Doctor Sleep, ovvero il sonno

,   

Doctor Sleep, ovvero il sonno

@ Pierluigi Pedretti (04-11-2019)

In editoria il genere “young-adult” tratta di quei romanzi che si rivolgono ad un pubblico indistinto di giovanissimi e di adulti in preda alla sindrome di Peter Pan. Nel cinema potremmo individuarlo in quei film che si indirizzano a un’utenza abituata da anni alle serie tv adolescenziali in cui tutto è spiegato fin nei minimi dettagli come se si trattasse di un pubblico di decerebrati. Se a questo aggiungiamo che “tradurre” un film da un romanzo di un autore famoso come Stephen King non è certo sempre garanzia di successo se non lo si “tradisce”,  abbiamo il risultato di Doctor Sleep. Il regista Mike Flanagan, che lo ha anche sceneggiato, già si era cimentato con un altro romanzo dello scrittore americano, Il gioco di Gerald, con risultati migliori. Le riduzioni cinematografiche di un testo narrativo sono sempre pericolose per la loro ambiguità visiva e semantica. Lo sapeva bene Stanley Kubrick che nel portare sul grande schermo Shining di King operò un giusto “tradimento”, girando un film horror così innovativo e personale che infatti piacque poco allo scrittore del Maine. Con Doctor Sleep il regista aveva tra le mani il sequel su Danny Torrance, il bambino della “luccicanza”, e ne ha tirato fuori un filmicchio adatto – absit iniuria verbis – alla generazione Netflix. E non è solo questione del confronto con Kubrick o che nel film del regista inglese recitavano attori del calibro di Jack Nicholson, Shelley Duvall o Danny Lloyd (e qui Ewan McGregor, Rebecca Ferguson, Carl Lumbly e Alex Essoe), perché la storia del cinema di genere è fitta di film straordinari girati con poche ma buone idee. Non è necessario, insomma, il grande nome per fare un grande film. Non c’è autore più saccheggiato dalla recente industria cinematografica di King. Forse solo Philip K. Dick lo può in qualche modo eguagliare. Da Misery non deve morire a It, per citare i casi più famosi, sono tanti i film tratti da opere kinghiane per il piccolo e grande schermo, eppure questo Doctor Sleep crediamo sia uno dei peggiori. La trama ricalca nelle linee generali il libro, che già non era un capolavoro: il ritorno da adulto del bambino di Shining, ora alcolizzato, che deve ridare un senso alla propria vita. Morta la madre quando aveva vent’anni, ha imparato a convivere con il suo dono magico. Grazie alla guida di Dick Hallorann, cuoco del famigerato Overlook – anche lui “luccicante” – può imprigionare nella sua mente i vecchi ospiti dell’hotel. Tuttavia il peso è stato tanto e Dan, trascorsi diversi anni, si è trasferito in una cittadina di provincia dove ha trovato sostegno in Bill che gli ha trovato un lavoro e lo aiuta a disintossicarsi. Intanto i membri del misterioso “Vero Nodo”, una sorta di “vampiri” della luccicanza, guidati da una donna, Rose Cilindro (per via del cappello che porta sempre in testa), stanno cacciando i bambini “luccicanti” per prolungare la loro vita. Abra, una ragazzina molto dotata, è sotto la loro attenzione, per questo chiede l’aiuto di Dan, che diventa infine il suo mentore. Ci saranno morte e distruzione da ambo le parti prima del “fiammeggiante” finale che si svolge nello stesso luogo dove tutto era iniziato molti anni prima: l’Overlook Hotel. Che dire? Il risultato è un film complessivamente poco dinamico, che non spaventa (negazione di qualsiasi buon horror), prevedibile negli sviluppi, senza suspense, in cui la lotta tra Bene e Male è rappresentata in un mix confuso di generi (fantasy, supereroistico e horror), con i personaggi che si muovono con poco spessore psicologico. Insomma maschere tagliate con l’accetta, che rendono difficile quella sospensione dell’incredulità, che rende affascinante qualsiasi tipo di narrazione.

Autore: Pierluigi Pedretti

Condividi