Roma, Teatro di Porta Portese. 30 novembre, “Stefano Docimo: io mi ricordo”, incontro in memoria del poeta e critico, a cura di Marco Palladini

  

TEATRO DI PORTA PORTESE

Via Portuense, 102 – Roma

Tel. 06.5812395  –  teatroportaportese@gmail.com

Sabato 30 novembre 2019 – h. 17.30

STEFANO DOCIMO: IO MI RICORDO

Incontro in memoria del poeta e critico romano a 5 anni dalla morte

a cura di Marco Palladini

Partecipano:

Giuliana Adezio, Tonino Amendola, Alessandro Boldrini, Marco Buzzi Maresca, Maria Teresa Ciammaruconi, Simona Cigliana, Tiziana Colusso, Vitaldo Conte, Donato Di Stasi, Leonardo Docimo, Maria Teresa Docimo, Ornella Docimo, Pablo Docimo, Franco Falasca, Gianni Fontana, Alberto Giacchetti, Maria Jatosti, Iolanda La Carrubba, Desirée Massaroni, Francesco Paolo Memmo, Francesco Muzzioli, Giorgio Patrizi, Mario Quattrucci, Luca Succhiarelli

Con l’intervento del cantautore Amedeo Morrone

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Nato a Roma nel 1945, già adolescente, Stefano Docimo, complice anche l’amicizia e la frequentazione con Bruno Spirito, nipote del filosofo Ugo Spirito, inizia a vivere con estrema conflittualità la sua origine borghese. Grazie a tale conflittualità, agli inizi degli anni sessanta, al pari con il crescere del fermento intellettuale e politico di quel periodo, viene attratto della cosiddetta neoavanguardia letteraria del novecento che lo portò ad avvicinarsi al Gruppo 63. Questo consente lui di affacciarsi alla ribalta poetica come giovane autore e redattore sulle pagine della rivista Marcatré (1963-1969) dove pubblica, tra l’altro, l’opera Mixage Zero nell’ultimo numero della rivista.

Dal 1972 è stato socio della Società di Linguistica Italiana e, grazie anche all’amicizia con Valentino Zeichen inizia una serrata attività creativa che lo portò a partecipare a numerose letture e manifestazioni pubbliche di poesia e letteratura tra le quali La Tartaruga nel 1975 e al Laboratorio di poesia diretto da Elio Pagliarani nel 1977.
Stefano Docimo, Roma 1977

Tra il 1977 e il 1985 ha collaborato alle terze pagine di riviste di letteratura e linguistica e quotidiani nazionali, tra cui Paese Sera e L’Umanità di cui ha curato la terza pagina. Nel 1978 fonda con Benito Jacovitti Il Cantagallo, rivista di satira politica diretta da Umberto Giubilo.

Bisognerà, però, attendere il 1985 per la pubblicazione della sua prima opera “Ponti d’oro” (Roma, Il Ventaglio) che lo farà uscire da una zona di comodo dove, in qualche modo, egli si era rifugiato tanto per questioni personali, quanto per la propria ritrosia verso tutto ciò che una maggiore notorietà avrebbe potuto comportare. Seguirono altre due opere e fino alla fine del decennio è stato poi ideatore, promotore e organizzatore insieme ai suoi cari amici Franco Cavallo e Mario Lunetta, della rassegna Magazzini Generali di poesia presso l’omonima Associazione culturale a fondata a Roma da Armando Soldaini e riferimento romano per le avanguardie letterarie di quegli anni.

“Faccio scrittura  caparbiamente, ma l’avverbio non le rende giustizia, non si sovrappone, lasciando all’interpretazione proprio quel modo pressante, corporale, sottomettendolo così ad una intenzione più metafisica, leggera, mentale per l’appunto, alleggerendone l’hic et nunc prepositivo; quel povero corpo, quel suo stare e sostare, anche. E ancora, troppo mediatico: quel suo scivolare, seguendone il moto ondulatorio, verso l’invisibile, l’artefatto.”

Ne segue un periodo sabbatico nel quale si limiterà alla scrittura di contributi critici e da cui uscirà dedicandosi dai primi anni novanta fino alla sua morte al Sindacato Nazionale Scrittori (oggi Sezione Nazionale Scrittori della confederazione CGIL), di cui è stato anche Segretario Generale. Le sue linee politiche furono subito rivolte verso quelle nuove forme di espressione che richiedevano una rappresentatività di pari dignità rispetto a quella che egli riteneva essere la vulgata nazionale più retriva.

Nel settembre del 2015, in occasione della XXIII edizione del Premio Feronia-Città di Fiano in sua memoria, è stato aggiunto tra gli altri un “Premio speciale Stefano Docimo” aggiudicato a Marcello Teodonio per la curatela delle opere di Mauro Marè (Il Cubo, 2014).

 

Aggiornamento a cura di Luisa Mariani

Autore: Redazionale

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