L’ultimo ghigno è quello di “Cerdita”: il corto che ha vinto il Premio Goya 2019

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L’utimo ghigno è quello di “Cerdita”: il corto che ha vinto il Premio Goya 2019

@ Giuseppe Condorelli (25-10-2019)

La chiamano “Oink” per via del suo peso e delle sue candide rotondità. Lei, Sara, la “Cerdita” (“porcellino” in spagnolo) sembra assorbire ogni insulto. Forse è la sua stessa stazza a smorzarli e una specie di forza interiore che le permette comunque di andare avanti, di resistere: o almeno di sperare in una pausa dei suoi aguzzini-bulli. Cerdita” è il titolo del corto della regista Carlota Martinez-Pereda – una lunga esperienza nelle serie televisive – che dopo aver vinto il premio Forqué e dopo essere stato selezionato per partecipare ai prestigiosi festival di Clermont-Ferrand e di Guadalajara, ha scelto di concorrere al Goya 2019, vincendolo trionfalmente.

Un’estate torrida nella Spagna di alcuni decenni or sono, quando le vacanze erano più selvagge e non erano organizzate nei villaggi, la piscina pubblica di un parco, l’acqua non certo limpida, ma l’ideale per una come “Cerdita”: lontana dalle giovanili folle abbronzate ed unte che fanno mostra dei loro fisici. Ma le “amiche” sono feroci come possono esserlo le adolescenti, specie quelle che si sentono le più carine e si atteggiano a esseri superiori: l’hanno seguita, la vedono, la sfottono – “ehi, Piggy” – durante il suo bagno solitario. Un uomo osserva muto, senza intervenire.  Ai loro schiamazzi sfottenti si oppone il silenzio sinistro di quella presenza maschile che – non vista – aveva scaricato nella piscina un ragazzo: una breve sequenza ne inquadra il corpo senza vita incatenato sul fondo. Infine, in un crescendo di accanimento e di dileggio, le compagne rubano i vestiti a Sara che è costretta ad un angosciante ritorno a casa addosso solo il costume durante una giornata infuocata sulle strade secondarie e semi abbandonate dell’Estremadura. La macchina da presa non smette di seguire la protagonista che domina, per tutta la durata del cortometraggio, l’intero schermo. Sara è ovunque, il resto dei personaggio è un fastidioso ronzio lontano, quasi sfocato nella calura. Lungo il suo faticoso cammino, due ragazzi la sfottono e la fotografano accrescendo un disagio che si trasforma poco a poco in terrore. E’ sfuggendo lungo una trazzera che Sara nota la stessa macchina del signore della piscina. Lo scarto è costituito proprio da quest’uomo silenzioso – un assassino? un serial-killer? un maniaco? – e nel silenzio entrambi, lui e Sara, sembrano coincidere. Sarà lui a compiere una sorta di feroce compensazione alle vessazioni subite da Sara, alleato imprevisto ed imprevedibile in un finale ambiguo e orrendo, che non va svelato, ma che è possibile immaginare. Il corto di Carlota Pereda è un quasi-horror iperrealistico nel quale l’attrice protagonista, l’ottima Laura Galán, si muove in una sorta di trance fisica e mentale, immersa in un ambiente nudo e abbagliante ma feroce e implacabile come può essere la vendetta.

Regia: Carlota Pereda | Interpreti: Laura Galán, Paco Hidalgo, Elisabet Casanovas, Mireia Vilapuig | Spagna, 15’ |

Autore: Giuseppe Condorelli

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