Il senso della trasformazione. ‘L’infinito tra parentesi’, con Maddalena e Giovanni Crippa

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Il senso della trasformazione. ‘L’infinito tra parentesi’, con Maddalena e Giovanni Crippa, al Niccolini di Firenze

@ Lucia Tempestini (08-01-2020)

Firenze – E’ Francesca, l’umanista, a guidare il gioco, la disputa serrata con il fratello Paolo, lo scienziato, il fisico, che trasforma la sala da pranzo-biblioteca in un’agorà, e nello stesso tempo nel punto di confluenza di tracce studiate o spontanee da journal intime. Sin da quella telefonata iniziale, clandestina, sussurrata, di cui solo alla fine scopriremo il senso. Entrambi docenti universitari, stanno aspettando la chiusura delle liste per l’elezione del nuovo rettore, ruolo per il quale Paolo si è candidato.

Nel tempo dell’attesa, Paolo cerca di dimostrare alla sorella, con un tono di molesta sufficienza, che il caos del mondo è soltanto apparente, e un’equazione può instaurare un ordine definitivo nell’universo. C’è una grande poesia nelle particelle, nei neutrini e nei bosoni, nelle teorie che dentro una struttura infinitesimale ricercano il passato e il futuro per determinare la prevedibilità di ogni fenomeno.

Eppure…eppure questo meccanicismo appare inadeguato a spiegare il senso etimologico della parola entropia, ovvero trasformazione dentro. Francesca – una superba Maddalena Crippa – tesse la sua perorazione con gesti che sembrano disegni, con pause musicali capaci di addensare o diluire i concetti, con trasporto, con una tensione che riconduce i segni della poesia a una fisicità inaspettata, fino a far sentire – lei, non Paolo – il suono dell’incessante brulicare e vorticare di sciami di positroni ed elettroni, avvolto nella luminescenza delle Cosmicomiche.

Appoggiandogli una mano sul cuore, lo richiama a considerare l’importanza dell’emozione e dell’imprevisto, della leggerezza e della musica, trascinandolo verso un passato più affabile, riportando in vita una lontana canzone di De Andrè e un maglione fatto dalla mamma con sei chili di lana. Un passo alla volta, tenace e impetuosa, porta il fratello a guardare di nuovo le cose umane e la loro fragilità, il loro franare o rimanere miracolosamente in equilibrio in un tempo sospeso, di angoscia impotente. Come le foglie d’autunno di Ungaretti.

 

Maddalena Crippa
Giovanni Crippa

L’INFINITO TRA PARENTESI

di Marco Malvaldi

scene Maurizio Balò

costumi Giò Mack

musiche Antonio Di Pofi

luci Alessandro Macorigh

aiuto regia Valentina Zogovich

assistente scenografo Andrea De Micheli

direttore di scena Paolo De Paolis

regia Piero Maccarinelli

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Teatro della Toscana, Mittelfest 2019

foto Maria Pia Ballarino

luogo Teatro Niccolini | Via Ricasoli, 3 – Firenze

durata 1 ora e 20 minuti, atto unico

https://www.teatrodellapergola.com/evento/infinitotraparentesi/

Autore: Lucia Tempestini

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