Anfitrione: quando gli dei rubano le nostre donne. La commedia di Plauto/Pierattini alla Pergola di Firenze

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Anfitrione: quando gli dei rubano le nostre donne. La commedia di Plauto/Pierattini alla Pergola di Firenze

@ Mattia Aloi (08-12-2019)

Firenze – Gli dei camminano fra noi. Essi sono irriconoscibili se non per le loro virtù supreme, eppure sono qui per appagare il loro desiderio di evasione: provare il piacere non come dei ma come uomini, anzi provare qualcosa di ancora più estremo: l’amore umano sincero e non veicolato dalla venerazione per qualcosa che è trascendente. Giove, per avere questo amore sincero da Alcmena è pronto al più bieco dei sotterfugi: apparire nelle sembianze del marito di lei Anfitrione e approfittare della lontananza di quest’ultimo, aiutato da Mercurio il quale a sua volta impersona Sosia, il servo di anfitrione. Giove si mostra ad Alcmena dotato di incredibile sensibilità e dirittura morale (nonostante di fondo sia un ipocrita ingannatore), tutto l’opposto di Anfitrione, becero politico populista destinato a diventare primo ministro grazie ad un miracolo elettorale; dopotutto “L’uomo afferma in Dio ciò che nega in se stesso” diceva Feuerbach. Alcmena, ignara, è ben lieta di accogliere la “conversione” del marito, ma viene presto travolta dagli equivoci causati dal ritorno del suo vero marito.

La tragicommedia ideata da Plauto ci viene proposta da Sergio Pierattini con la regia di Filippo Dini in chiave di satira contemporanea: nei discorsi di Anfitrione, interpretato da Antonio Catania, non è difficile scorgere riferimenti ai politici di oggi: i selfie e la dialettica di Salvini, l’incapacità di coniugare i verbi al congiuntivo come Di Maio e la moglie che lavora come maestra come la Signora Renzi, oltre al populismo di basso rango che unisce questi e altri frequentatori di Palazzo Madama e Montecitorio.

Nello stesso tempo la critica colpisce anche l’uomo comune, esemplificato da Sosia (Giovanni Esposito) e da sua moglie Bromia (Valeria Angelozzi), entrambi persone semplici ma facili a lasciarsi ingannare, che sia dalla politica qualunquista o da Giove (Gigio Alberti) e Mercurio (Valerio Santoro). Le divinità, forti della loro supremazia intellettuale e del potere sui mortali, fanno facilmente la morale agli uomini per la loro pochezza di spirito e mancanza di attenzione verso le “cose importanti” che si lasciano sfuggire, salvo poi diventare banali truffatori solo per soddisfare il proprio desiderio edonistico. Alcmena (Barbara Bobulova) è una donna rassegnata alla propria sorte di amante non corrisposta dal marito che la trascura sistematicamente; nella sua relazione con Giove trova l’appagamento intellettuale che vorrebbe senza, in apparenza, andare contro i suoi principi di moglie fedele; in conclusione però è lei la vera vittima della vicenda e il finale lo rivela apertamente lasciando l’amaro in bocca: i due contendenti, Anfitrione e Giove, hanno avuto quello che volevano ma ad essere raggirata più di ogni altro è stata proprio lei, il cui amore sin dall’inizio ha rappresentato un mezzo e non un fine. Nonostante questo lei, come gli altri, ha raggiunto ciò che cercava: una relazione intellettualmente coinvolgente e il figlio che desiderava, Sosia, invece, il suo incarico ben remunerato, e Anfitrione la vittoria elettorale e qualcosa di più, un nuovo nemico da sbandierare, qualcuno con cui prendersela quando le cose vanno male e abbastanza etereo da non essere affrontabile, gli dei. Perchè alla fine, la colpa di tutto è loro.

La coppia Esposito-Catania è travolgente e trascina la platea in numerosi accessi di risate. Memorabile il momento in cui scendono dalla ribalta e commentano la scena che avviene sul palco, crando un’alchimia perfetta con il pubblico; Esposito con la macchietta del’italiano bonario ma un po’ arrivista cattura facilmente la benevolenza e l’ilarità del pubblico, mentre Catania disegna un personaggio veramente odioso che si fa carico della componente satirica, sopra le righe, e come un Ubu Re mette a segno una battuta pungente dopo l’altra. La commedia ha un ritmo incalzante e riesce nell’intento di farci divertire senza trascurare il messaggio di fondo.

Gli dei sono una rappresentazione di noi stessi – a riguardo consiglio la lettura di “Gli dei dentro l’uomo” e “Le dee dentro la donna” di Jean S. Bolen -, attribuire a loro come a qualsiasi altro agente esterno le colpe per ciò che non va per il verso giusto è funzionale ad assolverci e a distrarci: spostare il problema per non affrontarlo. Se chi viene eletto lo fa portando come causa dei mali un nemico immateriale, vuol dire che molti di coloro che lo hanno votato lo hanno fatto per non esaminare la complessità dei problemi che ci circondano e che necessitano di impegno reale, faticoso e costante, com’è necessario, dopotutto, anche per coltivare delle buone relazioni umane. Dio è morto, ora tocca a noi darci da fare.

 

ANFITRIONE

di Sergio Pierattini

con

Gigio Alberti
Barbora Bobulova
Antonio Catania
Giovanni Esposito
Valerio Santoro
Valeria Angelozzi

scene Laura Benzi

costumi Alessandro Lai

luci Pasquale Mari

musiche Arturo Annecchino

regia Filippo Dini

produzione Valerio Santoro per La Pirandelliana

in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana

foto di scena Pino Le Pera, Daniele Fiore

Autore: Mattia Aloi

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