Tano, vegliardo dagli occhiali rotondi e grandi mani. Roberto Strano incontra Tano D’Amico

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Proseguiamo – nell’occasione della sua mostra intitolata “Sicilians” in corso alla Galleria di Palazzo Merulana a Roma – la pubblicazione di alcune riflessioni di Roberto Strano contenute nel volume “Fotografi italiani nel mondo” (pressCart). Questa è dedicata a Tano D’Amico.

Tano, vegliardo dagli occhiali rotondi e grandi mani. Roberto Strano incontra Tano D’Amico

@ Roberto Strano

«Tano D’Amico, Tony Gentile e Roberto Strano, tre eccellenze della fotografia italiana e internazionale, saranno ospiti della dolceVita GALLERY per parlare di un tema importante e quanto mai attuale: il fotoreportage. L’incontro è previsto per il 4 maggio 2017, a partire dalle 19, e sarà moderato dal giornalista Gaetano Savatteri. Un’occasione unica per ascoltare le esperienze sul campo di questi tre professionisti, che con le loro foto hanno raccontato i momenti più significativi e drammatici degli ultimi decenni della storia italiana e mondiale. Testimoni diretti di eventi che hanno cambiato il corso della società, hanno spesso puntato il loro obiettivo sugli antagonisti, sugli ultimi, sui dimenticati. Oggi più che mai il mondo ha bisogno di grandi fotoreporter che restituiscano un’identità e un volto a chi lo ha smarrito o a chi è stato messo da parte dalla società. L’incontro sarà un’occasione unica per ascoltare le loro testimonianze e per conoscere i segreti di un mestiere che – più di ogni altro – richiede tecnica e coraggio».

Questo l’articolo sul giornale on-line di Roma “ROMATODAY”, che dedicava spazio alla forza comunicativa del fotoreportage. Al leggere queste parole, confesso che mi pervase un pizzico di vanità e di emozione. Tuttavia, stranamente, la cosa che mi emozionò di più, inorgogliendomi, non furono tanto gli elogi spesi in quell’articolo, quanto che a quell’evento fossero presenti contemporaneamente tre siciliani; anzi quattro, il moderatore era il volto ormai noto di Canale 5, il racalmutese Gaetano Savatteri! Quella serata la ricordo con immenso piacere, l’indomani avrei tenuto un workshop di tre giorni presso la dolceVitaGALLERY, una bellissima e stimolante realtà creativa, dove grandi fotografi del gruppo della Dolce Vita avevano documentato tutto un periodo culturalmente importante per la storia del cinema italiano e per la fotografia. Fu alla fine degli anni Cinquanta che il grande regista Federico Fellini e lo scrittore Pier Paolo Pasolini, girovagando una sera per Roma all’interno di una Fiat 500 bianca, mentre si giravano le scene di un film, si imbatterono in un gruppo di giovani fotografi. Prontamente Fellini domandò loro: «Voi che sapete fare? I fotografi!». Uno di loro rispose: «I paparazzi!». Fellini a un certo punto chiese, indicando il più giovane: «E lui? Anche lui paparazzo?». Risposero: «Si, lui è il più giovane, quindi il paparazzetto!!!». Fellini utilizzò quel termine gergale nel suo film “La Dolce Vita”, ecco come pare sia nato il neologismo con cui si indicarono i fotografi d’assalto dei vip, che ci lasciarono tra le pagine più belle della fotografia glamour di quegli anni. E questo perché i personaggi da loro ritratti erano dei veri divi e come tale si comportavano. Fellini per creare un alone di iconicità attorno a questi fotografi, si ispirò molto ai racconti di Tazio Secchiaroli, di Carlo Riccardi, Matteo Ridolfi e Marcello Geppetti, tutti grandi fotografi del Novecento. Ripensando a tutto questo mi sentivo ancora più emozionato. Sì, quella sera mi trovavo proprio nella dolceVitaGALLERY, gestita da Marco Geppetti, figlio del grande Marcello Geppetti. La sala era stracolma, si respirava un’aria di grande festa, di vera fotografia. La cosa più straordinaria era che molti di quei protagonisti fotografi della Dolce Vita erano tra gli spettatori. Tra i tanti c’era anche Vittorio La Verde, Gilberto Petrucci detto il paparazzetto! Alla fine della serata, anche fuori dalla galleria, continuammo soddisfatti a parlare ancora di fotografia, animati dalla grande passione che ci accomuna e dalle nostre idee. Tano D’amico non lesinò di rivelare il suo forte carattere e in una frazione di secondo si infuocò, gesticolando e facendo anche qualche battuta perfino su Henri Cartier Bresson. Tano asseriva, vantandosene, di non appartenere alla scuola bressoniana! E a ben riflettere, capisco il perché! La sua fotografia si prefigge di raccontare la bellezza e la dignità dell’uomo, ma con la piena consapevolezza di appartenere a una storia collettiva, all’interno della quale ci si realizza nell’essere alterità a un sistema votato a produrre marginalità e povertà come contraltari di pochi ricchi e potenti. Non a caso con le sue foto ha spesso scelto di dare voce agli esclusi, ai senza parola; e lo ha fatto in modo poeticamente graffiante. Quasi come un Verga della fotografia, lasciando che i personaggi si raccontassero da sé attraverso quel magico dialogo tra foto e osservatore che rende questo mestiere unico, perché sempre aperto a un incontro con l’altro, occasione che non si può imbrigliare dentro nessuna regola. E Tano ha sempre professato questa fede ma, contrariamente a Verga, spesso animato dalla speranza che un riscatto sia possibile per i “vinti” che mai cesseranno di esistere. Alla fine ci salutammo tutti con tanto affetto, con Tano feci un po’ di strada a piedi, ci abbracciammo calorosamente e mi disse: “A presto mio giovane fratello e bravo collega!”. Avremmo voluto rivederci l’indomani a pranzo, ma non riuscimmo a farlo, lui per i suoi impegni io per le mie lezioni. Chi lo conosce, sa già che Tano è un uomo generoso, impegnato politicamente, lottatore di sani principi. Ho avuto la possibilità di essere al suo fianco in alcune manifestazioni e ho visto con i miei occhi il modo in cui distribuiva buste di confezioni di cioccolata ad alcuni bisognosi. Tano, come un saggio vegliardo dagli occhiali rotondi e grandi mani.

Tano D’Amico (Lipari, 29 luglio 1942) è un fotografo italiano. Giornalista professionista e fotoreprter, siciliano di nascita e romano di adozione, collabora con il manifesto e la Repubblica. Ha realizzato reportage su carceri, manicomi, rom, e ha documentato le manifestazioni di piazza a partire dagli anni Sessanta. Il 31 Marzo 2017 ha inaugurato una mostra tematica su di lui, presso la Torre del Castello dei Vescovi di Luni a Castelnuovo Magra (SP), dal titolo “La lotta delle donne”, per illustrare le battaglie femminili dagli anni 70 ad oggi, per dimostrare come niente sia cambiato. Parlando del colore, motiva la sua scelta di fotografie in bianco e nero, spiegando che il colore ha bisogno di trasformazioni e cambiamenti, adeguamenti tecnici necessari per supportarlo.

Autore: Roberto Strano

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