Maturina fantesca, erede di Leonardo da Vinci al Teatro Franco Parenti di Milano

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Maturina fantesca, erede di Leonardo da Vinci al Teatro Franco Parenti di Milano

@ Amelia Natalia Bulboaca (18-12-2019)

Tra le manifestazioni culturali che celebrano il V centenario dalla morte di Leonardo vale la pena ricordare il Monologo con intrusioni scritto e interpretato da Patrizia La Fonte, andato in scena al Franco Parenti dal 12 al 15 dicembre 2019.

Sulla domestica Maturina, cuoca e fantesca, erede di Leonardo da Vinci per «due ducati e due vestiti», le fonti storiche sono avare di notizie: sappiamo che è un personaggio realmente esistito (poiché citata nel testamento di Leonardo) ma nulla di più. Ecco allora che la fantasia di Patrizia La Fonte, attrice e autrice teatrale, prova a colmare la lacuna ipotizzando e incarnando una fantesca ironica e saggia, a tratti melancolica, a tratti acuta, anello di congiunzione tra il Rinascimento e gli umani, troppo umani, disagi contemporanei.

Gli spettatori sono portati dalla Maturina in medias res sin dalle prime battute. Sul minuscolo palco ci sono alcune casse ricoperte da panni, due quadri velati e quello scoperto e illuminato di San Giovanni Battista. La trafelata domestica irrompe dal fondo della sala, scambiando gli astanti per gli incaricati di Francesco Melzi e Giacomo Caprotti, venuti appunto a ritirare gli scritti di Leonardo e alcuni ritratti su tavola che, dopo la morte del loro autore, erano rimasti in un disimpegno accanto alla cucina nel maniero di Clos Lucé in attesa di essere consegnati agli eredi.

Si dà il via così a una colta commedia degli equivoci, con tanti nomi e cenni storici, nella quale la partecipazione attiva del pubblico è incoraggiata dall’ingegnosa fantesca che non perde l’occasione (essendo per l’appunto rimasta senza padrone) di tastare il terreno per eventuali possibilità di impiego presso i convenuti: «vacanza vi sarebbe, nella vostra servitude? – incalza – vacanza, vuoto, mancanza… Necessitate!» (Maturina parla in un italiano cinquecentesco di respiro fiorentino comprensibile e divertente). Il pubblico è scambiato di volta in volta per: i mandati del Melzi e del messere Jacomo Caprotti, venuti a ritirare le ‘dipinture’ di Lionardo, orafi, gente de banco genovese di San Giorgio, gente d’armi (venuti per il Bargello), inviati della corte di re Francesco, pellegrini verso «santo Jacomo de Compostela». Mentre Maturina racconta e dialoga con il pubblico, a tratti farà la sua comparsa anche un giovane uomo – ‘il compare’ − non meglio identificato, che veste abiti di foggia moderna. Egli sarà di volta in volta allontanato dalla donna che non sembra essere interessata alla sua presenza.

Intanto che s’ingegna a indovinare la vera identità dei signori, Maturina diventa cassa di risonanza dei ricordi del padron suo, Lionardo. Accennando timidamente al quadro della ‘Dama’ che è velato da un panno, Maturina racconta come il messere Lionardo «sempre la volle seco tenere». Il monologo raggiunge il climax quando il panno è finalmente sollevato dalla misteriosa ‘dipintura’ e con esso viene svelata anche la ragione dell’imbarazzo e del grande turbamento della Maturina: nella Mona Lisa ella ravvisa le mani invisibili di Lionardo intento a porre fine alla sua opera rimasta incompiuta.

I ricordi della vivace domestica ci restituiscono l’immagine di un Leonardo molto umano, che era disposto a conversare con la sua fantesca anche di argomenti che andavano ben al di là della cucina e delle liste della spesa. Nel corso della performance saranno offerte al pubblico ben tre ricette di cucina autentiche o compatibili: minestra capra e cavoli, anguilla como alla tavola di Ludovico il Moro, acquarosa. D’altronde, è proprio lei, la cuoca e la fantesca Maturina, a confessare una smisurata fame per la lettura e a interrogarsi e interrogarci: «la fame de lo intelletto non si dee saziare anch’essa, sí come quella dello stomaco?».

Dai flash back della sua collaboratrice domestica, come diremmo oggi con linguaggio asettico e privo di poesia, emerge un Leonardo dedito soprattutto al nobile atto del fantasticare, del puro godimento del proprio pensiero: «che distratta la sua mente era in mille meravigliose cose, de la natura e de l’arte, e spesso nel congetturare stava assorto nel concepire, e’ si perdea». Con lui Maturina ingaggia un dialogo filosofico-esistenziale che ci riporta all’attualità dei nostri giorni e a tutto il disagio dell’uomo contemporaneo, figlio del progresso che il genio di Leonardo aveva anticipato di secoli senza però trovare anche una soluzione alla sua congenita infelicità. Vengono, per esempio, citati alcuni passaggi significativi del Codice Atlantico noti come Profezie:

Ne’ tempi a venire parleransi li omini di remotissimi paese l’uno all’altro e risponderansi. E parleransi e toccheransi e abbracceransi li omini, stanti dall’uno all’altro emisperio, e ʻntenderansi i loro linguaggi1.

Come non pensare a certi applicativi moderni che al giorno d’oggi tutti adoperiamo sui nostri dispositivi e come non pensare alla scandalosa solitudine che questo accorciamento di distanze ha paradossalmente proiettato sulle nostre esistenze. Leonardo, infatti, appare completamente disilluso e alla sua Maturina confessa:

Certo, a potere per l’aere mandare il proprio dire, come ne fusse messaggero il vento, saría bellissima cosa. Ma s’io poco conosco l’homo, non credo che ʻl tempo lo farà migliore. Piú agevole il suo vivere, piú rapido e liscio il suo cammino. Ma ch’egli sia migliore, no2.

Insomma, un monologo questo di Patrizia La Fonte che non è mera ricapitolazione dei dati salienti della biografia di Leonardo ma che ci sollecita, altresì, a meditare su temi dall’ampio respiro e dalla pressante attualità.

 

1 Codice Atlantico [370 v.a.], cit. in P. La Fonte, Maturina fantesca erede di Leonardo da Vinci,Edizioni ikonaLíber, Roma, 2014, p. 43.

2 Ivi, p.45.

Maturina fantesca. erede di Leonardo da Vinci

di e con Patrizia La Fonte

intrusioni Filippo Lucidi

aiuto regia Simona Oppedisano

lighting design Ivano Salamida

sartoria Maedis

progetto grafico Paolo Basile

foto di scena Francesco Marioni

organizzazione Angelica Ferraù

produzione Progetto Goldstein in occasione del V centenario della morte di Leonardo da Vinci | 1519 – 2019

Autore: Amelia Natalia Bulboaca

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