La Sicilia del miracolo economico: ed è subito truffa

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La Sicilia del miracolo economico: ed è subito truffa

@ Anna Di Mauro (06-11-2019)

Renato Guttuso, Fichi d’India

Catania – Nata da un caso di cronaca, a “Gli industriali del Ficodindia” commedia brillante di Massimo Simili, l’onorevole compito di aprire il cartellone della stagione al Teatro Brancati. Con lo stile sardonico che lo contraddistingue, il sempre godibile Tuccio Musumeci, icona del teatro di tradizione, qui veste i panni di un povero ragioniere, un Travet marca Trinacria, stritolato dalle spire della classe dei padroni, incarnata da Ferdinando Muscarà e dal nipote Ferdinando II, nella Sicilia del miracolo economico degli anni ‘60.

Delatore di costumi in garbate satire sociali, Simili affidava a un articolo dal sapido titolo ”Il miracolo economico del Cavaliere Muscarà” le sue frecce infiocchettate, ispirandosi a una vera truffa di un “industriale siciliano” che era riuscito a farsi finanziare dalla Regione un progetto per ottenere dalla spremitura dei pistacchi un potente collante, marca Sicilia. Elaborato ulteriormente l’articolo ne venne fuori un libro e quindi un’opera teatrale, dove il prodotto millantato è diventato un tessuto ricavato dal mitico ficodindia. La storia economica è stata quindi ampliata, arricchita e intrecciata alle avventure sentimentali del giovane Ferdinando, cui ha dato vita con equilibrato cinismo Luca Fiorino, sostenuto da Shannon, un complice americano, la cui verve dobbiamo al simpatico Claudio Musumeci. Ferdinando II nella sua escalation al potere economico entra in conflitto aperto con l’anziano perbenista, ma non per bene, zio Ferdinando I, ben orchestrato da Sebastiano Tringali, la cui “casiera”, leggasi cameriera, dell’esilarante Margherita Mignemi, baluardo delle classi popolari alla riscossa, pretende il risarcimento danni della figlia, la vivace e civettuola Sisina di Lorenza Denaro, caduta nelle reti del nipote truffaldino, involatosi dopo avere intascato il malloppo, sottratto con l’inganno alla Regione, suscitandone le ire nella persona del serioso e altezzoso avvocato di Santo Santonocito.

L’imbroglio si scioglierà con la maliziosa strategia dell’anziano Ferdinando, in un finale agro-amaro che non lascia dubbi sulla natura dei “gattopardi” degli anni ’60.

Regia dai ritmi pacati, cast ben distribuito, scenografia accurata per questo pamphlet che stuzzica un momento di riflessione sul malcostume, ma anche sulla “fantasia” con cui la truffa viene condotta dagli ingegnosi industriali del Sud, imbroglioni ad arte, al di là del giudizio etico. Risatine amare su una Sicilia che qui veste i panni della burla di boccaccesca memoria, senza imboccarne l’umore, sostituito da cammei divertenti, come il finto turco di Enrico Manna, e da battute umoristiche sparse qua e là, come il sale su una vivanda, dall’intramontabile Tuccio Musumeci, che avvolge il suo personaggio in un mix di malinconica allegria che ci riporta a certe atmosfere del grande Charlot.

 

GLI INDUSTRIALI DEL FICODINDIA

di Massimo Simili

Regia Giuseppe Romani

Scene e costumi   Giuseppe Andolfo

Luci Antonio Licciardello

Con Sebastiano Tringali, Luca Fiorino, Tuccio Musumeci, Margherita Mignemi, Lorenza Denaro, Claudio Musumeci, Enrico Manna, Santo Santonocito

Produzione Teatro Della Città

Al Teatro Brancati di Catania fino al 10 Novembre

 

Autore: Anna Di Mauro

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