solo poche cose e soltanto le migliori oppure le più economiche. Inoltre dovrebbe effettuare la maggior parte degli acquisti in un unico posto, dove è conosciuta e rispettata, senza correre a destra e a manca con l’ansia di sperimentare ogni nuova moda.

Infine, una vera signora dovrebbe sempre saldare i propri conti.

Parola di Madame Schiap!

Autore: Antonella Falco

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