Antoine d’Agata a lume di candela. Il ricordo di Roberto Strano

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Per gentile concessione pubblichiamo ancora un testo di Roberto Strano inserito nel suo volume “Fotografi siciliani sparsi per il mondo” (PostCart). E’ il ricordo dell’incontro con il fotografo Antoine d’Agata. Gli scatti del volume di Roberto Strano sono esposti in“Sicilian”la mostra in corso a Roma al Museo Palazzo Merulana.

Antoine d’Agata a lume di candela. Il ricordo di Roberto Strano

@ Roberto Strano

La fotografia, racconta istanti di vita, incontri, amori, gioie e dolori e se sono buone fotografie, raccontano di noi stessi. Era fine Giugno del 2016, ero partito in aereo per Firenze,per tenere un Workshop di reportage a Siena. Normalmente i workshop mi stancano molto, cerco di dare il più possibile ai miei allievi, facendo anche molte ore di lezione. Lavoravo già da moltissimi anni su un progetto che raccontava i fotografi di origine siciliana nel mondo e i miei incontri con loro. Avevo in programma che non appena avessi finito il workshop, immediatamente sarei partito in macchina da Siena per Marsiglia, dove mi attendeva Franco Zecchin, per poi ripartire verso Arles. Qui l’indomani mi avrebbe aspettato il mio caro amico Scianna per festeggiare insieme il suo compleanno, stare un po’ insieme e fare anche dei ritratti di Antoine d’Agata, fotografo della Magnum di origine siciliana da parte di entrambi i genitori. Così, finito il workshop, la sera del 2 Luglio partii da Siena per Marsiglia, insieme all’amico e giovane collega stampatore Samuele Mancini che, intanto aveva deciso di accompagnarmi. Ero davvero stanco, ci alternammo tutta la notte alla guida, alle prime luci dell’alba arrivammo a Marsiglia. Quando fummo a destinazione e sul citofono lessi “Zecchin”, un’emozione mi rapì, perché per un fotografo della mia età, Franco e Letizia Battaglia rappresentano ancora un grande punto di riferimento. Non rispose nessuno. Nel frattempo sopraggiunse una telefonata di Franco, che si scusava per un problema improvviso, dicendomi che mi avrebbe raggiunto nel primo pomeriggio. Franco si presentò con un cappello a falde, stentai a riconoscerlo.

Dopo un grande abbraccio, andammo a prendere suo figlio a scuola; naturalmente durante il tragitto feci qualche scatto. Tornati a casa, Franco gentilmente ci preparò un caffè, il tempo di qualche ritratto e partimmo per Arles; ricordo un traffico interminabile e un caldo infernale. Arrivati in albergo ad Arles alle otto di sera, una volta entrati in camera e posate le valigie, chiamai al telefono Antoine, così da programmare le foto per l’indomani. Antoine mi disse che aveva avuto un contrattempo e che le foto le avremmo dovuto fare la stessa sera, alle 22.00. Il tempo di preparare la mia Leica m6 con un 35 mm e una leica minilux con un 40 mm e partii, sfinito, ma felice di incontrare Antoine. Non avevo mai incontrato ne tanto meno fotografato Antoine, lo avevo solo visto sul monitor del computer di Ferdinando Scianna a Milano, dove una sera, parlando di Antoine, mi mostrò un suo ritratto, fattogli a Parigi tanti anni prima presso la Magnum. Antoine mi diede appuntamento in una via di Arles, venne con me anche il mio amico Samuele. Arrivò puntuale e fu subito cordiale. Ci riconoscemmo d’istinto, e non parlo solo dell’aspetto fisico, ma anche del naturale bisogno di confrontarci.Camminando, infatti, ci raccontammo alcune delle nostre esperienze lavorative tra cui quelle fatte entrambi in Brasile per tutto il tragitto che conduceva a casa sua. Qui, già all’ingresso di un corridoio molto stretto e buio, Antoine mi chiese se avessi con me il flash; risposi di no. Lui mi anticipò che a casa sua c’era pochissima luce; con molta calma gli risposi che qualcosa ci saremmo inventati. Entrando vidi una candela, il tempo di guardarmi attorno, e poi feci velocemente qualche scatto con entrambe le macchine, sfruttando proprio la luce della candela. Eravamo tutti e tre in silenzio, io ero molto concentrato e dopo qualche scatto dissi ad Antoine che ero soddisfatto. Lui, persona generosa e di grande esperienza, mi chiese se fossi sicuro del lavoro che avevo svolto e che se fosse stato necessario fare qualche altro scatto. Con un pizzico di presunzione risposi: “No.Va bene così. Grazie!” La fotografia si costruisce soprattutto con la mente, e io riuscivo già a vederla, a sentirla. Pertanto ero convinto che sarebbe stato inutile continuare a fare altri scatti. Antoine fu gentile e disponibilissimo finchè poté; poi con rammarico ci congedò perché doveva completare un video per l’indomani. Ci salutammo affettuosamente e mi disse che l’indomani pomeriggio, molto probabilmente, sarebbe passato a salutare Ferdinando alla sua mostra. Ero stremato ma felice, convinto di essere riuscito a portare a casa qualche buona foto di Antoine.

Arles, Luglio 2016

Antoine d’Agata (Marsiglia, 19 novembre 1961) è un fotografo francese. Nasce da genitori siciliani. La famiglia paterna esercita il mestiere di macellai, quella materna di pescivendoli. Dall’età di 17 anni Antoine d’Agata si interessa ai movimenti punk e anarchici marsigliesi. Poco dopo inizia a frequentare case di tolleranza e a drogarsi regolarmente. Nel 1981 perde l’uso dell’occhio sinistro dopo essere stato colpito da una granata lacrimogena della polizia, nel corso di scontri con membri del movimento neofascista PFN. Nel 1983 lascia la Francia e inizia a viaggiare. Nel 1990 a New York studia fotografia presso l’International Center of Photography, dove frequenta i corsi di Larry Clark e di Nan Goldin. In seguito lavora come reporter e alla divisione editoriale di Magnum Photos. Tornato in Francia nel 1993, d’Agata decide di interrompere la sua attività di fotografo per quattro anni. Nel 1998 pubblica le sue prime opere “De Mala Muerte” e “Mala Noche” e, un anno dopo, Galerie Vu comincia a distribuire le sue fotografie. Nel 2001 pubblica Hometown e vince il premio Niépce per i giovani fotografi. Continua a pubblicare con regolarità: nel 2003 Vortex e Insomnia accompagnano la sua mostra “1001 Nuits”. Nel 2004 pubblica Stigma e nel 2005 Manifeste. Nel 2004 entra nell’agenzia Magnum Photos e realizza il suo primo film, un cortometraggio intitolato Le Ventre du Monde (il ventre del mondo); nel 2006 gira in Giappone il lungometraggio Aka Ana. Nel 2008 Aka Ana vince il grand prix al festival cinematografico internazionale Entrevues di Belfort. Opere di d’Agata sono esposte al festival Rencontres d’Arles nel 2009, nell’ambito della mostra “Ça me touche” che raggruppa artisti invitati da Nan Goldin. Nel 2013 è responsabile del progetto “Marsiglia vista da 1000 fotografi di tutto il mondo” presso la biblioteca dipartimentale di Bouches-du-Rhône. Da molti anni lavora presso studi, impartisce corsi di fotografia e partecipa a iniziative in tutto il mondo. Non ha un luogo di residenza fisso. Antoine d’Agata è padre di quattro figlie nate tra il 1994 e il 2007 (fonte: Wikipedia).

Autore: Roberto Strano

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