Prima il cognome. ‘Sulla mia pelle’ di Alessio Cremonini

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Esattamente a dieci anni dall’assassinio di Stefano Cucchi pubblichiamo la recensione a firma di Lucrezia Ceglie, diciannovenne siciliana di Misterbianco (CT) che si è classificata al terzo posto nel concorso promosso da CINEMAZERO, Fondazione Pordenonelegge.it – Festa del libro con gli autori, il Sindacato Nazionale Critici cinematografici Italiani, Cinecriticaweb Sncci, in collaborazione con Mymovis.it, Udine FAR EAST FILM festival e Minima&moralia, e con il sosegno di @FriulAdriaCrèdit Agricol.

 

Prima il cognome. ‘Sulla mia pelle’ di Alessio Cremonini

@ Lucrezia Ceglie (21-10-2019)

Alessandro Borghi

Nell’omertà e sotto il peso dei tabù ma sempre secondo “le regole” si consuma la Passione di Stefano, anzi, di Cucchi Stefano. Prima il cognome come negli atti ufficiali, negli interrogatori, nella burocrazia, come lo sentiamo ripetere durante tutto il film in modo martellante, perché il suo nome deve martellarci la coscienza. La passione di Stefano dall’arresto da parte dei “soldati” romani al giudizio dei Farisei fino alla morte lenta e violenta e dalla morte alla non resurrezione. La sua passione tra caserme, ospedali, interrogatori, richieste di certificati medici da parte delle autorità per lavarsi le mani, fino al decesso notificato alla famiglia dal certificato di autopsia. È il martirio dell’uomo moderno, dei nostri giorni, che si svolge negli uffici, tra le scartoffie da compilare, nelle carceri, strumenti della magistratura e della giustizia ma luoghi in cui il potere, l’abuso di potere distorce l’idea di giustizia nell’idea di “giustiziere”, di boia, in cui la pena ha come mira il “male” compiuto non il bene futuro; martirio che si svolge tra le millesime componenti di uno Stato che deve creare una realtà coerente con se stesso, in un sistema di regole che vengono dette “a pezzettini” come afferma la madre di Stefano/Milva Marigliano quando prova ad incontrare il figlio nei giorni prefissati dalla legge, come le regole dettano. Regole che devono essere rispettate ma che non rispettano, regole assolute ma ambiguamente rigide e duttili allo stesso tempo che rischiano di atrofizzare la nostra capacità di provare indignazione se a queste ci si appella per non sporcarsi le mani, per vedere solo ciò che fa comodo vedere. Questo film mostra la verità effettuale, la nuda verità, nuda come la pelle che non mente a differenza degli uomini. Alessandro Borghi ha dato il suo corpo a Stefano Cucchi, gli ha dato voce, anzi, ha fatto da eco alla voce sottile di Stefano affinché tutti riflettessero e sapessero. Il regista Alessio Cremonini non punisce né assolve ma racconta con onestà intellettuale e non rende noi spettatori testimoni ideali del pestaggio ma sceglie di dissimularlo negli sguardi minacciosi dei carabinieri, nello sguardo del potere che squadra dall’alto, che si accanisce, che è violenza. “Sulla mia pelle” ci invita a sforzarci di riflettere da soli su coloro “per i quali – come scriveva Simone Weil – la sventura entrata nella loro carne è la sventura del mondo stesso nella loro epoca”.

Autore: Lucrezia Ceglie

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