Surreale mediterraneo e un po’ beckettiano: “Nta ll’aria” di Tino Caspanello

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Surreale mediterraneo e un po’ beckettiano: “Nta ll’aria” di Tino Caspanello

@ Giuseppe Condorelli (17-11-2019)

Catania – C’è un sapore vagamente beckettiano “Nta ll’aria”, l’atto unico (prodotto da Teatro Pubblico Incanto) firmato da Tino Caspanello che è pure regista, sul palco di Zo centro culture contemporanee di Catania per la rassegna “AltreScene”. Un Beckett però privato del nichilismo assoluto e addolcito invece da una buona dose di tenerezza ed empatia e da una svagatezza tutta mediterranea. Due “pitturi” lavorano su un balcone. Solo il rumore aguzzo della carta vetrata sul ferro della ringhiera fa da sfondo sonoro al contrasto di due tipi: la prassi alacre di Felice, solerte e meticoloso, (Tino Calabrò che lo interpreta è l’incarnazione dell’ossimoro tra nome e vita), opposta alla sbadataggine dissonante del compagno Mimì (Alessio Bonaffini ne incarna ogni sfumatura delineando un “tipo” irripetibile). L’ingranaggio perfetto dell’operaio – lavoro-riposo-lavoro – si declina in reticenze e silenzi (promessi ma costantemente negati da brevi e fulminanti botta e risposta), in interiore necessità di voler dire, cancellata però dall’imposizione del physique du rôle di una condizione di autosufficienza intima e sociale. In fondo entrambi condividono una solitudine assoluta, lasciando intuire tra le righe del loro colloquio, un’esistenza tenerissima e surreale.

Ma la domenica incombe – lo scarto atteso – e a poco a poco si delinea il progetto di un giorno non lavorativo condiviso: una passeggiata, un incontro, qualcosa insomma che serva a incrinare la loro emarginazione, che piova o meno. E’ l’apparizione di una donna – nei cui panni Cinzia Muscolino sprizza una dolente e lancinante simpatia – a capovolgere la noia della loro interminabile giornata. Una tipa stramba, lei – su cui si addensa forse l’ombra di un disagio esistenziale – un’esclusa probabilmente, una da cui “non voli nuddu nenti” – ma che poco a poco scioglie la diffidenza dei due attraverso minime e inaspettate tappe di avvicinamento: un caffè (rigorosamente raccolto dai fondi di tazzina dei bar della zona!), un bicchiere di vino, un pezzo di pane condiviso, una strampalata quanto irresistibile logica.  E’ lei che insegna ai due a vedere attraverso gli occhi della fantasia – al contrario di chi si ostina a guardare solo coi sensi e a non “vedere” niente – e in questo gioco meraviglioso – reso quasi diafano dal suono brillante e vellutato del dialetto messinese – sembra davvero, da quel balcone chiuso da altre case (un colle leopardiano post litteram) scorgere la linea dell’orizzonte del mare – da quel litorale messinese che è il luogo natale di Caspanello – lingue di terre lontane, di piazze e città in festa. Così quello spazio angusto diventa il luogo dell’immaginazione in cui tutto diventa possibile, in cui finalmente i tre possono affermare il piacere della sospensione e dell’indefinito – anche con un po’ di rossetto, un cappellino vintage e un vestitino a fiori: che importa se lacero e fuori moda? – consegnarsi alla bizza di mettere finalmente tutto il resto tra parentesi: di vivere insomma la bellezza dei compiti non svolti, di giocare il tempo infinito dell’illusione e della felicità.

TINO CASPANELLO (Pagliara – Messina, 1960) nel 1993 fonda la Compagnia Teatro Pubblico Incanto con cui allestisce e interpreta più di 30 spettacoli di autori quali Eduardo De Filippo, Jacopone da Todi, Shakespeare, Pirandello, Albee, Melville, Consolo, Wilcock; parallelamente, inizia la sua attività di drammaturgo. Scrive e mette in scena: Sira; Kiss; Mari (Premio speciale della Giuria – Premio Riccione Teatro 2003; è apparso su «Hystrio» n 2 – 2005; tradotto in francese da Frank e Bruno La Brasca, è stato pubblicato nel 2010 da Editions Espaces 34, presentato a Marsiglia, Lione, Tolosa e Strasburgo nell’ambito di “Parole in anteprima” a cura di Antonella Amirante e messo in scena a Parigi al Théâtre de l’Atelier con la regia di Jean-Luis Benoît; ha ricevuto la menzione “Coup de cœur” dei comitati di lettura del Théâtre du Rond Point – Paris, La Tête noire – Saran, Troisième Bureau – Grenoble; è stato inoltre prodotto dalle compagnie francesi La strada, La lune Blanche, L’instant avant l’aube, Krapo Roy; Mari è stato presentato anche in polacco al Border Festival di Cieszyn, giugno 2012 e al Festival d’Avignone dalla Compagnie La Lune Blanche, luglio 2016); Rosa (Primavera dei Teatri, Castrovillari, 2006); ‘Nta ll’aria (Primavera dei Teatri, Castrovillari, 2007; pubblicato in Senza Corpo – Voci dalla nuova scena italiana, minimum fax, 2009; è stato tradotto in francese da Julie Quénehen con il sostegno della Maison Antoine Vitez e pubblicato nel 2012 da Editions Espaces 34); Handscape (Blogtext Festival, Graz, Schauspielhaus, 2008); Malastrada (pubblicato in «Hystrio n. 4 – 2010; segnalato al Premio Tuttoteatro.com – Dante Cappelletti e premiato da Legambiente per l’impegno civile); Fragile(Teatri in Città, Caltagirone, 2009); Terre (CapoArte Festival, Ricadi, 2010); Interno (Sala Laudamo, Messina, 2011; tradotto in greco da Giorgia Karvounaki, è stato presentato ad Atene, al 2° Focus di Teatro contemporaneo, a cura dell’Institut Français d’Athènes,” aprile 2013); 1952 a Danilo Dolci (Primavera dei Teatri, Castrovillari, 2012); Quadri di una rivoluzione (Nuovo Teatro Sanità, Napoli, 2015); Niño (Zo, Catania, 2016); Blues (Palacultura Letojanni, 2017); Don’t cry Joe (Teatro dei 3 mestieri, Messina, 2018). Nel 2018 Tino Caspanello ha ricevuto il Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro per “Write, residenza di drammaturgia internazionale” realizzata in collaborazione con la Rete Latitudini.

Autore: Giuseppe Condorelli

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