Natale 2019 | “Come fai a sapere chi sei, se non capisci da dove vieni?”. ‘Heimat’ di Nora Krug

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Natale 2019 | “Come fai a sapere chi sei, se non capisci da dove vieni?”. ‘Heimat’ di Nora Krug

@ Pierluigi Pedretti (23-12-2019)

 

Posso guardare finché voglio: il disagio non vuole saperne di sparire. Forse lunico modo di trovare la HEIMAT che ho perso è voltarmi indietro; superare la vergogna astratta e fare le domande veramente difficili: sulla mia città natale, sulle famiglie di mio padre e di mia madre. Tornare nelle città dove loro due sono nati. Riandare alla mia infanzia, risalire allinizio, seguire le briciole di pane e sperare che conducano a casa.”

Nora Krug, Heimat

Miglior graphic novel 2018 per «The New York Times», «The Guardian» e «The Comics Beat», Heimat (Einaudi Stile Libero, trad. di Giovanna Granato, pp. 288, euro 19) non delude affatto: leggerlo è una esperienza intensa, non solo per il tema trattato, ma anche, o soprattutto, per la straordinaria bravura narrativa e grafica dell’autrice, la tedesco-americana Nora Krug. Nata nel 1977 a Karlsruhe, in Germania, si trasferisce diversi anni dopo negli USA, dove diviene una brillantissima illustratrice tanto da ricevere prestigiosi riconoscimenti. Sulla scia di Heimat, straordinaria saga cinematografica di Edgar Reiz, ma anche di un certo filone del graphic novel, che si occupa di narrare gli orrori del nazismo come il celeberrimo Maus di Spiegelman o Berlin di Lutes, si inserisce il lavoro non meno affascinante della Krug. Heimat è un termine intraducibile in italiano. Dire Patria è improprio; chiamarla Casa, pure; Famiglia, insomma; Nazione, neanche. Allora? Proviamo a utilizzare una perifrasi: il luogo, mio e di tutti gli antenati, dove sono nata, dove ho imparato a socializzare, a forgiare il carattere e formare l’identità. Se il regista Reiz nella sua lunga serie percorreva il ‘900 tedesco attraverso le vicende di una famiglia, questa altra Heimat narra di Nora Krug e dei suoi cari da un punto di vista più introspettivo, ma non meno gravido di riflessione. Un giorno alle ‘elementari’ le avevano detto che gli ebrei avevano ucciso Gesù e, se non fosse stato per la madre, lei avrebbe pensato a loro come ai cattivi delle fiabe. “Non ricordo la prima volta che ho sentito la parola KONZENTRATIONSLAGER, ma lho scoperta molto prima di venire a sapere dellOlocausto.” Negli anni in cui la madre annunciava a tutta la famiglia che a Nora era venuto il ciclo, lei comincia a scoprirne l’orrore, insieme alle responsabilità dei tedeschi. Un giorno, in uno dei suoi primi viaggi a New York ha la ventura di incontrare una donna scampata al lager: “Come reagisci, da tedesca, davanti a un essere umano che ti rivela questo ricordo?” La Krug costruisce pagina dopo pagina tra disegni, parole, fotografie, mappe e documenti un emotivo diario alla scoperta di se stessi. Quando si trasferisce stabilmente in America la nostalgia è così forte da indirizzarla al confronto con l’Altro: immigrati tedeschi da generazioni, afroamericani, ebrei… Poi, il desiderio di andare oltre la spinge verso le radici del suo disagio esistenziale, ma anche dell’Odio e dei pregiudizi. Per capire e capirsi bisogna guardare innanzitutto dentro la propria famiglia, perché “nemmeno sposare un ebreo ha potuto mitigare la mia vergogna tedesca.” Ecco, questo è il punto: Nora assume su di sé la colpa di un popolo che ha accettato il nazismo e condiviso la persecuzione contro gli ebrei. Come è stato possibile? Cosa furono davvero gli anni del nazismo e della Germania dopo la grande tragedia?

Ritornata a casa, la Krug risale, attraverso la strada faticosa dei ricordi familiari e della propria incerta memoria, la storia tragica e ambigua di una nazione. Tra carte e testimonianze private, tra lettere e documenti pubblici ecco emergere, ad esempio, la figura dello zio Franz-Karl, giovane permeato dal nazismo, morto in guerra per la propria heimat, e i cui genitori chiamarono con lo stesso nome il successivo figlio, il padre di Nora. Non da meno è significativa la figura del nonno, un “uomo di mezzo”, su cui si interroga la nipote: “Perchè Willi entrò nel Partito nazista pochi mesi dopo aver votato per i socialdemocratici?” La ricerca è stata lunga, appassionante e tormentata, ne fa fede il libro, diario di molte vite, che sembra assemblarsi mano a mano che la protagonista procede nello scavo interiore e memoriale. Heimat è un testo ibrido saggistico-narrativo particolarissimo, un ulteriore antidoto ai giorni di festa obbligati. Da leggere assolutamente, anche per coloro che dicono di non amare i fumetti. Questo infatti non lo è. E’ come l’Hansaplast, “il cerotto più adesivo del pianeta che quando lo strappi per guardare la cicatrice, senti male.

Autore: Pierluigi Pedretti

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